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> Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Terzo appuntamento
Venerdì, Dicembre 19, 2014
   
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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Terzo appuntamento

Ogni lunedì Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale “Giovanni Antonio Battarra” di Coriano, stilerà una propria personale e totalmente soggettiva classifica libraria, sulla base dei propri gusti ed interessi e delle proprie letture.

Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com

NARRATIVA

NUOVA ENTRATA - Salinger Jerome D.

Il giovane Holden

Einaudi

L’ho letto tardi, ma non è stata una lettura dimenticata velocemente. Sono poche pagine, ma ognuna di esse riesce a colpire le fantasie, ad attizzare ricordi, a stuzzicare i sogni del lettore. Il libro, pur a distanza di tanti anni dalla sua uscita, è amato o odiato: basta leggere ancor oggi in rete i tanti commenti appassionati, pro o contro, su un qualsiasi sito di discussione libraria. E la recente scomparsa dell’Autore, che per scelta aveva deciso già di scomparire decenni fa dalla ribalta pubblica, ha ancor più incuriosito una nuova fascia di lettori. E per l’ennesima volta il libro, in tutto il mondo, è ai primi posti delle graduatorie di vendita. Ma in realtà il volume è un “long seller” che da queste classifiche non è  mai scomparso.

Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a "exemplum vitae", e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo.


Muriel Barbery

L’eleganza del riccio

e/o

Incredibile! Edito nel 2007, è ancora questa settimana al 7° posto dei libri più venduti in Italia. Il docente di filosofia francese Barbery è riuscito a riscrivere la favola di Cenerentola attraverso leggerezza e modernità.

La portinaia Renée; Paloma, la figlia di un ministro ottuso, dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida; monsieur Ozu, un ricco giapponese sono i 3 protagonisti attorno a cui Barbery  fa girare la sua storia. Ma la vera protagonista è la portinaia Renée, che appare in tutto e per tutto conforme all'idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Niente di strano, dunque. Tranne il fatto che, all'insaputa di tutti, Renée è una coltissima autodidatta che adora l'arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Cita Marx, Proust, Kant... dal punto di vista intellettuale è in grado di farsi beffe dei suoi ricchi e boriosi padroni. Ma tutti nel palazzo ignorano le sue raffinate conoscenze, che lei si cura di tenere rigorosamente nascoste, dissimulandole con umorismo sornione…

Patrick O’Brian

Blu oltre la prua

Longanesi

E’ finita: le magnifiche avventure del capitano di vascello Jack Aubrey e del chirurgo di bordo Stephen Maturin sono giunte al termine con questo ventesimo volume. Patrick O’Brian, irlandese, nato nel 1914 e morto nel 2000, quando diede vita nel 1968 a questa saga storica di ambiente marinaro di inizio 19. Secolo (a cavallo della caduta di Napoleone) era già uno scrittore celebre. Ma questi 20 romanzi gli hanno dato uno straordinario successo internazionale di pubblico e di critica.

Napoleone è stato sconfitto, ma per il capitano di vascello Jack Aubrey pace significa solo guai. Ora che mancano le occasioni di distinguersi in azioni di guerra sul mare non può più sperare di diventare ammiraglio, e molti dei suoi ufficiali rischiano di essere lasciati a terra con la paga dimezzata, per non parlare dei marinai semplici, senza lavoro e con famiglie a carico. Non gli resta che portare a termine l'ennesima missione idrografica: partire alla volta del Cile per scandagliare i fondali di Capo Horn e i suoi temibili stretti, con la Surprise, la fregata da ventotto cannoni, e il fedele amico Stephen Maturin, chirurgo di bordo. Ma quella che dovrebbe essere una banale spedizione si rivela molto più insidiosa del previsto.

SAGGISTICA

Patrizia Battilani

VACANZE DI POCHI VACANZE DI TUTTI.

L’evoluzione del turismo europeo

Il Mulino

Un’autrice che mi fa rabbia: docente universitaria, insegna alla facoltà del turismo a Rimini, ma non cita la nostra città mai nei suoi brevi curriculum (per intenderci quelli in ultima di copertina): Lei è sempre e solo docente dell’Università di Bologna. E questo rivela, molto più di tante altre cose, dell’atteggiamento di molti docenti all’Università di Rimini: siamo solo di passaggio. E questo mi indispettisce perché invece Rimini ha bisogno delle idee e dei contributi di questi docenti per la sua crescita economica e culturale. Dico questo perché poi la Battilani è stata fra l’altro una delle autrici dei saggi apparsi all’interno del volume “Sviluppo economico e trasformazioni sociali a Rimini nel secondo Novecento”, a cura di Vera Negri Zamagni (Capitani, 2002): probabilmente, ad oggi, uno dei libri più importanti per capire lo sviluppo economico e turistico di Rimini nel Secondo dopoguerra. L’altro appunto che Le faccio è la sua presentazione a quell’orribile volume di Adamo Raffaelli “Lo sviluppo economico a Coriano nel Novecento” (Il Ponte, 2004) che altro non era la sua ennesima tesi di laurea. Adamo è morto poche settimane fa, ma avendo avuto più occasioni di discuterne con lui, ribadendogli le mie valutazioni assai critiche su questo libro dedicato a Coriano, oggi mi sento molto tranquillo nel scrivere ciò. Ed essendo Lei la relatrice della tesi di laurea di Adamo mi viene da pensare che a volte i lavori di tesi non sono neanche guardati dagli insegnanti. Andiamo avanti!

