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> Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Quinto appuntamento
Sabato, Dicembre 20, 2014
   
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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Quinto appuntamento

Ogni lunedì Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale “Giovanni Antonio Battarra” di Coriano, stilerà una propria personale e totalmente soggettiva classifica libraria, sulla base dei propri gusti ed interessi e delle proprie letture.

Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com

NARRATIVA

NUOVA ENTRATA - Camilla Lackberg

PRINCIPESSA DI GHIACCIO

Marsilio

Sino a poco tempo fa se un italiano voleva leggere qualcosa della letteratura dei paesi scandinavi doveva necessariamente limitarsi ai volumi presenti nel catalogo semiclandestino della casa editrice milanese Iperborea. Ma poi è arrivata la trilogia di Stieg Larsson “Millennium” … e tutto è cambiato.  Improvvisamente tutte le nostre case editrici hanno “scoperto” gli autori scandinavi, a incominciare da quelli polizieschi. E fra questi la Lackberg, il cui libro da molte settimane è ai primi posti delle classifiche di vendita. Leggibile, ma non aspettatevi un altro Stieg Larsson. Preferisco di molto la norvegese Anne Holt alla svedese Lackberg.

Erica Falck è tornata nella casa dei genitori a Fjällbacka, incantevole località turistica sulla costa occidentale della Svezia che, come sempre d'inverno, sembra immersa nella quiete più assoluta. Ma il ritrovamento del corpo di Alexandra, l'amica d'infanzia, in una vasca di ghiaccio riapre una misteriosa vicenda che aveva profondamente turbato il piccolo paese dell'arcipelago molti anni prima. Erica è convinta che non si tratti di suicidio, e in coppia con il poliziotto Patrik Hedström cerca di scoprire cosa si nasconde dietro la morte di una persona che credeva di conoscere. A trentacinque anni, con la sensazione di non sapere bene cosa volere nella vita ma stimolata da un nuovo amore, approfitta del suo status di scrittrice per smascherare menzogne e segreti di una comunità dove l'apparenza conta più di ogni cosa.

Salinger Jerome D.

Il giovane Holden

Einaudi

L’ho letto tardi, ma non è stata una lettura dimenticata velocemente. Sono poche pagine, ma ognuna di esse riesce a colpire le fantasie, ad attizzare ricordi, a stuzzicare i sogni del lettore. Il libro, pur a distanza di tanti anni dalla sua uscita, è amato o odiato: basta leggere ancor oggi in rete i tanti commenti appassionati, pro o contro, su un qualsiasi sito di discussione libraria. E la recente scomparsa dell’Autore, che per scelta aveva deciso già di scomparire decenni fa dalla ribalta pubblica, ha ancor più incuriosito una nuova fascia di lettori. E per l’ennesima volta il libro, in tutto il mondo, è ai primi posti delle graduatorie di vendita. Ma in realtà il volume è un “long seller” che da queste classifiche non è  mai scomparso.

Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a "exemplum vitae", e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo.


Italo Calvino

Il sentiero dei nidi di ragno

Einaudi

Ho letto questo libro di Calvino solo recentemente, grazie agli amici del Premio ATER Riccione che hanno dedicato a Calvino, vincitore del primo premio riccionese nel 1947, una bella pubblicazione “Il Premio Nazionale "Riccione" 1947 e Italo Calvino” di Andrea Dini (Il Ponte Vecchio, 2007). La freschezza del testo, la pulizia formale del linguaggio, la capacità descrittiva anticipano, sin da questo romanzo d’esordio, il grande intellettuale Italo Calvino, così importante per la storia letteraria italiana del secondo Novecento.

La storia di Pin, bambino sbandato, passato, come per caso, dai giochi violenti dell'infanzia alla dura realtà della guerra partigiana.

