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Donne sull'orlo di una crisi di nervi
Sabato, Aprile 19, 2014
   
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Donne sull'orlo di una crisi di nervi

Marilia Reffi, sammarinese, fashion designer ed esperta in comunicazione pubblica, da questa settimana, la prima del 2010, diventa la nuova collaboratrice di quiriviera.com con una rubrica dedicata al modo di essere e apparire. Buona lettura.

 

Donne sull'orlo di una crisi di nervi! Tutti quanti più o meno abbiamo bisogno dell'ovetto fresco...

 

La terrazza bianca di tufo e calce è affacciata sul porto dalle acque blu cobalto. Profumi di zagare e Mediterraneo. Divani lattei sovrastati da candide ed impalpabili zanzariere, danzanti alla brezza del crepuscolo. La luce rosata del tramonto avvolge tutto in un’atmosfera sognante e rarefatta, ammantando ogni singolo oggetto di un’aura di  bellezza luminosa.


La donna bruna è adagiata mollemente sul divano e guarda lo spettacolo maestoso del mare rilassante, accarezzata dallo sciabordio delle onde. E’ vestita di bianco, con una tunica sottile che ricade sul corpo in delicati drappeggi; tiene tra le mani un calice colmo di vino profumato che lentamente si porta alle labbra. Un’occasione idilliaca di appagamento, serenità e sottile ebbrezza…

Ma… bep, bep! D’improvviso l’incanto viene interrotto dall’invadente e importuno suono d’avviso di un sms sul telefono, abbandonato a terra, (aveva tentato inutilmente di dimenticarsene).


Alè! Fatta. Si torna nella realtà. E’ il suo capo che le chiede sbrigativamente: “Dove sei? Hai quell’informazione?”. Lei pronta, efficiente, spiritosa (pure!) risponde con un messaggio preciso ed ironico. E lui ribatte: “Sei sempre la migliore!”. A quel punto la donna, lasciando perdere il suo incantevole savoir faire, la classe sfolgorante, l’educazione principesca e pure la professionalità (quasi) indubbia, non riesce più a trattenersi e “spara”con violenza un ultimo sms al suo “adulatore” pigiando con rabbia i tasti del cellulare come volesse perforarli: “Se sono la migliore, mi spieghi perché mi trovo, a ferragosto in un posto incantevole, sul lascivo canapè a sorseggiare vino meraviglioso, davanti al tramonto stupendo, completamente sola?”. Lui (il cinico e perfido caporedattore) prontamente risponde: “Perfetto! Questo sarà l’argomento del tuo prossimo articolo!”.


E visto che era metà agosto e ora siamo in inverno, forse vi renderete conto di come a questa donna bruna sia stato difficile elaborare “e digerire” il fatto di scrivere qualcosa sui perigliosi rapporti tra uomo e donna; ovvero sui miei stessi rapporti contraddittori; ossia sulla difficoltà dei rapporti; in definitiva, sulla solitudine dei non-rapporti. Sul perché miriadi di donne, ancora giovani, belle, impegnate, in gamba, si ritrovino inutilmente solitarie a sorseggiare consolatori calici di vino incazzate e deluse. Donne spesso con professioni da condurre, famiglie o pezzi di famiglie da organizzare, figli da crescere.

 

Mesi a contorcermi nelle domande; ad analizzare, col microscopio e certosina pazienza, i comportamenti di conoscenti, amici e amiche. Mesi di ascolto, di eremitaggio misantropico, d’indagini al limite dello spionaggio irriverente, di documentazione spietata (leggendo da Cosmopolitan a Max, da Alberoni a Fromm, dai consigli di  Lina Sotis all’Arte di trattare le donne di Schopenauer, da saggi di Freud alla posta dell’accoppiata micidiale Hunziker/ Buongiorno)… per giungere a nessuna conclusione. Niente. Non c’è speranza. Non c’è possibilità di codificare, di capire, e tantomeno di districare l’eterno conflittuale rapporto tra i due sessi.

 

Così noi “ragazze” ci arrampichiamo ancora su tacchi astronomici inseguendo ideali giovanilisti, tentando di emulare compiacenti stereotipi rassicuranti e sottoponendoci a crudeltà estetiche solo per l’illusione di fermare il tempo, puntellandoci per accondiscendere chi ancora dovrà arrivare, rivolgendo attenzioni e speranze a maschi che però definiamo incapaci e assenti; lamentando nei simposi tra amiche, che si trovino “sul mercato” solo una gran varietà di uomini frustrati e impauriti che non hanno ancora deciso se continuare ad assumere il triste ruolo del Peter Pan ultraquarantenne o quello dell’assente, noioso e rassegnato compagno (con divagazioni più o meno sporadiche, extrafamiliari).

 

E loro? I maschi? Ribattono di essere sgomentati da un atteggiamento troppo aggressivo, pretenzioso e bellicoso dell’attuale universo femminile, perennemente alla ricerca di qualcuno da tiranneggiare con tipico il comportamento ansioso, persecutorio, petulante ed oppressivo. A questo punto mi arrendo. Smetto di lamentarmi e torno a sdraiarmi, rassegnata, su un divano dal colore diverso. Magari davanti ad un camino acceso invece che davanti al Mediterraneo, vista la stagione. E sorrido tra me e me, ricordando le ultime parole del monologo di Woody Allen di Io ed Annie, film cult del 78 <<allora io ripensai a quella vecchia barzelletta in cui c’è un tizio che va dallo psichiatra e dice “Dottore, dottore, mio fratello è pazzo! Crede di essere una gallina!”. E il dottore fa “Ma perché non lo rinchiude in manicomio?” E quel tale gli risponde “Già! Ma poi a me l’ovetto fresco chi me lo fa?”>>.

 

Insomma… mi pare che sia proprio così che la penso io sui rapporti umani. Mi spiego: sono del tutto irrazionali e pazzeschi e assurdi… Mi sa tanto che li sopportiamo perché tutti quanti più o meno abbiamo bisogno dell’ovetto fresco! Dopo 30 anni tra femminismo, post femminismo, rampantismo, yuppismo, post comunismo, consumismo, globalismo  a quanto pare siamo allo stesso punto. E così, continuiamo a forza di zabaione.

 


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