C’eravamo tanto aRmati, il matrimonialista Gassani a Modena e Bolzano

Diceva Martin Luther King che “Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano”. Ma qual è il confine tra il silenzio imposto e quello voluto e che ruolo ha l’oblio di fronte a un amore che, a un certo, punto si arma?

La violenza ha molte facce: si nasconde dietro una madre che mette i suoi figli contro un padre, dietro un padre che non paga gli alimenti, dietro un sistema che non tutela chi denuncia gli abusi, dietro chi sa ma non vuol parlare. E non sempre perché non può.

“C’eravamo tanto aRmati” è il terzo libro, edito da Imprimatur, della trilogia firmata dall’avvocato matrimonialista Gian Ettore Gassani.

Il saggio sarà presentato oggi a Modena, al Rotaract Club, alla presenza della giornalista Vittoriana Abate e al giornalista esperto di diritto dell’informazione, Cataldo Calabretta. Il tour proseguirà a Bolzano, il 18 novembre e farà tappa a partire dal 2018 nei capoluoghi italiani.

Una disamina di quelle storie nelle quali armarsi ha preso il posto di amarsi, storie scritte da un punto d’osservazione privilegiato, se di privilegio si può parlare, che è quello dell’avvocato matrimonialista, un “ammortizzatore, un anello di gomma che deve evitare e ricomporre attriti e scontri, provando a rimorchiare navi sull’orlo di irrimediabili naufragi verso acque più tranquille”, come scrive Maurizio De Giovanni nella prefazione al libro.

Perché non è vero che la casa è sempre il rifugio più sicuro. L’orco può nascondersi ovunque: e quando è tra le pareti domestiche il conflitto spesso si trasforma in dramma. Genitori contro figli, figli contro genitori, mariti contro mogli e viceversa. La violenza ha molte facce e non ha età, non ha sesso, collocazione geografica né sociale, può esplodere dappertutto.

È un fenomeno maledettamente trasversale che spesso coinvolge i più insospettabili. Nel libro sono narrate, in linguaggio romanzato, le storie di vita vissuta di persone comuni: dagli amori violenti ai figli negati, dalla disabilità dimenticata alla genitorialità omosessuale, dalla sottrazione di minori alle donne-Medea.

Un libro che difende i diritti a tutto campo, compresi quella della scuola, luogo deputato alla crescita culturale e morale dei ragazzi, che spesso viene delegittimato da genitori- bulli che si scagliano contro i professori per un brutto voto o un rimprovero.

E poi il desiderio del riscatto, della speranza, della volontà a non lasciarsi travolgere da un destino già segnato che, forse, così degnato e definitivo non è mai. Spazio, allora, alla voglia di alzare la voce e lottare, farsi sentire e non arrendersi anche quando il nemico non ha un nome comune ma si nasconde dietro leggi a volte cieche, provvedimenti non sempre rispettati o codici anacronistici.

Il caso “Welby” che smette di essere caso e diventa storia in un dialogo accorato e straziante con la signora Mina Welby che ricorda la storia del marito e la loro lotta estrema per vedere riconosciuti i diritti negati delle persone più fragili, di fronte al bivio più atroce: tra una vita che non è più vita e il diritto a una morte serena.

Perché spesso il vero nemico si nasconde proprio nell’oblio, nel silenzio, nel non voler vedere: “perché molti diritti- scrive Alvaro Moretti nella postfazione al libro – sono già tutelati. I protocolli esistono. Però non si rispettano”.

È la violenza subdola, quella di un sistema che aggiunge altra violenza a quella che già c’è: la più complicata da accettare e che, dunque, spesso si subisce. Ed è quella delle cause rinviate, di tribunali che spesso non funzionano, di sentenze copia- incolla, di avvocati impreparati o che delegittimano il ruolo del giudice e giudici che non studiano a dovere le carte, di bambini chiusi in case famiglia per troppo tempo.

E poi c’è la violenza delle leggi mancate o non applicate: verso le donne vittime di stalking, i minori abbandonati o abusati, i malati, le persone con disabilità, i padri separati ridotti in povertà e le mogli che denunciano senza essere protette. La violenza delle negligenze e delle omissioni, dei ritardi e della mala fede, dei pregiudizi e del non voler vedere perché “tanto nulla cambia”.

Ognuno può fare il suo, ciascuno è chiamato a fare il proprio dovere. Il peggior nemico è non voler vedere e delegare ad altri ciò che andrebbe fatto.

“Abbiamo costretto per decenni tanta gente a procreare all’estero, a morire all’estero, a divorziare all’estero, ad amare e divorziare una persona dello stesso sesso all’estero – scrive Gassani – Non abbiamo ancora capito che i diritti fondamentali della persona non solo sono inviolabili, ma sono invincibili”.

a cura di Giuliana Carosi

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