Lorella Fantini, “Adesso vi racconto un po’ del mio mare”

Ragione e passione sono timone
e vela della nostra anima navigante.

(Kahlil Gibran) –

di Marco Valeriani

Il Porto Turistico – siamo a Cervia, novembre – è ancora semideserto. Le barche sembrano teneramente assopite. Qualcuna addirittura addormentata sotto coperte di un bel colore azzurro. L’incontro con Lorella Fantini, anima commerciale del Porto Turistico (in gestione alla Servimar Srl – Cantiere Nautico) è di quelli che ti fanno capire quanto il mare scorra nelle sue vene. Una linfa vitale, spumeggiante proprio come lei.

Lorella Fantini

Lorella Fantini

“Buongiorno, ben arrivato”. L’appuntamento è stato deciso quasi all’ultimo secondo. Eppure l’invito viene accolto con grande simpatia e gentilezza.

“Senza il mare non potrei mai stare – spiega, continuando a spostare i lunghi capelli neri scesi su un lato del viso -. La mia vita è qui. Il mio lavoro e i miei obiettivi ora sono qui”.

Come darle torto, del resto. Non ha l’aria del capo burbero e nodoso. Tutt’altro. Ha la solarità tipica dei romagnoli. Pardon, dei cervesi. Uomini e donne abituati a prendere il largo. A confrontarsi con le sfide. A non indietreggiare mai.

“Cosa voglio da grande? Proprio non lo so. Ho un lontano passato da commercialista; ma gli ultimi 20 anni sul mare nel Cantiere Nautico e attualmente al Porto Turistico. Ora, insieme ai due soci, ci preoccupiamo di far funzionare questa ‘macchina’ a pieno regime in attesa del futuro”.

Duecento e passa posti da affittare. Una darsena che mira a consolidare la propria clientela e rappresentare punto fermo sulle rotte dell’Adriatico. Un pontile di transito – ci siamo fatti spiegare due volte a cosa serve – al quale attraccano natanti di passaggio, diretti altrove, oppure destinato ad accogliere quanti si concedono una breve sosta all’ombra del Magazzino del Sale.

Il telefono non squilla. C’è calma.

Cosa fa, in parole povere, una società di gestione del Porto Turistico? “Chi viene in vacanza da noi, vuole stare bene. È come se scegliesse un hotel di lusso dove potersi rilassare. Risolviamo i piccoli problemi cercando di fornire tutti i servizi: le stanze o le suite dell’hotel sono i posti ormeggio per le loro imbarcazioni”.

Tutti autentici gioielli. E che gioielli! Ne puntiamo uno da lontano, al di là della vetrata e nascosto sotto la protezione cerata: vale qualcosina come 1 milione di euro. Spicciolo più, spicciolo meno.

“Richieste particolari? No, niente di strano”. Nemmeno una? “No, possiamo definire sempre tutto nella normalità”. I modelli lussuosi, quelli a motore per intenderci, sono un prestigio perlopiù da ‘forestieri’ (intesi comunque come emiliano romagnoli o aree limitrofe).

“Chi è del luogo – ammette – preferisce la vela. Anche se la profondità disponibile non sempre aiuta. Il fondale è a 2 metri e 40”. Le opere di dragaggio vengono fatte, certo. Però non si può azzardare troppo.

E la manutenzione straordinaria? “Al momento noi disponiamo di una concessione per l’attività ordinaria. Vedremo cosa riserveranno gli anni a venire”. La privacy è regola ferrea. La discrezione e la cura dei dettagli sono chiavi d’accesso imprescindibili.

“Personaggi importanti ne abbiamo. Anche firme illustri della moda”. E gli stranieri? I russi, ad esempio, così amanti della bella vita? “No, niente russi. Loro cercano vere e proprie case galleggianti con dimensioni notevoli”.

Già, basta sfogliare le riviste di gossip e rendersi conto di come e quanto possano arrivare a spendere. A Rimini, non nella nautica, la presenza dei nipoti di Putin è tornata percentualmente alta. Con immensa gioia di alcuni commercianti. C’è chi si concede noleggi di autovetture a grossa cilindrata; giusto lo sfizio di starsene al volante di rombanti opere d’arte a 4 ruote.

“Bene i rapporti con l’Amministrazione Comunale – a cui spetta la sorveglianza dei bilanci -. Bene i rapporti con la Guardia Costiera (vicini di casa)”.

Con un pizzico d’imbarazzo Lorella accetta di farsi fotografare. “Mi aspettavo una reflex e invece usa una compatta?”. Uno, due, tre, quattro scatti. Il lavoro chiama. Riaprendo la porta dell’ufficio trova pure il tempo di rivolgersi ad un addetto che cammina, poco distante, immerso nei suoi pensieri.

“Tutto bene?” – scandisce, risistemando – è l’ennesima volta – la chioma (non ne vuol sapere di stare al suo posto!) -. S’è fatto tardi.  Grazie Signora Fantini. Grazie dell’incontro. La lasciamo al suo mare. Alla linea dell’orizzonte che riluce sotto il sole.

Magia pura.

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