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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Sesto appuntamento
Sabato, Luglio 26, 2014
   
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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Sesto appuntamento

Ogni lunedì Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale “Giovanni Antonio Battarra” di Coriano, stilerà una propria personale e totalmente soggettiva classifica libraria, sulla base dei propri gusti ed interessi e delle proprie letture.

Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com

NARRATIVA

NUOVA ENTRATA - Isabella Santacroce

LULU DELACROIX

Rizzoli

Riccionese . Ha pubblicato una decina di libri dal 1995, quando uscì “Fluo. Storie di giovani a Riccione” (per Castelvecchi, poi riedito da Feltrinelli). Personaggio strano, libri ancor più strani (storie estreme, storie di sesso), ma che stranamente (o forse no) piacciono  molto ai giornali della famiglia Berlusconi. L’ultimo pezzo sul Giornale del 31 marzo a firma Parente “intorno a Lulù non c’è sociologia spicciola, non c’è impegno, non c’è Berlusconi, non si parla di mafia, di immigrati, di camorra, non c’è piccineria narrativa, i critici non sanno come prenderla, dovranno mica leggerlo per scriverne? Insomma, come si permette questa Santacroce di essere così ambiziosa, di non riscrivere mai lo stesso libro declinato al trapassato remoto femminile come la Vinci, la Parrella, la Mazzucco, la Cutrufelli, la Ammaniti o, tra i politici narratrici, la Franceschini o la generosamente rinunciataria Veltroni? Come si permette la Santacroce di essere una scrittrice vera in un paese di timbratori di cartellini editoriali, di critici che fanno gli scrittori o scrivono librini sui critici per dire quanto sono bravi loro, ora che il romanzo è morto?”. Forse si intuisce perché a loro piaccia.

Barbara Alberti, nel suo ultimo libro, "Riprendetevi la faccia" (Mondadori) così la descrive: “Isabella Santacroce. Segni diabolici: l'innocenza. Il fascino da collegiale in divisa fetish, la bellezza di porcellana, l'ardita ricerca letteraria che ogni volta confonde i critici, ansiosi di ridurla in una casella immobile, come i santi, impraticabili in vita, che muoiano, per acquetarli finalmente nel calendario”. Però non ho capito se le piace o no. Insomma molto personaggio mediatico, costruito abilmente, pochissimo visto e conosciuto in presa diretta. Molto divertente leggere le enormi patacate egocentriche scritte sul suo sito isabella-santacroce.splinder.com.

A Perfect City, dove tutto è ordine, armonia e bellezza, regole severe proibiscono ogni imperfezione. Nulla turba la vita senza difetti dei suoi abitanti. Per questo mondo di fiaba artefatta, terrorizzato da ogni forma di diversità, la piccola Lulù Delacroix rappresenta una minaccia. Di più, un'offesa inaudita. Perché Lulù non è una bambina come le altre: non ha i capelli, ha due occhi enormi, una pelle bianchissima e uno strano modo di esprimersi. Nessuno la accetta, neppure i genitori che per lei non conoscono dolcezza, tantomeno le sue sorelle Ada e Dolores che si divertono a tormentarla con giochi crudeli. Per questo la decisione è drastica: quella ragazzina è un mostro, spaventa le persone, non dovrà mai uscire di casa. Così Lulù si crea un universo privato per sopravvivere alla realtà che la rifiuta, fino a quando l'incontro con Mimi, una bambola con un braccio e un occhio solo, nel giorno del suo sesto compleanno la trascinerà nella più grande avventura della sua vita. Insieme dovranno raggiungere il Mondo del Mistero e, tra mille incontri e fantastiche acrobazie, sconfiggere i pregiudizi, origine di ogni infelicità.

 

Camilla Lackberg

PRINCIPESSA DI GHIACCIO

Marsilio

Sino a poco tempo fa se un italiano voleva leggere qualcosa della letteratura dei paesi scandinavi doveva necessariamente limitarsi ai volumi presenti nel catalogo semiclandestino della casa editrice milanese Iperborea. Ma poi è arrivata la trilogia di Stieg Larsson “Millennium” … e tutto è cambiato.  Improvvisamente tutte le nostre case editrici hanno “scoperto” gli autori scandinavi, a incominciare da quelli polizieschi. E fra questi la Lackberg, il cui libro da molte settimane è ai primi posti delle classifiche di vendita. Leggibile, ma non aspettatevi un altro Stieg Larsson. Preferisco di molto la norvegese Anne Holt alla svedese Lackberg.

