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Falce, martello e lasagre: successi ed insuccessi del turismo riminese
Venerdì, Novembre 21, 2014
   
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Falce, martello e lasagre: successi ed insuccessi del turismo riminese

Si intitola Falce, martello e lasagne ed è appena uscito per l’editore riminese Panozzo. Il libro, che raccoglie gli interventi di Tiziano Arlotti, Giuliano Ghirardelli, Mario Pasquinelli e l’introduzione di Giovannino Montanari, racconta il turismo romagnolo dal dopoguerra ad oggi ed è il quinto volume della piccola collana “Francamente - Nuove guide per gli ospiti” promossa dalla Montanari Tour, di cui Giovannino è presidente.

L’obiettivo è fare conoscere la Riviera riminese ai turisti vecchi e nuovi, attraverso personaggi, storie, episodi che sono stati pubblicati nei diversi volumi. E anche rivelare, in quest’ultima pubblicazione, quelle che Montanari chiama «le nostre contraddizioni», mettendo subito il dito nella piaga: «i nostri figli non ne vogliono più sapere di metter piede negli hotel o nei ristoranti del babbo e della mamma». Un problema, quello del mancato ricambio generazionale, molto sentito nelle aziende turistiche del territorio.

Montanari affronta anche le «vecchie contraddizioni politiche, di cui è giusto parlare, con serenità - scrive -. Eravamo una terra di comunisti, di rivoluzionari, di furiosi e ferventi anticapitalisti (solo ideologicamente? Solo di facciata?). Anche di tutto ciò dovremmo - e vogliamo - parlare».

Un contributo al tema arriva dal vicesindaco di Rimini Maurizio Melucci che, ad un incontro di presentazione di Falce, martello e lasagne, spiega che «il Pci negli anni ’50 ha avuto l’intelligenza di lasciare spazio all’iniziativa privata», quella che ha dato vita alla moltitudine di pensioncine a gestione familiare che caratterizzavano l’offerta turistica dell’epoca (e, in parte, anche quella odierna). «Lasciare crescere il turismo di massa per i lavoratori che non erano mai usciti di casa - continua Melucci - è stata un’operazione lungimirante».

Altro motivo di contraddizione, secondo Montanari, riguarda «un altro versante, quello… sessuale - scrive -. Anch’esso imbarazzante. E leggermente meschino, in molte vicende narrate in questo libro».

Il volume tratteggia infatti l’epopea dei vitelloni locali, i cosiddetti “birri”, ossia quei giovanotti riminesi e dell’entroterra che durante l’estate lasciavano mogli e fidanzate per dedicarsi alla conquista delle turiste straniere che, fino a pochi anni fa, arrivavano a frotte sulla spiaggia. Le conquiste - e qui sta l’aspetto “imbarazzante e leggermente meschino” sottolineato da Montanari - erano motivo di vanto al bar, con tanto di punteggi e graduatorie a seconda della provenienza e professione delle (ingenue?) fanciulle.

Tra episodi piccanti, ricordi nostalgici e rivisitazioni storiche, Falce, martello e lasagne costituisce un’occasione di riflessione sul comparto turistico che, quale prima industria del territorio, non è privo di luci e ombre. Il turismo era la possibilità del “riscatto”, da parte dei mezzadri delle colline che, scendendo sulla costa, potevano abbandonare il loro durissimo lavoro nei campi per dedicarsi all’accoglienza - sincera e appassionata - di quelli che, allora, erano chiamati “bagnanti” e che, nelle pensioncine riminesi, venivano trattati da «piccoli nababbi», scrive Ghirardelli. Era anche l’epoca delle “azdore”, le forti donne romagnole che mandavano avanti con decisione la famiglia e l’azienda turistica.

Oggi molto è cambiato, la necessità di offrire un servizio più professionale ha modificato la realtà di alberghi e pensioni. Tra i vari cambiamenti, Giovannino Montanari mette in luce il successo del turismo della terza età che, da comparto di nicchia che riempiva gli esercizi balneari in bassa stagione, è diventato un caposaldo dell’offerta riminese, ma con differenze importanti rispetto al passato. «Oggi la terza età non vuole più “essere condotta per mano” sui sentieri della vacanza - scrive -. Ama, sì, sempre la vacanza di gruppo, ma aspira a partecipare in prima persona all’elaborazione e alla realizzazione dei programmi». Caratteristiche che Montanari non esita a definire “rivoluzionarie” (riferendosi anche al ruolo fondamentale degli anziani nel volontariato, nell’aiuto a figli e nipoti) e a cui il comparto turistico deve rispondere con prontezza: «possiamo, anzi dobbiamo, offrire la massima disponibilità per creare occasioni di vacanza all’altezza di queste nuove e grandi aspettative, iniziando a parlare di noi stessi, della nostra realtà, con coraggio, in profondità e con quella sincerità obbligatoria tra veri amici».

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