Mariateresa Gennari ha il dono dell’arte. Quindi possiede la capacità d’interpretare, a livello pittorico, il mondo che la circonda. Ha il dono della sintesi e dell’immediatezza grazie all’utilizzo dei colori.
Le immagini, i frammenti della vita quotidiana, una forte vocazione religiosa, intesa in senso laico, subiscono – grazie a questa interpretazione non comune a tutti perché appunto segno distintivo (positivo ma non elitario e quindi non di esclusione rispetto agli altri) – una ricollocazione materiale e spirituale che piace, conforta e scalda chi osserva e scruta i suoi quadri.
La frequentazione – non abbiamo difficoltà a svelarlo – è nata attraverso la chat di Facebook, un mondo all’apparenza “freddo”, troppo tecnologico per trasmettere emozioni ma che in realtà permette una decodifica rispetto all’altro, l’interlocutore o l’amico della chat, da rivalutare e non demonizzare.
Scrive di se stessa Mariateresa, quasi a voler giustificare (ma occorre?) l’intima essenza del suo essere artista e la lontananza da palcoscenici da altri ambiti: “Ho frequentato le Belle Arti ad Urbino e insegnato per diversi anni Educazione Artistica nelle Scuole Medie della provincia di Rimini.
La mia vita di pittrice non si è mai interrotta da più di trent’anni ad oggi, pur essendomi dedicata anche ad altre attività, ma forse l’esplosione massima è avvenuta solo negli ultimi 4 anni, dopo che un gravissimo incidente mi ha costretta per mesi e mesi ad una forzata immobilità. Un periodo molto difficile che mi ha permesso di guardare le cose in maniera ancora più introspettiva.
Credo davvero che le vicende, anche le più dolorose, non avvengono mai per caso; ci vogliono comunicare qualcosa che non abbiamo ancora compreso. Ricordo le parole di mia figlia Elisabetta il giorno che vide il primo dipinto di questa ultima serie: Sono convinta che gli eventi ti abbiano fermata, perché tu debba dedicare tutto il tuo tempo alla pittura!
Per me dipingere è terapeutico, indispensabile, lo considero un momento di “meditazione”; perché quando riesco ad esprimermi al meglio avverto un senso di perfetta armonia con tutto ciò che mi circonda e vengo inondata da una grande pace interiore. Non amo fare mostre o concorsi.
E credo non ne farò, nonostante le diverse proposte. Dipingo principalmente per me stessa e per quei pochi estimatori della mia arte. Mi riscopro gelosa di questo mio mondo interiore. E’ la prima volta che accetto volentieri un invito a parlare di me, forse perché mi è stato chiesto in modo spontaneo e diretto.
Un affermato critico d'arte su mia richiesta si è espresso in questi termini: La tua pittura è così concentrata ed intima che mi sono sentito un “intruso”, ho provato un senso d’imbarazzo; una forma di “timidezza”. Quasi in difficoltà a sostenere a lungo lo sguardo. Ti sono grato per avermi fatto entrare nel tuo intimo!".
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