Questo primo libro di Italo Calvino, scritto subito dopo la fine della guerra, è molto scorrevole, i dialoghi, scritti con un linguaggio quotidiano spesso scurrile, si alternano a descrizioni minuziose dell’animo dei personaggi principali (come quello di Lupo Rosso, o come il bellissimo ritratto di Kim nel IX capitolo, infatti questo capitolo si distacca dal tono degli altri perché attraverso Kim il narratore può esprimere i suoi giudizi) e dei luoghi dove si svolgono le azioni di guerra.
Il narratore del libro è onnisciente, ma nonostante il libro sia narrato in terza persona, Calvino comunque sceglie di raccontare e descrivere i fatti e le paure di una guerra visti dal “basso”, da chi non può nulla nei conflitti eppure è costretto a farvi parte: l’ottica è quella di un bambino. Dietro lo sguardo un po' spaesato di Pin c'è la vicenda biografica di Italo Calvino che, giovane universitario di estrazione borghese, lascia gli studi ed entra nella Resistenza, in clandestinità vive a contatto di operai, gente semplice, condividendo la vita partigiana ma facendo parte inesorabilmente di un altro mondo.



SAGGISTICA

NUOVA ENTRATA - Federico Romero

STORIA DELLA GUERRA FREDDA. L’ULTIMO CONFLITTO PER L’EUROPA

Einaudi

Romero insegna Storia dell’America del Nord all’Università di Firenze. Studioso di storia internazionale contemporanea e del ruolo in essa avuto dagli Stati Uniti d’America. In questo volume racconta, riprendendo la felice affermazione dello studioso francese Raymond Aron, la “pace impossibile – guerra improbabile” durata oltre quaranta anni. E’ la storia dello scontro bipolare URSS – USA a tutto campo. Ma la parte più impressionante di questo scontrofu il prezzo che pagarono i Paesi Europei, dell’Est e dell’Ovest.

Nessuno voleva una guerra fredda, nessuno l'aveva pianificata e nessuno dei protagonisti l'aveva davvero prevista, per lo meno nelle forme rigide che poi assunse. Ciò che si andava delineando nei mesi conclusivi della Seconda guerra mondiale era un'inedita geografìa di potenza in cui Stati Uniti e Unione Sovietica primeggiavano... Gli assunti ideologici e i paradigmi culturali dei protagonisti ebbero un ruolo determinante: additavano la direzione in cui ciascuno intendeva procedere, ed erano le lenti attraverso cui si giudicavano le mosse altrui, si tentava di indovinare le possibili concatenazioni di eventi futuri, si soppesavano i pericoli evidenti o potenziali. L'URSS di Stalin non poteva concepire la coesistenza internazionale se non in chiave intrinsecamente conflittuale, il governo degli Stati Uniti, insieme a larga parte delle élite europee, si convinse che una ferma contrapposizione ai sovietici fosse la via più efficace, e meno pericolosa, per promuovere interessi, ideali e identità di una coalizione occidentale che prese a definirsi come "mondo libero". Fu allora che la guerra fredda prese forma.

 

Fabio Foresti

Profilo linguistico dell’Emilia-Romagna

Laterza

Foresti insegna Sociolinguistica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha scritto un testo scientifico assai impegnativo nella lettura, ma di grande interesse culturale. Il volume è diviso in 4 capitoli: La regione e la sua storia, I dialetti emiliani e romagnoli, L’italiano nella regione, Testi e documenti. Il nostro tanto vantato dialetto romagnolo non trova particolare spazio nelle pagine di Foresti, anche se riconosce alla Romagna più attenzione di tante altre province emiliane a questa particolare tradizione linguistica, espressasi anche in forme alte culturali (importante la sottolineatura sull’opera di Giustiniano Villa). Grazie anche al lavoro appassionato di studiosi come Gianni Quondamatteo. La storia linguistica dell'Emilia Romagna è caratterizzata da una pluralità di codici linguistici a disposizione degli abitanti della regione, da quelli della fase antica ai volgari e al latino dell'età medievale, fino ai dialetti (unici idiomi materni delle popolazioni per lunghi secoli), al toscano e all'italiano dell'epoca moderna e contemporanea. Una dimensione plurilingue che ha accompagnato e dato forma alle attività lavorative, alla costruzione e al mantenimento delle relazioni sociali, ai sistemi simbolici di rappresentazione, all'apprendimento e alla trasmissione di saperi e norme, alle convinzioni religiose, alla produzione di testi destinati a intrattenere ed esprimere la sfera della creatività e dei sentimenti.