Erica Falck è tornata nella casa dei genitori a Fjällbacka, incantevole località turistica sulla costa occidentale della Svezia che, come sempre d'inverno, sembra immersa nella quiete più assoluta. Ma il ritrovamento del corpo di Alexandra, l'amica d'infanzia, in una vasca di ghiaccio riapre una misteriosa vicenda che aveva profondamente turbato il piccolo paese dell'arcipelago molti anni prima. Erica è convinta che non si tratti di suicidio, e in coppia con il poliziotto Patrik Hedström cerca di scoprire cosa si nasconde dietro la morte di una persona che credeva di conoscere. A trentacinque anni, con la sensazione di non sapere bene cosa volere nella vita ma stimolata da un nuovo amore, approfitta del suo status di scrittrice per smascherare menzogne e segreti di una comunità dove l'apparenza conta più di ogni cosa.


Italo Calvino

Il sentiero dei nidi di ragno

Einaudi

Ho letto questo libro di Calvino solo recentemente, grazie agli amici del Premio ATER Riccione che hanno dedicato a Calvino, vincitore del primo premio riccionese nel 1947, una bella pubblicazione “Il Premio Nazionale "Riccione" 1947 e Italo Calvino” di Andrea Dini (Il Ponte Vecchio, 2007). La freschezza del testo, la pulizia formale del linguaggio, la capacità descrittiva anticipano, sin da questo romanzo d’esordio, il grande intellettuale Italo Calvino, così importante per la storia letteraria italiana del secondo Novecento.

La storia di Pin, bambino sbandato, passato, come per caso, dai giochi violenti dell'infanzia alla dura realtà della guerra partigiana.

Questo primo libro di Italo Calvino, scritto subito dopo la fine della guerra, è molto scorrevole, i dialoghi, scritti con un linguaggio quotidiano spesso scurrile, si alternano a descrizioni minuziose dell’animo dei personaggi principali (come quello di Lupo Rosso, o come il bellissimo ritratto di Kim nel IX capitolo, infatti questo capitolo si distacca dal tono degli altri perché attraverso Kim il narratore può esprimere i suoi giudizi) e dei luoghi dove si svolgono le azioni di guerra.
Il narratore del libro è onnisciente, ma nonostante il libro sia narrato in terza persona, Calvino comunque sceglie di raccontare e descrivere i fatti e le paure di una guerra visti dal “basso”, da chi non può nulla nei conflitti eppure è costretto a farvi parte: l’ottica è quella di un bambino. Dietro lo sguardo un po' spaesato di Pin c'è la vicenda biografica di Italo Calvino che, giovane universitario di estrazione borghese, lascia gli studi ed entra nella Resistenza, in clandestinità vive a contatto di operai, gente semplice, condividendo la vita partigiana ma facendo parte inesorabilmente di un altro mondo.



SAGGISTICA

NUOVA ENTRATA - Giuseppe Campos Venuti

CITTA’ SENZA CULTURA. INTERVISTA SULL’URBANISTICA

A cura di Federico Oliva

Laterza

Ho un ricordo di qualche anno fa di un bellissimo pomeriggio passato con Campos Venuti quando venne a Rimini a presentare il libro di Fabio Tomasetti “Ripensare Rimini. L'urbanistica riformista: il PEEP '64 e il PRG '65” (Il Ponte Vecchio, 2007). Il fascino di un grande intellettuale, di un urbanista che non ha mai pensato le città italiane come grandi bocconi da mangiare, come occasioni per fare soldi speculando sull’ambiente e distruggendo il territorio. Recentemente, ho letto sui giornali, che è stato chiamato a supervisionare le scelte del nuovo Piano Strategico del Comune di Rimini, ovvero lo strumento che dovrà pianificare la Rimini del futuro. Questa presenza credo, e mi auguro,  non conoscendo ancora le scelte che la Commissione incaricata ha preparato, contribuisca all’elaborazione  di un nuovo strumento urbanistico riminese all’altezza dei problemi e dei tempi per la nostra Città. Il libro intervista a Campos Venuti è firmato anche da Federico Oliva, presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, ascoltato recentemente in una conferenza a San Giovanni in Marignano di grande interesse a proposito della nuova pianificazione urbanistica nazionale.

II Bel Paese non gode di ottima salute. Se si volge lo sguardo al paesaggio nella sua interezza il brutto sembra prevalere sul bello e il disordine su un progetto riconoscibile. Cosa ha determinato tutto questo e in che modo è possibile affrontare e risolvere i problemi e le criticità, è l'obiettivo di questo libro-intervista. Con il suo straordinario bagaglio di esperienze di studioso e di amministratore pubblico, Campos Venuti ricostruisce quello che, in questi decenni, è stato fatto dalla politica, la cultura e la stessa urbanistica. E, soprattutto, quello che non è stato fatto. Su ogni tema trattato, l'intervista trae sempre una conclusione di prospettiva e propone una soluzione per le molte problematiche che si affacciano sullo scenario attuale: dal miglioramento della qualità e dell'efficienza delle città e del territorio, al radicale rinnovamento necessario del nostro sistema legislativo, dal modo di affrontare le problematiche della rendita fondiaria urbana alla conferma dell'utilità del piano regolatore.

