Sabato, Febbraio 04, 2012
   
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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Settimo appuntamento

Ogni lunedì Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale “Giovanni Antonio Battarra” di Coriano, stilerà una propria personale e totalmente soggettiva classifica libraria, sulla base dei propri gusti ed interessi e delle proprie letture.

Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com

NARRATIVA

 

NUOVA ENTRATA - Fedor Michajlovic Dostoevskij

LE NOTTI BIANCHE

Einaudi

L’occasione da parte mia per riprendere in mano questa opera giovanile di Dostoevskij è stato l’incontro con l’Autore programmato dalla Biblioteca di Misano. L’Autore che doveva ripercorrere questo testo era Erri De Luca. Cosa dire? Erri De Luca non ha parlato di Dostoevskij. Ne ha approfittato invece per ricordare le sue “notti bianche”, dimostrando (semmai ce ne fosse bisogno) che Erri è stato un pessimo politico in passato così come è oggi un grande narratore, o meglio affabulatore. Naturalmente penso che Lui non sarebbe d’accordo (sul fatto che sia stato un pessimo politico), ma sarebbe un errore grave confondere la “bella storia” che Lui racconta degli anni ’70 e ’80 con la realtà vera di quegli anni drammatici e terribili che l’Italia allora visse. Ma Erri è sicuramente bravissimo: ed è una bellissima pagina di letteratura il pezzo che ha scritto per l’occasione su L’Avvenire del 21 marzo.

 

E’ un romanzo breve giovanile pubblicato per la prima volta nel 1848. L'opera prende il nome dal periodo dell'anno noto col nome di notti bianche, in cui nella Russia del nord e in particolare nella zona di San Pietroburgo, il sole tramonta dopo le 22.

Le notti bianche è un romanzo sentimentale in cui appaiono molti dei temi fondamentali dell'opera di Dostoevskij. Un impiegato, un "sognatore", narra le proprie vicende in prima persona a partire dall'incontro con una donna durante una delle sue passeggiate notturne. Nasten'ka (questo il nome della donna) vive quella che appare come la fine di un amore disperato. Apre il suo cuore con l'impiegato in un dialogo che dura quattro notti, durante le quali gradualmente appare il sogno di una vita insieme per i due che, incontratisi casualmente, sembrano "riconoscersi". Il sogno si spegne improvvisamente con il ritorno, nella vita della donna, del suo amante; e l'impiegato si ritrova nuovamente solo e "sognatore", isolato in una vita avulsa dalla realtà

 

Isabella Santacroce

LULU DELACROIX

Rizzoli

Riccionese . Ha pubblicato una decina di libri dal 1995, quando uscì “Fluo. Storie di giovani a Riccione” (per Castelvecchi, poi riedito da Feltrinelli). Personaggio strano, libri ancor più strani (storie estreme, storie di sesso), ma che stranamente (o forse no) piacciono  molto ai giornali della famiglia Berlusconi. L’ultimo pezzo sul Giornale del 31 marzo a firma Parente “intorno a Lulù non c’è sociologia spicciola, non c’è impegno, non c’è Berlusconi, non si parla di mafia, di immigrati, di camorra, non c’è piccineria narrativa, i critici non sanno come prenderla, dovranno mica leggerlo per scriverne? Insomma, come si permette questa Santacroce di essere così ambiziosa, di non riscrivere mai lo stesso libro declinato al trapassato remoto femminile come la Vinci, la Parrella, la Mazzucco, la Cutrufelli, la Ammaniti o, tra i politici narratrici, la Franceschini o la generosamente rinunciataria Veltroni? Come si permette la Santacroce di essere una scrittrice vera in un paese di timbratori di cartellini editoriali, di critici che fanno gli scrittori o scrivono librini sui critici per dire quanto sono bravi loro, ora che il romanzo è morto?”. Forse si intuisce perché a loro piaccia.

Barbara Alberti, nel suo ultimo libro, "Riprendetevi la faccia" (Mondadori) così la descrive: “Isabella Santacroce. Segni diabolici: l'innocenza. Il fascino da collegiale in divisa fetish, la bellezza di porcellana, l'ardita ricerca letteraria che ogni volta confonde i critici, ansiosi di ridurla in una casella immobile, come i santi, impraticabili in vita, che muoiano, per acquetarli finalmente nel calendario”. Però non ho capito se le piace o no. Insomma molto personaggio mediatico, costruito abilmente, pochissimo visto e conosciuto in presa diretta. Molto divertente leggere le enormi patacate egocentriche scritte sul suo sito isabella-santacroce.splinder.com.

