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La storia di Rita, in volo come farfalla
Martedì, Luglio 22, 2014
   
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La storia di Rita, in volo come farfalla

Un'altra storia per fermarsi e guardarsi dentro.

La storia che voglio raccontarvi riguarda tutti. È per tutti quelli, (come me), che si arrabbiano col computer se non è abbastanza veloce, che s'innervosiscono se non riescono a fare almeno tre cose in una volta, se non trovano parcheggio, che si 'dimenticano' di dire buongiorno quando arrivano in ufficio, che non sorridono a chi incontrano per strada. Non siamo a Rimini, ma non siamo molto lontani da qui. Rita Coruzzi ha 24 anni, è di Reggio Emilia e ha scritto un libro, un altro. S'intitola 'Un volo di farfalla. Come la fede mi ha ridato il sorriso'. Dopo la laurea triennale in Lettere, Rita si sta specializzando in giornalismo. 'Mi vedo una ragazza pronta a spiccare il volo. Dice. Anche se questa prospettiva mi è sembrata impossibile fino ad un certo punto della mia vita'. Rita è affetta da tetraparesi dall’età di dieci anni, in seguito ad un intervento chirurgico andato come non doveva. Dopo l'intervento sono seguiti tanti anni di rabbia e disperazione. Edito dalla Piemme, il libro è uscito il 26 gennaio scorso. In 193 pagine Rita, racconta la forza (la sua) che ha fatto della sua esistenza una battaglia quotidiana per dimostrare che è possibile trovare in sè la spinta per affrontare qualsiasi prova. In copertina c’è lei, con i suoi occhiali rettangolari e i capelli corti, gli occhi grandi, castani, le labbra sottili. Nel 2001 il suo insegnante di religione del liceo la invita ad un pellegrinaggio a Lourdes e, davanti alla grotta di Massabielle, dove apparve la Vergine, la sua vita cambia. 'Lì è successo un fatto straordinario – dice Rita - Penserete, perché straordinario? Sei ancora sulla carrozzina. È vero, ma il fatto straordinario è avvenuto nel mio cuore. Da quattro anni a questa parte avevo preso una brutta abitudine: andavo in giro con la testa china, non guardavo più in faccia le persone. Per paura di quello che potevo leggere nei loro occhi e di quello che loro potevano leggere nei miei. Cosa potevano leggere loro? Rabbia, delusione, frustrazione. E io? Pietà compassione, commiserazione. Proprio non volevo, allora meglio tenere la testa abbassata. Invece davanti a quella Persona, perché per me non è una statua, alzai lo sguardo'. Rita lo racconta ricordando tutta la rabbia che aveva addosso per essersi fatta questa domanda per troppo tempo: 'E le dissi, mentalmente: e adesso che vuoi da me? Io sono venuta fino a qui per parlare con Te perché a casa non ti trovo più, ovunque sbatta, non Ti trovo. Adesso Tu devi dirmi perchè mi è capitata questa cosa. Se c'è un disegno va bene, ma me lo devi spiegare perché io, da sola, non lo capisco, e sto perdendo tutto, Tu sei la Madre, salvami. Dopo questo sfogo ho sentito la voce di Maria, una voce di madre che mi ha detto: 'Ce ne hai messo di tempo ad arrivare. Ma ora sei qui. Adesso ascoltami. Qual è il tuo posto nel mondo? Testimonia quanto sia bello vivere la vita, anche nella sofferenza. Tu credi di aver perso Gesù, ma voltati, e lo vedrai'. Ma dietro Rita c'era 'solo' la sua carrozzina. Conclude Rita: 'Se il Signore bussasse alla mia porta e mi offrisse di camminare, ma dovessi, in cambio, rinunciare a quanto ho imparato stando in carrozzina, rifiuterei lo scambio'. Forse questo non è vero, ma io ringrazio Rita, perché mi ha aiutata a mettere le cose al posto giusto. In casa di Rita, ci sono libri, fotografie, e farfalle di tutti i colori. Il 27 marzo sarà a Riccione nella parrocchia degli Angeli Custodi, per portare la sua testimonianza.


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