 

Federico Romero

STORIA DELLA GUERRA FREDDA. L’ULTIMO CONFLITTO PER L’EUROPA

Einaudi

Romero insegna Storia dell’America del Nord all’Università di Firenze. Studioso di storia internazionale contemporanea e del ruolo in essa avuto dagli Stati Uniti d’America. In questo volume racconta, riprendendo la felice affermazione dello studioso francese Raymond Aron, la “pace impossibile – guerra improbabile” durata oltre quaranta anni. E’ la storia dello scontro bipolare URSS – USA a tutto campo. Ma la parte più impressionante di questo scontrofu il prezzo che pagarono i Paesi Europei, dell’Est e dell’Ovest.

Nessuno voleva una guerra fredda, nessuno l'aveva pianificata e nessuno dei protagonisti l'aveva davvero prevista, per lo meno nelle forme rigide che poi assunse. Ciò che si andava delineando nei mesi conclusivi della Seconda guerra mondiale era un'inedita geografìa di potenza in cui Stati Uniti e Unione Sovietica primeggiavano... Gli assunti ideologici e i paradigmi culturali dei protagonisti ebbero un ruolo determinante: additavano la direzione in cui ciascuno intendeva procedere, ed erano le lenti attraverso cui si giudicavano le mosse altrui, si tentava di indovinare le possibili concatenazioni di eventi futuri, si soppesavano i pericoli evidenti o potenziali. L'URSS di Stalin non poteva concepire la coesistenza internazionale se non in chiave intrinsecamente conflittuale, il governo degli Stati Uniti, insieme a larga parte delle élite europee, si convinse che una ferma contrapposizione ai sovietici fosse la via più efficace, e meno pericolosa, per promuovere interessi, ideali e identità di una coalizione occidentale che prese a definirsi come "mondo libero". Fu allora che la guerra fredda prese forma.

 

Fabio Foresti

Profilo linguistico dell’Emilia-Romagna

Laterza

Foresti insegna Sociolinguistica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha scritto un testo scientifico assai impegnativo nella lettura, ma di grande interesse culturale. Il volume è diviso in 4 capitoli: La regione e la sua storia, I dialetti emiliani e romagnoli, L’italiano nella regione, Testi e documenti. Il nostro tanto vantato dialetto romagnolo non trova particolare spazio nelle pagine di Foresti, anche se riconosce alla Romagna più attenzione di tante altre province emiliane a questa particolare tradizione linguistica, espressasi anche in forme alte culturali (importante la sottolineatura sull’opera di Giustiniano Villa). Grazie anche al lavoro appassionato di studiosi come Gianni Quondamatteo. La storia linguistica dell'Emilia Romagna è caratterizzata da una pluralità di codici linguistici a disposizione degli abitanti della regione, da quelli della fase antica ai volgari e al latino dell'età medievale, fino ai dialetti (unici idiomi materni delle popolazioni per lunghi secoli), al toscano e all'italiano dell'epoca moderna e contemporanea. Una dimensione plurilingue che ha accompagnato e dato forma alle attività lavorative, alla costruzione e al mantenimento delle relazioni sociali, ai sistemi simbolici di rappresentazione, all'apprendimento e alla trasmissione di saperi e norme, alle convinzioni religiose, alla produzione di testi destinati a intrattenere ed esprimere la sfera della creatività e dei sentimenti.

 

SCAFFALE LOCALE

NUOVA ENTRATA - Sandrina Gasperoni (a cura)

IL PROFUMO DELLA CARTA

La Pieve Poligrafica Editore

Chiunque nel Riminese abbia lavorato negli ultimi decenni nella carta stampata, o abbia dovuto stampare materiale pubblicitario, manifesti, depliant, giornali non può non aver conosciuto Silvano Pedrosi, proprietario ed anima de La Pieve Poligrafica Editore di Villa Verucchio. Silvano è scomparso improvvisamente, in un attimo, la mattina del 24 luglio 2009 a 61 anni: il suo cuore cessò di battere.