A Perfect City, dove tutto è ordine, armonia e bellezza, regole severe proibiscono ogni imperfezione. Nulla turba la vita senza difetti dei suoi abitanti. Per questo mondo di fiaba artefatta, terrorizzato da ogni forma di diversità, la piccola Lulù Delacroix rappresenta una minaccia. Di più, un'offesa inaudita. Perché Lulù non è una bambina come le altre: non ha i capelli, ha due occhi enormi, una pelle bianchissima e uno strano modo di esprimersi. Nessuno la accetta, neppure i genitori che per lei non conoscono dolcezza, tantomeno le sue sorelle Ada e Dolores che si divertono a tormentarla con giochi crudeli. Per questo la decisione è drastica: quella ragazzina è un mostro, spaventa le persone, non dovrà mai uscire di casa. Così Lulù si crea un universo privato per sopravvivere alla realtà che la rifiuta, fino a quando l'incontro con Mimi, una bambola con un braccio e un occhio solo, nel giorno del suo sesto compleanno la trascinerà nella più grande avventura della sua vita. Insieme dovranno raggiungere il Mondo del Mistero e, tra mille incontri e fantastiche acrobazie, sconfiggere i pregiudizi, origine di ogni infelicità.

 

Camilla Lackberg

PRINCIPESSA DI GHIACCIO

Marsilio

Sino a poco tempo fa se un italiano voleva leggere qualcosa della letteratura dei paesi scandinavi doveva necessariamente limitarsi ai volumi presenti nel catalogo semiclandestino della casa editrice milanese Iperborea. Ma poi è arrivata la trilogia di Stieg Larsson “Millennium” … e tutto è cambiato.  Improvvisamente tutte le nostre case editrici hanno “scoperto” gli autori scandinavi, a incominciare da quelli polizieschi. E fra questi la Lackberg, il cui libro da molte settimane è ai primi posti delle classifiche di vendita. Leggibile, ma non aspettatevi un altro Stieg Larsson. Preferisco di molto la norvegese Anne Holt alla svedese Lackberg.

Erica Falck è tornata nella casa dei genitori a Fjällbacka, incantevole località turistica sulla costa occidentale della Svezia che, come sempre d'inverno, sembra immersa nella quiete più assoluta. Ma il ritrovamento del corpo di Alexandra, l'amica d'infanzia, in una vasca di ghiaccio riapre una misteriosa vicenda che aveva profondamente turbato il piccolo paese dell'arcipelago molti anni prima. Erica è convinta che non si tratti di suicidio, e in coppia con il poliziotto Patrik Hedström cerca di scoprire cosa si nasconde dietro la morte di una persona che credeva di conoscere. A trentacinque anni, con la sensazione di non sapere bene cosa volere nella vita ma stimolata da un nuovo amore, approfitta del suo status di scrittrice per smascherare menzogne e segreti di una comunità dove l'apparenza conta più di ogni cosa.


SAGGISTICA

NUOVA ENTRATA - Francesco Guccini

NON SO CHE VISO AVESSE. LA STORIA DELLA MIA VITA

Mondadori

Ho visto Guccini da Fazio a “Che tempo che fa” una domenica sera. Ma quanto è bravo Fazio nel non imporsi ai suoi ospiti e riuscire a farli parlare in libertà. Alla faccia dei Santoro, dei Vespa e di tutti gli altri presentatori protagonisti a dispetto dei loro ospiti, che a fatica riescono a mettere in fila un ragionamento fatto di due frasi attaccate. Fazio dimostra che (volendo) anche in TV è possibile argomentare una questione, discutere un problema. Senza necessariamente udire e vedere due o più persone che sbraitano, spesso non si sa su che cosa.

Montanaro di pianura, nato a Modena nel 1940, diffidente, avaro di sé, sobrio e bevitore, pigro e serissimo, ma chiacchierone instancabile, Francesco Guccini ha scelto, per la prima volta, di raccontare la sua vita. E ci è riuscito, in questo libro bello e bizzarro, nell'unico modo per lui possibile: fingendo di parlare d'altro, per dire tutto di sé. Per farlo, Guccini organizza una geografia: Pavana col mulino degli avi, i nonni, le nonne e i bisnonni, il bosco, il fiume, la montagna. Modena, odiata e amata, piccola città bastardo posto. Bologna, l'eletta, in via Paolo Fabbri, una vecchia signora dai fianchi un po' molli col seno sul piano padano e il culo sui colli. E poi gli altri luoghi e i loro aneddoti: le osterie, il giornale per sbarcare il lunario (perché cantare non è mica un mestiere), e le balere, dalla via Emilia al West, con gli orchestrali, le giacche con i lustrini, il rock and roll. E ancora: l'amore per il cinema, con gli amici Luciano Ligabue e Leonardo Pieraccioni, per le chitarre, per i fumetti e per l'ottava rima. E infine: il concerto, il luogo dell'incontro col pubblico, secondo una liturgia ritualizzata che comincia con il c'era una volta di "Lunga e diritta correva la strada" di "Canzone per un'amica" per finire con l'epos trionfale di "Non so che viso avesse" della "Locomotiva".

