Notturno nevrotico alla fragola di bosco: Francesca

di Marco Valeriani –

È domenica. Il senso di smarrimento provato lungo tutta la settimana mi ha finalmente abbandonato. Francesca sta facendo la doccia. L’acqua scorre veloce, filtrando attraverso la “luce” della porta. Lentamente giro la maniglia così da potermi affacciare quel poco che occorre per osservarla.

Ha fianchi larghi, matrimoniali. Un culo perfetto, senza smagliature o cellulite. La schiena, spruzzata di bagnoschiuma, rivela lunghe cicatrici. Due poco sotto la spalla destra, l’altra vicino la spalla sinistra. Il chirurgo, quella volta, non ha davvero risparmiato con il bisturi.

Nemmeno la plastica, fatta qualche tempo dopo l’incidente stradale, è riuscita a nascondere il ricordo di una notte, sola al volante, quando l’alcool le annebbiò i sensi fino a farla svenire. L’auto sbandò paurosamente e in pochi metri si rovesciò nella scarpata lungo l’autostrada.

I pezzi di lamiera la colpirono come frecce avvelenate. Il dolore e l’odore del sangue la rianimarono in modo aspro e violento. Francesca non riusciva a muoversi nell’abitacolo, qualcosa – non capiva cosa – le stava scarnificando la schiena. Non avvertiva più il movimento dei muscoli.

I soccorritori arrivarono in fretta ma la piccola utilitaria non poteva essere tirata su senza provocarle altre soffe-renze. La liberarono solo due ore più trardi. Quando ormai – compreso lo schianto – credeva di non aver altro da fare che raccomandarsi al Padreterno. Tre mesi d’ospedale. Due fratelli mai più ritrovati, un amore spezzato. Iniziai ad amarla per caso. L’avevo incontrata al pub in cui lavorava.

Le piaceva parlare, raccontare di sé e degli amici che ora, durante la stagione estiva – stesi sul lettino a prendere il sole – quasi la schifavano per via delle cicatrici sulla schiena. Da allora se ne stava sotto l’ombrellone; sempre con la maglietta. Non arrivando mai a scoprire più dell’ombelico: il centro del mio nuovo mondo.

(da Notturno nevrotico alla fragola di bosco – Stop Riccione – 2008)

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