 

Roman Jakobson – Krystina Pomorska

Dialoghi. Gli ultimi suoni del Novecento

Castelvecchi

Ci sono figure della cultura del ‘900 che, con la loro grandezza, riescono a travalicare ogni confine geografico, linguistico, scientifico da noi conosciuto. Roman Jakobson (1896-1982) è una di queste figure fascinose ed incredibilmente stimolante per l’intelligenza di ogni uomo e donna di questo mondo. Filologo, linguista e critico letterario. Partecipò ancora studente alla formazione del circolo linguistico di Mosca (1915) e trasferitosi in Cecoslovacchia dopo la rivoluzione (1920), fu uno dei fondatori del circolo linguistico di Praga (1926), nel cui ambito fu coautore delle celebri Tesi per il 1. Congresso dei filologi slavi (1929). Dal 1941, stabilitosi negli Stati Uniti, insegnò nelle maggiori università americane. Autore di uno dei più bei libri dedicati a Majakovskij: “Una generazione che ha dissipato i suoi poeti : Il problema Majakovskij” (SE, 2004).

A trent'anni dalla pubblicazione italiana (per i tipi della Laterza nel 1980) e in una nuova traduzione integrale condotta sul testo originale, tornano in libreria i "Dialoghi" di Roman Jakobson. Sollecitato dalle domande di Krystyna Pomorska (polacca, docente al MIT di Boston), sua compagna di vita, Jakobson ripercorre in questa lunga intervista le tappe più importanti della sua biografia: gli incontri con i maggiori artisti e studiosi dello scorso secolo, l'esilio, e tutto il suo straordinario percorso intellettuale. Dai primi anni in Russia durante i quali, affascinato dal Futurismo, si lega profondamente a Majakovskij, all'esilio in Europa e negli Stati Uniti, occasione di incontri e di importanti collaborazioni con Trubeckoj, Saussure, Pasternak, Lévi-Strauss. I "Dialoghi" rappresentano uno spaccato della cultura del Novecento e un'introduzione avvincente allo studio del linguaggio, attraverso le varie arti e discipline toccate dal linguista nelle sue ricerche: poesia, cinema, pittura, fisica, strutturalismo, semiologia, psicoanalisi. Ma, soprattutto, ci restituiscono il senso della sua "ricerca intrepida, dell'assenza totale di conformismo scientifico".

SCAFFALE LOCALE

NUOVA ENTRATA - Giacomo Palma

Sui binari di un sogno. Dai treni scomparsi al futuro della mobilità nel riminese. Storia e prospettive

Introduzione e cura di Alberto Rossini

Guaraldi

Ogni tanto i sogni di qualcuno devono essere messi nero su bianco perché altri possano conoscerli e discutere. Questo è quello che ha fatto Alberto Rossini, Assessore provinciale all’Urbanistica e alla Mobilità dal 2004 al 2009, ed oggi dirigente della Provincia impegnato a seguire i nuovi progetti di mobilità sul territorio riminese: terza corsia dell’Autostrada, nuova statale, TRC. Avvalendosi degli studi storici conoscitivi e di quelli progettuali dell’architetto urbinate Giacomo Palma. Rossini tenta di fornire “un disegno complessivo che consente di avere obiettivi ambiziosi ma raggiungibili. A patto però di avere la giusta determinazione ed un pizzico di follia”.

Gli studi di Palma raccontano dei collegamenti ferroviari passati, presenti e futuri di Rimini e della Valmarecchia. Parlano della linea Rimini-San Marino (attiva dal 1932 al 1944) lunga 32 km.; della linea Rimini-Novafeltria (attiva dal 1916 al 1960) lunga 34 km.; della linea Santarcangelo di Romagna-Urbino-Fabriano (i cui lavori iniziarono nel 1909 ma non vennero mai ultimati e la linea non fu mai attivata), in particolare del tratto Santarcangelo-Ponte Verucchio lungo 15 km.

