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Lettera da una figlia - 19 marzo "giornata del papà"
Lunedì, Settembre 01, 2014
   
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Lettera da una figlia - 19 marzo "giornata del papà"

Lettera da una figlia

Il 19 marzo è la “giornata del papà”. Attualmente svuotata di ogni profondo significato come accade per ogni ricorrenza consumistica. Per me è comunque una data speciale. Mi porta a ricordare mio padre Giordano Bruno Reffi, ma soprattutto è anche il giorno in cui quattro anni fa ho perso mia madre Marina Busignani.

Ho sempre cercato di rifuggire ostentazioni celebrative ritenendole assolutamente inutili. Il dolore è un sentimento profondamente privato per cui provo grande pudore e rispetto. Finora, infatti, ho voluto ricordare entrambi semplicemente con la “silente” affissione di un manifesto con  i nomi e semplici parole.

Ma ho sempre voluto ricordali insieme, unendoli anche nella memoria, perché insieme hanno percorso, nel senso più completo e profondo, il cammino umano. Attraversando pertugi acuminati e passaggi dolorosi ma assolvendo nel modo più completo il loro sodalizio. Un vero consorzio che è stato qualcosa di ben più alto dell’amore passionale che li aveva uniti circa 60 anni fa.

Marina era una donna grande. Una vera artista. Una compagna. Era passione; e viscere. E forza; e tanto cuore. Marina era lotta accesa e calore infinito. Tutto questo profuso con generosità nel suo impegno per la parità dei diritti che si fondeva col suo essere madre e donna. E sapeva trasmettere le sue tensioni emotive sulle grandi, meravigliose tele o nelle corpose e materiche sculture.

E lui era un grande uomo, Giordano Bruno. Quel nome impegnativo e tragico. Un nome che pare sottolineare un destino cui non ci si può sottrarre. Quel Bruno aggiunto dopo la morte del fratello straziato dal bombardamento, a pochi passi dalla casa dei genitori. Giordano era intelligenza, onestà, acume, coerenza. Curiosità infinita e mai saziata; ironia e cultura. Era i suoi libri, la sua biblioteca. Era le piante che coltivava; era le poesie che scriveva. Era il suo modo di vivere  la comunità con un impegno responsabile e deciso, tramandato forse da generazioni di “Reffi” catapultati dall’austero Piemonte. Fedele ad una visione politica realmente al servizio del Paese e libero dai bavagli e legacci creati dalla degenerazione utilitaristica dell’impegno. Con Marina ha condiviso battaglie ed obiettivi, intrapreso lotte. Ed erano orgogliosi di essere sammarinesi. Anche se ora mi pare di percepirne l’indignazione, l’amara delusione e la pesante preoccupazione. Tutto questo è rimasto dentro di me. E nessuna lontananza fisica potrà mai cancellare l’intensità di questa presenza  assente.

So anche che questo senso di vuoto e di mancanza per la loro scomparsa non tocca solo me. Ma appartiene anche a coloro che li hanno conosciuti e stimati. E a tutti coloro che oggi, assistendo ad un incontrollato, ignorato, rovinoso decadimento e depauperamento della Antica Terra delle Libertà ricordano con rimpianto un tempo in cui esisteva rispetto e onorabilità, umiltà e correttezza. Dove il bene comune era davvero il bene di tutti.

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