Sabato, Febbraio 04, 2012
   
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Bellaria, storie di fantasmi tra i pescatori

Da oggi inizia a collaborare con quiriviera.com

la giornalista e ricercatrice di storia popolare, Marcella Bondoni

Adriano Barberini è quello che si definisce "un lupo di mare". La sua, è una famiglia storica di Bellaria Igea Marina; ha visto nascere la città ,ne conosce le tradizioni e i segreti. Nella sua cucina, alle pareti, vecchie fotografie di "batane" e, come sottofondo, il crepitio dello ‘ciocco’ di legno che brucia nella stufa.

Adriano inizia a raccontare.

"Un tempo - dice - la vita di Bellaria Igea Marina si svolgeva tutta attorno al borgo marinaro dove oggi ci sono le vie Vespucci e Colombo. I pescatori che vi abitavano con le famiglie facevano una vita durissima. Le loro barche erano ricoverate nel porto di Cesenatico o di Marina di Ravenna perché il nostro lungofiume non era attrezzato per ospitare i pescherecci.  Quando c’era la stagione della pesca stavano fuori da casa per lunghi periodi, anche due settimane; lasciando a casa le donne e i figli. Io ero uno di loro; un bambino che  durante le veglie nelle fredde serate di inverno ascoltava i racconti della vita cittadina e dei "fatti stranii" che erano avvenuti in alcuni luoghi attorno al borgo, soprattutto dopo le prima guerra mondiale.

In particolare tutti cercavano di evitare la zona chiamata  ‘Da Galet’ (dal soprannome di Egisto Brandi che aveva una casa diroccata in quell’area) perché si diceva che passando di là si vedevano strane cose. Questa zona si trovava in via del Porto oggi chiamata via Vespucci e precisamente sul terreno dove attualmente sorgono l’hotel  Ambasciatori e il President.

In questo luogo c’erano alcune costruzioni distrutte in seguito alla guerra e una vecchia pensioncina detta "la ferrarese" (era una casa trasformata in ‘pensione’ di proprietà di Adolfo Campi di Goro primo costruttore di batane di Bellaria) con un grande cortile. Si diceva che lì c’erano state apparizioni di fantasmi. Un uomo con un ‘pastrano’ antico, quasi militare, si aggirava sui tetti e volava da una parte all’altra sui vecchi ruderi di case.

In realtà la fola popolare raccontava che durante la prima guerra mondiale molti morti in combattimento erano stati seppelliti in quel terreno sconsacrato senza una benedizione e negli anni successivi uno di loro, o meglio uno spirito inquieto, aveva iniziato a vagare senza pace in quella zona. Il detto della gente era ‘Da Galet us void’ (Nella terra di Galet si vedono i fantasmi…). Di queste apparizioni ne ho la prova perché negli anni Sessanta mia sorella l’ha visto.

Il fatto avvenne quando mio fratello Rosetto con sua moglie acquistarono una piccola casetta che poi ristrutturarono proprio vicino a quel podere.

Il giorno che la moglie partorì, mentre Rosetto era in ospedale a Rimini, mia sorella Ornella decise di portargli alcune vivande calde per la sera.  Quando arrivò, aprì la porta e vide sulla sedia della cucina un vecchio cappotto bagnato (all'esterno diluviava). Ornella pensò che fosse il cappotto di Rosetto e non ci fece tanto caso. Sì spostò in un’altra stanza e quando tornò in cucina il ‘pastrano’ era sparito dalla sedia e un’ombra volò via dalla finestra. Era l’anima che vagava in quel luogo? Non lo so, ma il fatto pietrificò dalla paura la povera Ornella.

Nell’ambiente dei pescatori c’era un’altra storia alla quale tutti credevano, legata ai giorni di burrasca di mare con forte vento di Furiano. Si diceva che nell’800, durante una tempesta, un abitante del nostro borgo avesse trovato la morte in mare. I

l suo corpo però non fu mai restituito dai flutti e da quel momento molti dicevano che durante le tempeste si vedesse la sua anima vagare lungo la banchina del porto dove oggi c’è l’hotel Sporting. Mia sorella Franca lo vide due volte. Una sera di pioggia mentre era nel cortile di casa ad aspettare mio padre che tornava dalla giornata di mare vide nel riflesso di un fulmine l’ombra dell’uomo seduta a cavalcioni su un tetto. La seconda apparizione ci fu in un tardo pomeriggio di inverno con un Furiano fortissimo, che preludeva l’inizio di una grande tempesta, mentre Franca andava a prendere l’acqua alla fontana pubblica che distava circa 600 metri dalla nostra piccola casetta. Mia sorella vide l’uomo seduto sul muretto della fontana che nel giro di qualche secondo scomparve davanti al suo sguardo attonito e terrorizzato".

Adriano ha tante storie da raccontare anche sui paesi confinanti con Bellaria. È molto interessante a questo proposito la storia tramandata da suo padre riguardo a strane apparizioni a Cesenatico e precisamente nella zona che oggi si chiama Valverde e che un tempo veniva detta ‘I BUSCHETT’.

"Mio padre – racconta ancora – iniziò ad andare in mare a sei anni, subito dopo la morte di mia nonna. Si svegliava all’alba e sul cannone della vecchia bicicletta guidata dallo zio Giovanni insieme a mio nonno raggiungeva Cesenatico dove era ricoverata la barca. Per arrivare al porto bisognava passare, su un sentiero in terra battuta, attraverso un bosco mediterraneo con sambuchi, tamerici, marruche all’altezza di quella frazione che oggi si chiama Valverde. Era un posto chiamato ‘I Buschett’ che partiva dal Rubicone fino al porto. La credenza popolare diceva  che durante la prima guerra mondiale, in seguito ad un naufragio, si erano depositati lì molti corpi di soldati i quali non avevano ricevuto una sepoltura cristiana. Da quel momento nessuno si fermava più di tanto nel bosco perché avvenivano strane apparizioni, era un luogo infestato.

Quel giorno mio padre era sulla bicicletta con gli zoccoli in mano per non perderli e come ogni giorno andava con il padre e lo zio Giovanni verso il porto.  Lo zio si era raccomandato di non far cadere gli zoccoli perché non si sarebbe fermato nei ‘buschett'  aveva paura. Disgrazia volle che mio padre ne perse uno e si scapicollò dalla bici per raccoglierlo. Giovanni ovviamente non si fermò e lui rimase lì da solo.

Ad un certo punto iniziò a sentire delle voci che lo terrorizzarono e in mezzo alla radura vide improvvisamente lo spirito di sua madre morta che lo prese per mano e lo accompagnò fino al porto per poi sparire improvvisamente. Mio padre raccontò per tutta la vita questa storia dicendo a tutti che sua madre l’aveva salvato dagli spiriti presenti nei ‘Buschett’.

Queste sono alcune delle storie di Barberini che rappresenta la memoria di un mondo, quello dei marinai, pieno di superstizioni e credenze, ma con una tradizione forte e radicata nel territorio. Molti racconti probabilmente sono frutto dell’immaginazione, della paura ma forse alcuni nascondono un fondo di verità e di mistero.


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