 

Giuseppe Campos Venuti

CITTA’ SENZA CULTURA. INTERVISTA SULL’URBANISTICA

A cura di Federico Oliva

Laterza

Ho un ricordo di qualche anno fa di un bellissimo pomeriggio passato con Campos Venuti quando venne a Rimini a presentare il libro di Fabio Tomasetti “Ripensare Rimini. L'urbanistica riformista: il PEEP '64 e il PRG '65” (Il Ponte Vecchio, 2007). Il fascino di un grande intellettuale, di un urbanista che non ha mai pensato le città italiane come grandi bocconi da mangiare, come occasioni per fare soldi speculando sull’ambiente e distruggendo il territorio. Recentemente, ho letto sui giornali, che è stato chiamato a supervisionare le scelte del nuovo Piano Strategico del Comune di Rimini, ovvero lo strumento che dovrà pianificare la Rimini del futuro. Questa presenza credo, e mi auguro,  non conoscendo ancora le scelte che la Commissione incaricata ha preparato, contribuisca all’elaborazione  di un nuovo strumento urbanistico riminese all’altezza dei problemi e dei tempi per la nostra Città. Il libro intervista a Campos Venuti è firmato anche da Federico Oliva, presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, ascoltato recentemente in una conferenza a San Giovanni in Marignano di grande interesse a proposito della nuova pianificazione urbanistica nazionale.

II Bel Paese non gode di ottima salute. Se si volge lo sguardo al paesaggio nella sua interezza il brutto sembra prevalere sul bello e il disordine su un progetto riconoscibile. Cosa ha determinato tutto questo e in che modo è possibile affrontare e risolvere i problemi e le criticità, è l'obiettivo di questo libro-intervista. Con il suo straordinario bagaglio di esperienze di studioso e di amministratore pubblico, Campos Venuti ricostruisce quello che, in questi decenni, è stato fatto dalla politica, la cultura e la stessa urbanistica. E, soprattutto, quello che non è stato fatto. Su ogni tema trattato, l'intervista trae sempre una conclusione di prospettiva e propone una soluzione per le molte problematiche che si affacciano sullo scenario attuale: dal miglioramento della qualità e dell'efficienza delle città e del territorio, al radicale rinnovamento necessario del nostro sistema legislativo, dal modo di affrontare le problematiche della rendita fondiaria urbana alla conferma dell'utilità del piano regolatore.

 

Federico Romero

STORIA DELLA GUERRA FREDDA. L’ULTIMO CONFLITTO PER L’EUROPA

Einaudi

Romero insegna Storia dell’America del Nord all’Università di Firenze. Studioso di storia internazionale contemporanea e del ruolo in essa avuto dagli Stati Uniti d’America. In questo volume racconta, riprendendo la felice affermazione dello studioso francese Raymond Aron, la “pace impossibile – guerra improbabile” durata oltre quaranta anni. E’ la storia dello scontro bipolare URSS – USA a tutto campo. Ma la parte più impressionante di questo scontrofu il prezzo che pagarono i Paesi Europei, dell’Est e dell’Ovest.

Nessuno voleva una guerra fredda, nessuno l'aveva pianificata e nessuno dei protagonisti l'aveva davvero prevista, per lo meno nelle forme rigide che poi assunse. Ciò che si andava delineando nei mesi conclusivi della Seconda guerra mondiale era un'inedita geografìa di potenza in cui Stati Uniti e Unione Sovietica primeggiavano... Gli assunti ideologici e i paradigmi culturali dei protagonisti ebbero un ruolo determinante: additavano la direzione in cui ciascuno intendeva procedere, ed erano le lenti attraverso cui si giudicavano le mosse altrui, si tentava di indovinare le possibili concatenazioni di eventi futuri, si soppesavano i pericoli evidenti o potenziali. L'URSS di Stalin non poteva concepire la coesistenza internazionale se non in chiave intrinsecamente conflittuale, il governo degli Stati Uniti, insieme a larga parte delle élite europee, si convinse che una ferma contrapposizione ai sovietici fosse la via più efficace, e meno pericolosa, per promuovere interessi, ideali e identità di una coalizione occidentale che prese a definirsi come "mondo libero". Fu allora che la guerra fredda prese forma.

