Sabrina Di Giacomo, l’artista “anarchica”

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MISANO ADRIATICO – Quando l’anima e il corpo comunicano, nascono le armonie di colori di Sabrina Di Giacomo. 

I suoi quadri sono tele parlanti, raccontano di un mondo fatto di contemplazione, riflessione e amore per l’universo.

In particolare, nascoste tra le pieghe della vivacità dei colori, vi sono le donne, le milioni di donne che popolano la vita dell’artista e non solo; le milioni di donne comuni che rendono grande l’esistenza.

Immergersi nella magia cromatica dei suoli dipinti, vuole dire nutrirsi di bellezza.  Lei, l’artista Di Giacomo, naturalizzata misanese, è: bella, contesissima, dotata di una purezza d’animo che lascia spiazzati, lei dal carattere indomabile è sempre alla ricerca di nuove sfide e proprio questa sua determinazione l’ha portata all’Ambasciata irachena, per il ”Festival dell’Arte”, per il dialogo tra i popoli e le religioni.

“L’incontro con gli artisti iracheni è stato importante – dice Sabrina – perché ha rappresentato una sorta di ritorno ad una vita passata. Infatti nelle mie creazioni c’è un costante richiamo al Medio Oriente, naturalmente un richiamo inconsapevole che emerge ogni volta che mi accingo a creare un disegno astratto. Grazie a questa partecipazione ho conosciuto l’arte calligrafica, che prevede l’inserimento di caratteri di scrittura araba nei disegni. Esperienza importante anche dal punto di vista umano, perché l’Iraq sta vivendo un momento difficile e molti degli artisti presenti al Festival erano rifugiati politici. Partecipare alla manifestazione è stata un’occasione per lanciare un forte messaggio di pace attraverso l’arte”.

Vincitrice del Premio della Critica assegnato alle suo opere ”Pensando alla primavera” e ”Contaminazione”, assegnatole nel 2008 a Treviso, durante il concorso indetto da Trevisi Accademie, Sabrina Di Giacomo, continua la sua scalata e nello stesso anno vince il terzo premio all’edizione del Medit Summer Fashion, un concorso per giovani stilisti dal tema ”La moda attraverso la pittura”.

E’ il 2007 quando  una giovane Sabrina Di Giacomo, si distingue per il talento e per la caparbietà del suo carattere,  conquistando artisticamente l’interesse del professor Franco Fanizza, docente ordinario di Estetica all’Università di Bari.

“E’ stato il primo ad acquistare un mio quadro e a  invogliarmi ad esporre i miei lavori. All’inizio mi sono divertita a giocare con la mia figura trasformandomi in un fumetto creando 6 tele alte circa 120 cm e larghe 30 cm, intitolate “Sirene”. Sono sei donne che fluttuano su una scia di colore, tre di loro non hanno il volto perché rappresentano l’anima femminile.

Lo stesso anno ho esordito alla Biennale dei giovani artisti a Genova, una città molto importante per la mia formazione artistica perché attraverso l’associazione Satura Gallery ho potuto fare conoscere la mia arte.”
Quando hai capito che la ”passione” poteva trasformarsi in un lavoro vero e proprio?

”Fin da bambina amavo disegnare ed esprimermi attraverso i colori, ma stranamente, dopo aver disegnato strappavo i miei disegni o li regalavo a qualche amico/a di scuola. Non ho mai voluto frequentare un corso di pittura preferendo esercitarmi da autodidatta sperimentando e creando tecniche nuove che escono dai canoni classici e che non vengono facilmente accettate all’Accademia. Per questo mi piace definirmi un’anarchica della pittura”.

Ti senti un’imprenditrice? E cosa vuole dire essere donna-artista?

”È difficile che un’artista si possa sentire un’imprenditrice poiché la creatività è un moto spontaneo che sgorga dalla nostra vita, molto spesso senza alcun preavviso. Ci sono notti in cui non riesco a dormire e mi sveglio con un’irrefrenabile istinto creativo e ci sono periodi in cui sembra che questa forza si sia placata. Non è facile conciliare le due cose e molto spesso risulta impossibile. Credo che l’artista sia una creatura senza sesso e senza genere, semplicemente un tramite utilizzato dall’universo per manifestarsi all’umanità!”.
Nelle sue opere c’è tutto il fascino della mediterraneità, il fascino di una donna del sud d’Italia, precisamente Bari, che con determinazione ha lottato contro un destino che la voleva impiegata ed il desiderio, il suo, che la vedeva dipingere il mondo, quello fuori e dentro di noi.

I colori preferiti sono quelli primari: ”Mi piace usare molto colore e non amo le sfumature. Adoro utilizzare alcuni materiali naturali come il sale grosso che mescolo con il colore e attacco alla tela usando le mani. Inoltre utilizzo molto glitter che ripropongo anche sui tessuti per dare alle tele un effetto scintillante”.