Bene hanno fatto la moglie Giuseppina, assieme ai figli Sabina, Filippo e Giuseppe, ricordarlo con questo prezioso volume (curato da Sandrina Gasperoni) che altro nome non poteva avere perché per Silvano era tutta la sua vita “Il profumo della carta”. Assieme all’altra sua grande passione: la produzione dell’olio di oliva che si divertiva a regalare, in preziose bottiglie ed accurata confezione, ad amici e clienti per le feste natalizie.

Con Silvano ho avuto il piacere di lavorare dai primi anni Ottanta, registrando via via l’orgoglio imprenditoriale di una impresa in crescita con l’acquisto di macchine sempre più potenti e di qualità. La soddisfazione e il piacere di un lavoro fatto con amore e con capacità. Ciao Silvano!

 

Giacomo Palma

Sui binari di un sogno. Dai treni scomparsi al futuro della mobilità nel riminese. Storia e prospettive

Introduzione e cura di Alberto Rossini

Guaraldi

Ogni tanto i sogni di qualcuno devono essere messi nero su bianco perché altri possano conoscerli e discutere. Questo è quello che ha fatto Alberto Rossini, Assessore provinciale all’Urbanistica e alla Mobilità dal 2004 al 2009, ed oggi dirigente della Provincia impegnato a seguire i nuovi progetti di mobilità sul territorio riminese: terza corsia dell’Autostrada, nuova statale, TRC. Avvalendosi degli studi storici conoscitivi e di quelli progettuali dell’architetto urbinate Giacomo Palma. Rossini tenta di fornire “un disegno complessivo che consente di avere obiettivi ambiziosi ma raggiungibili. A patto però di avere la giusta determinazione ed un pizzico di follia”.

Gli studi di Palma raccontano dei collegamenti ferroviari passati, presenti e futuri di Rimini e della Valmarecchia. Parlano della linea Rimini-San Marino (attiva dal 1932 al 1944) lunga 32 km.; della linea Rimini-Novafeltria (attiva dal 1916 al 1960) lunga 34 km.; della linea Santarcangelo di Romagna-Urbino-Fabriano (i cui lavori iniziarono nel 1909 ma non vennero mai ultimati e la linea non fu mai attivata), in particolare del tratto Santarcangelo-Ponte Verucchio lungo 15 km.


Maria Lucia De Nicolò

Rimini Marinara

1 – Istituzioni, società, tradizione navale. Secoli XIII-XVIII

Banca di Credito Cooperativo di Gradara

E’ la storia del rapporto di Rimini con il suo porto e con il mare Adriatico dalla fine del Medioevo al 1700. Il volume ci racconta l’ascesa e il destino del settore mercantile riminese, con le sue fiere, la crisi di queste ultime, la pratica del contrabbando per eludere le tasse imposte da Venezia e dal governo di Roma, la nascita e la crescita del settore commerciale legato alla produzione e il mercato del pesce fresco. Apprezzato dagli antichi romani, il pesce non lo fu altrettanto nel Medio Evo. Ma dalla metà del ‘500, sulla base delle scelte compiute per i fedeli dal Concilio di Trento della Chiesa cattolica sui periodi di digiuni e di astinenza che escludevano da questa dieta “di magro” il pesce e sulla “scoperta” delle virtù benefiche alimentari contenute nei prodotti del mare dalla scienza, ci fu un aumento della richiesta. La fornitura delle nuove quantità richieste dal mercato furono possibili, da un lato, grazie a nuove tecniche di pesca (a partire dal ‘600 la pesca “a tartana” e poi dal ‘700 la pesca “a coppia”) e dall’altro attraverso la conservazione del pesce con l’uso delle ghiacciaie (ancora ben visibili quelle sul porto di Cesenatico) che consentivano l’arrivo del prodotto fresco ai mercati di Bologna, Firenze, Perugia.

Dice la De Nicolò, cattolichina, docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna: “La vitalità economica, imprenditoriale e marittima, le fiere che richiamavano sul litorale romagnolo mercanti da ogni dove, la volontà degli amministratori di fare di Rimini un emporio di respiro non solo regionale, sono tutte sfaccettature della storia di una comunità che si mostra capace in vario modo, a seconda del momento e delle opportunità, di glissare gli ordini restrittivi imposti da Venezia, giovandosi anche dell’apporto cognitivo e professionale degli stessi sudditi della Serenessima, stagionali o residenti in città, per affinare le arti della navigazione e delle costruzioni navali, già rese prospere dalle necessità di un commercio di cabotaggio”. I sudditi della Serenessima sopra citati sono i Chioggiotti, che per secoli, a partire dal ‘400, trovarono a Rimini una seconda casa.


LO SCAFFALE DI PAOLO ZAGHINI - SECONDO APPUNTAMENTO (clicca qui per leggere)

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