Il libro, una riedizione aggiornata della prima stampa del 2001, è una originale sintesi della storia complessiva del turismo con particolare attenzione per la sua dimensione economica. Prendendo le mosse dall'epoca del prototurismo, il periodo che va dall'antica Roma alla rivoluzione industriale, l'autrice passa a considerare l'epoca del turismo moderno in cui, fra Seicento e Settecento, compaiono le prime località di villeggiatura. Illustra quindi la nascita, negli anni Venti del Novecento, del turismo di massa nei diversi continenti, descrivendo le trasformazioni in termini di imprese e di prodotti che ne derivano, per concludere con l'odierno turismo post-moderno del quale esamina caratteri e modelli organizzativi.


Alberto Asor Rosa

Il grande silenzio. Intervista sugli intellettuali

Laterza

Un libro che suggerirei di leggere a tutti i nuovi giovani politici del centro-sinistra, quando (purtroppo) l’ignoranza di ogni conoscenza storica (anche non lontana) sembra ormai prevalente e inevitabile.

Il nesso tra cultura e politica, indissolubile fin dalle origini dell'Italia unita, in questi decenni è stato polverizzato. Ne è derivato il "grande silenzio" - è un'espressione di Garin -, il vuoto del pensiero critico, travolto dalla "civiltà montante". Intervistato da Simonetta Fiori, Asor Rosa, uno degli studiosi che più hanno riflettuto sulla nostra storia culturale, racconta un Novecento disincantato e a tratti sorprendente e indaga il complesso rapporto tra cultura e politica nella storia italiana, soffermandosi sulla sinistra intellettuale della seconda metà del Novecento.

NUOVA ENTRATA - Roman Jakobson – Krystina Pomorska

Dialoghi. Gli ultimi suoni del Novecento

Castelvecchi

Ci sono figure della cultura del ‘900 che, con la loro grandezza, riescono a travalicare ogni confine geografico, linguistico, scientifico da noi conosciuto. Roman Jakobson (1896-1982) è una di queste figure fascinose ed incredibilmente stimolante per l’intelligenza di ogni uomo e donna di questo mondo. Filologo, linguista e critico letterario. Partecipò ancora studente alla formazione del circolo linguistico di Mosca (1915) e trasferitosi in Cecoslovacchia dopo la rivoluzione (1920), fu uno dei fondatori del circolo linguistico di Praga (1926), nel cui ambito fu coautore delle celebri Tesi per il 1. Congresso dei filologi slavi (1929). Dal 1941, stabilitosi negli Stati Uniti, insegnò nelle maggiori università americane. Autore di uno dei più bei libri dedicati a Majakovskij: “Una generazione che ha dissipato i suoi poeti : Il problema Majakovskij” (SE, 2004).

A trent'anni dalla pubblicazione italiana (per i tipi della Laterza nel 1980) e in una nuova traduzione integrale condotta sul testo originale, tornano in libreria i "Dialoghi" di Roman Jakobson. Sollecitato dalle domande di Krystyna Pomorska (polacca, docente al MIT di Boston), sua compagna di vita, Jakobson ripercorre in questa lunga intervista le tappe più importanti della sua biografia: gli incontri con i maggiori artisti e studiosi dello scorso secolo, l'esilio, e tutto il suo straordinario percorso intellettuale. Dai primi anni in Russia durante i quali, affascinato dal Futurismo, si lega profondamente a Majakovskij, all'esilio in Europa e negli Stati Uniti, occasione di incontri e di importanti collaborazioni con Trubeckoj, Saussure, Pasternak, Lévi-Strauss. I "Dialoghi" rappresentano uno spaccato della cultura del Novecento e un'introduzione avvincente allo studio del linguaggio, attraverso le varie arti e discipline toccate dal linguista nelle sue ricerche: poesia, cinema, pittura, fisica, strutturalismo, semiologia, psicoanalisi. Ma, soprattutto, ci restituiscono il senso della sua "ricerca intrepida, dell'assenza totale di conformismo scientifico".