 

SCAFFALE LOCALE

NUOVA ENTRATA - Davide Bagnaresi

MITI E STEREOTIPI: L’IMMAGINE DI SAN MARINO NELLE GUIDE TURISTICHE DALL’OTTOCENTO A OGGI

Università degli Studi della Repubblica di San Marino - Centro Sammarinese di Studi Storici

La collana sammarinese di studi storici, edita dall’Università del Titano, arrivata con questo testo alla ventinovesima uscita, è una bellissima collana di testi di storia locale. Forse la punta più alta degli studi sammarinesi, peraltro ricchissimi di pubblicazioni di ogni genere e natura. Non conosco un altro Paese di 30.000 abitanti che abbia, nei decenni, un’editoria locale così ricca, variegata ed interessante. E la lettura che Davide Bagnaresi, giovane ricercatore storico riminese, dà dell’immagine della vicina Repubblica è quanto mai originale ed interessante. Scrive Bagnaresi: “San Marino viene percepita in maniera differente a seconda dei periodi storici. A ciascuno di questi corrisponde un differente immaginario il cui filo conduttore, anche a livello turistico, rimane quello inalterato di una piccola Repubblica da sempre perduta nel tempo”.

Dall’Ottocento ai giorni nostri, a tre differenti “stagioni” turistiche hanno corrisposto altrettante immagini del Titano, puntualmente documentate dalle guide locali. Dalla San Marino irraggiungibile ed erroneamente descritta di metà XIX secolo, passando per quella “carducciana” della prima metà del Novecento sino a quella odierna, in cui un’inedita rappresentazione medievale corrisponde alle esigenze di un turismo di massa, la ricerca di Bagnaresi si propone di ricostruire i numerosi elementi di rottura e le poche continuità che contraddistinguono l’evoluzione dell’immaginario della più antica Repubblica del mondo.

 

Sandrina Gasperoni (a cura)

IL PROFUMO DELLA CARTA

La Pieve Poligrafica Editore

Chiunque nel Riminese abbia lavorato negli ultimi decenni nella carta stampata, o abbia dovuto stampare materiale pubblicitario, manifesti, depliant, giornali non può non aver conosciuto Silvano Pedrosi, proprietario ed anima de La Pieve Poligrafica Editore di Villa Verucchio. Silvano è scomparso improvvisamente, in un attimo, la mattina del 24 luglio 2009 a 61 anni: il suo cuore cessò di battere.

Bene hanno fatto la moglie Giuseppina  e i figli Sabina, Filippo e Giuseppe, ricordarlo a pochi mesi dalla sua scomparsa con questo prezioso volume (curato da Sandrina Gasperoni) che altro nome non poteva avere perché per Silvano era tutta la sua vita “Il profumo della carta”. Assieme all’altra sua grande passione: la produzione dell’olio di oliva che si divertiva a regalare, in preziose bottiglie ed accurata confezione, ad amici e clienti per le feste natalizie.

Con Silvano ho avuto il piacere di lavorare dai primi anni Ottanta, registrando via via l’orgoglio imprenditoriale di una impresa in crescita con l’acquisto di macchine sempre più potenti e di qualità. La soddisfazione e il piacere di un lavoro fatto con amore e con capacità. Ciao Silvano!

 

Giacomo Palma

Sui binari di un sogno. Dai treni scomparsi al futuro della mobilità nel riminese. Storia e prospettive

Introduzione e cura di Alberto Rossini

Guaraldi

Ogni tanto i sogni di qualcuno devono essere messi nero su bianco perché altri possano conoscerli e discutere. Questo è quello che ha fatto Alberto Rossini, Assessore provinciale all’Urbanistica e alla Mobilità dal 2004 al 2009, ed oggi dirigente della Provincia impegnato a seguire i nuovi progetti di mobilità sul territorio riminese: terza corsia dell’Autostrada, nuova statale, TRC. Avvalendosi degli studi storici conoscitivi e di quelli progettuali dell’architetto urbinate Giacomo Palma. Rossini tenta di fornire “un disegno complessivo che consente di avere obiettivi ambiziosi ma raggiungibili. A patto però di avere la giusta determinazione ed un pizzico di follia”.

Gli studi di Palma raccontano dei collegamenti ferroviari passati, presenti e futuri di Rimini e della Valmarecchia. Parlano della linea Rimini-San Marino (attiva dal 1932 al 1944) lunga 32 km.; della linea Rimini-Novafeltria (attiva dal 1916 al 1960) lunga 34 km.; della linea Santarcangelo di Romagna-Urbino-Fabriano (i cui lavori iniziarono nel 1909 ma non vennero mai ultimati e la linea non fu mai attivata), in particolare del tratto Santarcangelo-Ponte Verucchio lungo 15 km.



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