Baldini Raffaello

La Fondazione

Einaudi

Recentemente, in due occasioni, questo testo è stato ascoltato dal pubblico del riminese: la prima volta nel 2009 Pier Paolo Paolizzi l’ha letto, interpretandolo  magnificamente, in estate a Torriana e poi in ottobre a Coriano. Ma la bravura di Paolizzi non è stata pari all’emozione che ci ha ridato la lettura di questo testo da parte dello stesso Baldini, effettuata pochi mesi prima della sua morte. Partecipando al Premio ATER Riccione nell’aprile 2004, a sorpresa, Baldini si presentava al Teatro del Mare di Riccione e leggeva questo testo che aveva appena finito di scrivere: fortuna volle che quella lettura venisse videoregistrata, seppur in forma un po’ artigianale ed improvvisata. Ma la proiezione del filmato che il Comune di Riccione ha fatto a novembre 2009 è stata assolutamente emozionante per il pubblico presente. Raffaello Baldini (1924-2005), santarcangiolese, è stato uno dei più grandi poeti italiani della seconda metà del ‘900 e ha usato spesso, e volentieri, il dialetto romagnolo per raccontare le sue storie. Un personaggio un po' matto, che colleziona i più assurdi oggetti del passato, è preso ossessivamente dall'idea di dar vita a una fondazione che tenga viva la memoria delle cose più sfuggenti: i pensieri; non quelli grandi dei poeti e dei filosofi, che tanto a questi ci pensano già i libri, ma quelli che vengono a tutti quanti in qualche momento della giornata, e sembrano tanto acuti, e poi spariscono nel flusso della vita. Scritto in dialetto romagnolo, ma con molte parti in italiano, "La Fondazione" è un libro sulle cose che svaniscono e sul desiderio di conservarle.


Maria Lucia De Nicolò

Rimini Marinara

1 – Istituzioni, società, tradizione navale. Secoli XIII-XVIII

Banca di Credito Cooperativo di Gradara

E’ la storia del rapporto di Rimini con il suo porto e con il mare Adriatico dalla fine del Medioevo al 1700. Il volume ci racconta l’ascesa e il destino del settore mercantile riminese, con le sue fiere, la crisi di queste ultime, la pratica del contrabbando per eludere le tasse imposte da Venezia e dal governo di Roma, la nascita e la crescita del settore commerciale legato alla produzione e il mercato del pesce fresco. Apprezzato dagli antichi romani, il pesce non lo fu altrettanto nel Medio Evo. Ma dalla metà del ‘500, sulla base delle scelte compiute per i fedeli dal Concilio di Trento della Chiesa cattolica sui periodi di digiuni e di astinenza che escludevano da questa dieta “di magro” il pesce e sulla “scoperta” delle virtù benefiche alimentari contenute nei prodotti del mare dalla scienza, ci fu un aumento della richiesta. La fornitura delle nuove quantità richieste dal mercato furono possibili, da un lato, grazie a nuove tecniche di pesca (a partire dal ‘600 la pesca “a tartana” e poi dal ‘700 la pesca “a coppia”) e dall’altro attraverso la conservazione del pesce con l’uso delle ghiacciaie (ancora ben visibili quelle sul porto di Cesenatico) che consentivano l’arrivo del prodotto fresco ai mercati di Bologna, Firenze, Perugia.

Dice la De Nicolò, cattolichina, docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna: “La vitalità economica, imprenditoriale e marittima, le fiere che richiamavano sul litorale romagnolo mercanti da ogni dove, la volontà degli amministratori di fare di Rimini un emporio di respiro non solo regionale, sono tutte sfaccettature della storia di una comunità che si mostra capace in vario modo, a seconda del momento e delle opportunità, di glissare gli ordini restrittivi imposti da Venezia, giovandosi anche dell’apporto cognitivo e professionale degli stessi sudditi della Serenessima, stagionali o residenti in città, per affinare le arti della navigazione e delle costruzioni navali, già rese prospere dalle necessità di un commercio di cabotaggio”. I sudditi della Serenessima sopra citati sono i Chioggiotti, che per secoli, a partire dal ‘400, trovarono a Rimini una seconda casa.


LO SCAFFALE DI PAOLO ZAGHINI - SECONDO APPUNTAMENTO (clicca qui per leggere)

LO SCAFFALE DI PAOLO ZAGHINI - TERZO APPUNTAMENTO (clicca qui per leggere)

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