SCAFFALE LOCALE

NUOVA ENTRATA - Baldini Raffaello

La Fondazione

Einaudi

Recentemente, in due occasioni, questo testo è stato ascoltato dal pubblico del riminese: la prima volta nel 2009 Pier Paolo Paolizzi l’ha letto, interpretandolo  magnificamente, in estate a Torriana e poi in ottobre a Coriano. Ma la bravura di Paolizzi non è stata pari all’emozione che ci ha ridato la lettura di questo testo da parte dello stesso Baldini, effettuata pochi mesi prima della sua morte. Partecipando al Premio ATER Riccione nell’aprile 2004, a sorpresa, Baldini si presentava al Teatro del Mare di Riccione e leggeva questo testo che aveva appena finito di scrivere: fortuna volle che quella lettura venisse videoregistrata, seppur in forma un po’ artigianale ed improvvisata. Ma la proiezione del filmato che il Comune di Riccione ha fatto a novembre 2009 è stata assolutamente emozionante per il pubblico presente. Raffaello Baldini (1924-2005), santarcangiolese, è stato uno dei più grandi poeti italiani della seconda metà del ‘900 e ha usato spesso, e volentieri, il dialetto romagnolo per raccontare le sue storie. Un personaggio un po' matto, che colleziona i più assurdi oggetti del passato, è preso ossessivamente dall'idea di dar vita a una fondazione che tenga viva la memoria delle cose più sfuggenti: i pensieri; non quelli grandi dei poeti e dei filosofi, che tanto a questi ci pensano già i libri, ma quelli che vengono a tutti quanti in qualche momento della giornata, e sembrano tanto acuti, e poi spariscono nel flusso della vita. Scritto in dialetto romagnolo, ma con molte parti in italiano, "La Fondazione" è un libro sulle cose che svaniscono e sul desiderio di conservarle.


Lidiana Fabbri

Garneli

Raffaelli

Ho assistito come ad un miracolo letterario la nascita dei primi due volumi di poesie dialettali di Lidiana Fabbri. Timida, introversa, insicura, Lidiana ancor oggi deve essere rassicurata sulle sue indubbie capacità poetiche, espresse con una forza linguistica vera. Gli ormai numerosi articoli di apprezzamento a Lei dedicati (anche dai periodici ravennati La Ludla e La Piè, normalmente con la puzza sotto il naso per tutto ciò che è riminese) hanno decretato l’affermazione di questa nuova voce poetica dialettale del riminese. Dopo “S’un fil ad vent” del 2007, la nuova opera conferma la piacevolezza della lettura dei versi di Lidiana, questa volta incentrati sul peso dei sentimenti e sulla irrequietezza dello spirito (di cui Smènia può essere un buon campione: “A j ho un so’ chè / madòs / a n so cusèl cl’è / ho voja ad tòt / a nò voja d’gnint / a t fùra / e’ cièl un ha cùlor / i que daparmè / i mùr / a i sint tròp strèt…”). Il volume si avvale di una preziosa prefazione dello scrittore Piero Meldini.

Lidia Maggioli – Antonio Mazzoni

Con foglio di via.

Storie di internamento in Alta Valmarecchia 1940-1944

Il Ponte Vecchio

Gli Autori, con questo volume, proseguono una loro personale ricerca sulle vicende riguardanti le persecuzioni razziali: nel 2006 avevano scritto il saggio “Ebrei a Rimini, 1938-1944, tra persecuzioni e salvataggi” nel volume “Romagna tra fascismo e antifascismo 1919-1945 : il Forlivese-Cesenate e il Riminese”  a cura di Patrizia Dogliani (CLUEB) e Lidia Maggioli aveva curato le memorie del medico ferrarese Cesare Moisè Finzi “Qualcuno si è salvato ma niente è stato più come prima” (Il Ponte Vecchio, 2006). La pubblicazione sulla Alta Valmarecchia nasce da una collaborazione fra gli Istituti Storici della Resistenza di Pesaro e di Rimini.

Il fulcro di questa ricerca è il travaglio di donne e uomini di religione ebraica, italiani e stranieri, costretti a vivere, dal 1940 al 1944, mesi e anni di domicilio coatto nei Comuni di Pennabilli, San Leo e Sant'Agata Feltria, tappe di una peregrinazione che li ha visti segregati in altre località delle Marche e della Penisola. Dalla ricostruzione delle storie familiari, nel doloroso contesto della persecuzione razziale, emerge la tragica realtà della deportazione.

LO SCAFFALE DI PAOLO ZAGHINI - SECONDO APPUNTAMENTO (clicca qui per leggere)


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