Sabato, Febbraio 04, 2012
   
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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Ottavo appuntamento

Ogni lunedì Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale “Giovanni Antonio Battarra” di Coriano, stilerà una propria personale e totalmente soggettiva classifica libraria, sulla base dei propri gusti ed interessi e delle proprie letture.

Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com

NARRATIVA

NUOVA ENTRATA - Tonino Guerra

LA VALLE DEL KAMASUTRA. SEGNI, SOGNI E ALTRO SCELTI DAL POETA

Bompiani

Il 16 marzo Tonino ha compiuto 90 anni. Sembra impossibile, perché il peso degli anni non grava sulla sua fantasia. Un affabulatore meraviglioso, che ti trascina nel suo mondo di fantasia. Con Sgarbi non posso essere d’accordo su nulla, ma essendo uomo intelligente in questo caso è riuscito nel suo messaggio, meglio di tanti altri, a sintetizzare il mondo di Tonino: “Come vive un poeta? In che cosa si distingue da chi non lo è? Nel sentire che le cose che ci circondano, i fiumi, le colline, l’aria, le case, hanno una vita, un’anima, le cose esistono come noi, respirano, ci parlano. Il poeta, in particolare Tonino Guerra, continua a vedere il mondo come Francesco nel Cantico delle Creature, mantiene la stessa verginità dello sguardo”. E la bellezza poetica della frase di Sergio Zavoli: “Siamo sopra gli ottanta, Tonino, e dondoliamo ancora. Che grazia, e che allegria, saperti lì”.

Tonino Guerra sente la vita da novant'anni. E nel sentirla l'ha immaginata oltre ogni umana comprensione. L'ha resa eterea, la vita, con quel diluvio di fantasia e parole che la pazienza, la dedizione e il metodo gli fanno profondere ogni giorno nell'arte. La sua arte è il suo sentire. Le storie, i versi e i segni non sono che le differenti forme che assumono i suoi sensi sensibili. Questo libro è il viaggio che in forma sistematica, Tonino Guerra compie all'interno di questa molteplicità, un'enciclopedia del fantastico entro cui rifugiarsi per ritrovare la nostra sensibilità, la nostra fantasia, la nostra vita. Dice Tonino: "Se uno siede in un posto dove sedeva un altro finisce per sentirsi in qualche modo quell'altro". Allo stesso modo leggendo questo libro, anche solo una pagina o per intero, tutto d'un fiato, potremo sperare di trasformarci in poeti, e se non tali, uomini dalle vite sensibili.

Fedor Michajlovic Dostoevskij

LE NOTTI BIANCHE

Einaudi

L’occasione da parte mia per riprendere in mano questa opera giovanile di Dostoevskij è stato l’incontro con l’Autore programmato dalla Biblioteca di Misano. L’Autore che doveva ripercorrere questo testo era Erri De Luca. Cosa dire? Erri De Luca non ha parlato di Dostoevskij. Ne ha approfittato invece per ricordare le sue “notti bianche”, dimostrando (semmai ce ne fosse bisogno) che Erri è stato un pessimo politico in passato così come è oggi un grande narratore, o meglio affabulatore. Naturalmente penso che Lui non sarebbe d’accordo (sul fatto che sia stato un pessimo politico), ma sarebbe un errore grave confondere la “bella storia” che Lui racconta degli anni ’70 e ’80 con la realtà vera di quegli anni drammatici e terribili che l’Italia allora visse. Ma Erri è sicuramente bravissimo: ed è una bellissima pagina di letteratura il pezzo che ha scritto per l’occasione su L’Avvenire del 21 marzo.

E’ un romanzo breve giovanile pubblicato per la prima volta nel 1848. L'opera prende il nome dal periodo dell'anno noto col nome di notti bianche, in cui nella Russia del nord e in particolare nella zona di San Pietroburgo, il sole tramonta dopo le 22.

Le notti bianche è un romanzo sentimentale in cui appaiono molti dei temi fondamentali dell'opera di Dostoevskij. Un impiegato, un "sognatore", narra le proprie vicende in prima persona a partire dall'incontro con una donna durante una delle sue passeggiate notturne. Nasten'ka (questo il nome della donna) vive quella che appare come la fine di un amore disperato. Apre il suo cuore con l'impiegato in un dialogo che dura quattro notti, durante le quali gradualmente appare il sogno di una vita insieme per i due che, incontratisi casualmente, sembrano "riconoscersi". Il sogno si spegne improvvisamente con il ritorno, nella vita della donna, del suo amante; e l'impiegato si ritrova nuovamente solo e "sognatore", isolato in una vita avulsa dalla realtà

 

Isabella Santacroce

LULU DELACROIX

Rizzoli

Riccionese . Ha pubblicato una decina di libri dal 1995, quando uscì “Fluo. Storie di giovani a Riccione” (per Castelvecchi, poi riedito da Feltrinelli). Personaggio strano, libri ancor più strani (storie estreme, storie di sesso), ma che stranamente (o forse no) piacciono  molto ai giornali della famiglia Berlusconi. L’ultimo pezzo sul Giornale del 31 marzo a firma Parente “intorno a Lulù non c’è sociologia spicciola, non c’è impegno, non c’è Berlusconi, non si parla di mafia, di immigrati, di camorra, non c’è piccineria narrativa, i critici non sanno come prenderla, dovranno mica leggerlo per scriverne? Insomma, come si permette questa Santacroce di essere così ambiziosa, di non riscrivere mai lo stesso libro declinato al trapassato remoto femminile come la Vinci, la Parrella, la Mazzucco, la Cutrufelli, la Ammaniti o, tra i politici narratrici, la Franceschini o la generosamente rinunciataria Veltroni? Come si permette la Santacroce di essere una scrittrice vera in un paese di timbratori di cartellini editoriali, di critici che fanno gli scrittori o scrivono librini sui critici per dire quanto sono bravi loro, ora che il romanzo è morto?”. Forse si intuisce perché a loro piaccia.

