Femminicidio: “È tardi”, una storia vera raccontata da Marilia Reffi

Man's clenched fist opposite woman's hand holding heartMan's clenched fist opposite woman's hand holding heart

RIMINI – È tardi, sono stanca dopo otto ore alla cassa e sono carica come un mulo anche questa sera. Le chiavi oddio dove ho messo le chiavi. Devo appoggiare i sacchetti della spesa e posare il bambino in terra per riuscire ad arrivare in fondo a quella borsa sformata che ho. Eccole. Non  riesco mai ad indovinare quella giusta al primo tentativo. Oddio è tardi. Le provo, mi tremano le mani. Riprovo ed entro. È tardi e io sono stanca dappertutto. Metto il bambino nel seggiolone e appendo il cappotto all’attaccapanni nell’ingresso. Mi fiondo in cucina, perché è tardi e non mi devo ricordare che sono stanca. Acqua sul fuoco, soffritto per il sugo e le verdure a bagno. Tutto di corsa. Oddio è tardi. Il bambino piange. Intanto apparecchio. Se arriva a casa che non vede apparecchiato sono dolori. Prendo il bambino, lo cambio. Oddio è tardi, devo sbrigarmi. Devo ancora rifare il letto. Sono uscita che ancora dormiva.

Tanto che ha da fare ora? Senza più lavoro. Dorme. Dorme e beve. E torna a casa inferocito. Oddio è tardi. Le lenzuola sarebbero da cambiare e la camera è impestata di fumo. Apro le finestre, sento bussare con forza. Oddio è arrivato. Il bambino piange spaventato dal rumore e dalla voce di lui che grida di aprire in fretta. Corro. Un respiro profondo prima di aprire e un pensiero: speriamo. Lui ha occhi rossi e alito pieno di alcol.

Camicia slacciata ed è di pessimo umore. Dove cazzo eri? Ho fame. Ecco È tardi. Lancia uno sguardo verso la tavola. Ancora nulla nei piatti. Allora inizia il rosario di insulti. Sei una cretina, deficiente, stupida, vagabonda. Dove cazzo è il mangiare. Sai che torno a casa alle 8 e voglio mettere i piedi sotto alla tavola subito. Io non rispondo, mi impongo di non rispondere. Se lo faccio è finita. Dico solo è pronto tra 5 minuti. Basta questo perché la sua mano si scagli come una frusta sulla mia guancia. Muoviti cretina. Vado verso la cucina. Arriva. Si è di cattivo umore. Accende la Tv e inizia a inveire contro l’arbitro che ha dato un rigore all’altra squadra. Ci mancava pure la partita adesso. Se perde si incazza ancora di più.

E mentre salgono gli improperi per l’arbitro, sale anche il rancore da scaricare. Ma quando cazzo è pronto? Intanto il bambino piange, si è spaventato. Lo prendo in braccio. Non dovevo farlo. Lui dice: mettilo giù e cucina che c’ho fame, troia. E Allora piglio il bambino per portarlo in camera, perché non voglio veda tutto quello che succede. Perché lo so cosa succede. Più o meno violento, più o meno crudele, ma è sempre la stessa storia quando rientra di cattivo umore. Corro a buttare la pasta. E lui è ancora davanti alla tv sempre più cianotico. Si versa il vino, poi mi guarda e dice: come cazzo ho fatto a sposarti, guarda come sei sfigata. Quanto manca? E io so solo dire ad alta voce. Arriva! Ecco. L’ho rifatto. Oddiomio l’ho rifatto. Ho risposto male. Lui si alza. Mi si mette davanti, e io so che ora vorrà inondarmi della sua impotenza repressa, della sua frustrazione nascosta, della sua rabbia compressa, della sua debolezza segreta. Abbasso la testa. Lui  mi prende per i capelli. Mi scuote. Poi con l’altra mano inizia a riempirmi di manrovesci brutali. Appena mi molla scappo. Ho paura. Corro in camera. Il bambino piange. Sente le urla e sente la fame. I vicini no. Le urla non le sentono mai.

Ma mi guardano di nascosto con pena mista a sospetto quando passo. Lui mi insegue gridando. Dove credi di scappare cretina? Mi raggiunge. Arriva con tutta la furia del mondo. Io indietreggio. Mi prende ancora per i capelli. In mano ha una bottiglia vuota. Io supplico. Inizia a colpirmi, dalla bocca inizia a uscirmi sangue, un occhio si gonfia, uno zigomo scricchiola dolorosamente. Una raffica di colpi dappertutto mi fa piegare. Cerco di ripararmi con le mani ma la cosa lo fa imbestialire ancora di più. Il bambino si spolmona. Mi sbatte in qua e in là come fossi una bambola di pezza: io indietreggio. Allora arriva la carica finale. Si avventa con tutto il corpo contro di me. Io indietreggio.

Ho dimenticato aperta la finestra. Io indietreggio. Per fortuna, sennò avrei anche rotto i vetri precipitando dal quarto piano: si sarebbe infuriato ancora di più. E’ tardi.

Solo nel 2012, secondo l’indagine svolta dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna i femmicidi in Italia sono stati 124, i tentati omicidi di donne 47. Il 70% circa delle donne è stata uccisa da uomini con cui le donne avevano o avevano avuto una relazione sentimentale (mariti, compagni, ex mariti, ex compagni etc.); la maggior parte degli omicidi vengono compiuti nella casa delle coppia, della vittime o dell’autore, circa 80% delle donne sono italiane, come anche gli autori sono italiani; la maggior parte di loro vive nelle Regioni del Nord.

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