Barbara Alberti, nel suo ultimo libro, "Riprendetevi la faccia" (Mondadori) così la descrive: “Isabella Santacroce. Segni diabolici: l'innocenza. Il fascino da collegiale in divisa fetish, la bellezza di porcellana, l'ardita ricerca letteraria che ogni volta confonde i critici, ansiosi di ridurla in una casella immobile, come i santi, impraticabili in vita, che muoiano, per acquetarli finalmente nel calendario”. Però non ho capito se le piace o no. Insomma molto personaggio mediatico, costruito abilmente, pochissimo visto e conosciuto in presa diretta. Molto divertente leggere le enormi patacate egocentriche scritte sul suo sito isabella-santacroce.splinder.com.

A Perfect City, dove tutto è ordine, armonia e bellezza, regole severe proibiscono ogni imperfezione. Nulla turba la vita senza difetti dei suoi abitanti. Per questo mondo di fiaba artefatta, terrorizzato da ogni forma di diversità, la piccola Lulù Delacroix rappresenta una minaccia. Di più, un'offesa inaudita. Perché Lulù non è una bambina come le altre: non ha i capelli, ha due occhi enormi, una pelle bianchissima e uno strano modo di esprimersi. Nessuno la accetta, neppure i genitori che per lei non conoscono dolcezza, tantomeno le sue sorelle Ada e Dolores che si divertono a tormentarla con giochi crudeli. Per questo la decisione è drastica: quella ragazzina è un mostro, spaventa le persone, non dovrà mai uscire di casa. Così Lulù si crea un universo privato per sopravvivere alla realtà che la rifiuta, fino a quando l'incontro con Mimi, una bambola con un braccio e un occhio solo, nel giorno del suo sesto compleanno la trascinerà nella più grande avventura della sua vita. Insieme dovranno raggiungere il Mondo del Mistero e, tra mille incontri e fantastiche acrobazie, sconfiggere i pregiudizi, origine di ogni infelicità.

 

SAGGISTICA

 

NUOVA ENTRATA - Paolo Macry

GLI ULTIMI GIORNI. STATI CHE CROLLANO NELL’EUROPA DEL NOVECENTO

Il Mulino

Le persone che festeggiano in questi giorni il secolo di vita (e ormai avviene abbastanza spesso) sono persone nate in un “altro mondo”, con confini geografici molto diversi da quelli che noi oggi conosciamo. La storia del Novecento europea è segnata dalla storia di Stati  che crollano: la Russia zarista, l’impero asburgico, la Francia repubblicana, la Germania hitleriana, l’Italia fascista, l’URSS comunista, la Jugoslavia federata e socialista. Macry insegna storia contemporanea all’Università di Napoli e ha provato a ricostruire le fasi finali di queste cadute, leggendo similitudini e diseguaglianze, delle diverse esperienze politiche ed istituzionali. E sembra dirci che la Storia (nonostante tutto) non si ripete mai in maniera eguale.

La storia del Novecento europeo è punteggiata di stati che crollano: dalla fine pressoché contemporanea dei Romanov, degli Asburgo e degli Hohenzollern, al termine della Grande Guerra, alla dissoluzione della Terza Repubblica francese nel giugno 1940, allo sfascio italiano del settembre 1943, fino alla dissoluzione dell'Urss e del suo impero europeo. Macry ricostruisce e discute questi "ultimi giorni". Nei palazzi del potere e sulle piazze cittadine è un affollato teatro di avvenimenti individuali e corali. Con l'evidenza vivace della cronaca, gli ultimi giorni mostrano il cumularsi, come in un circolo vizioso, di errori politici, inefficienze amministrative, delusioni e antagonismi collettivi, smarrimenti psicologici. Ma nulla sembra predestinato. A Pietroburgo come a Vienna, a Berlino come a Mosca, nel 1917-18 come nel 1989-91, il gioco è aperto fino all'ultima mossa. Le partite della storia non sono mai un destino già scritto.

 

Francesco Guccini

NON SO CHE VISO AVESSE. LA STORIA DELLA MIA VITA

Mondadori

Ho visto Guccini da Fazio a “Che tempo che fa” una domenica sera. Ma quanto è bravo Fazio nel non imporsi ai suoi ospiti e riuscire a farli parlare in libertà. Alla faccia dei Santoro, dei Vespa e di tutti gli altri presentatori protagonisti a dispetto dei loro ospiti, che a fatica riescono a mettere in fila un ragionamento fatto di due frasi attaccate. Fazio dimostra che (volendo) anche in TV è possibile argomentare una questione, discutere un problema. Senza necessariamente udire e vedere due o più persone che sbraitano, spesso non si sa su che cosa.

Montanaro di pianura, nato a Modena nel 1940, diffidente, avaro di sé, sobrio e bevitore, pigro e serissimo, ma chiacchierone instancabile, Francesco Guccini ha scelto, per la prima volta, di raccontare la sua vita. E ci è riuscito, in questo libro bello e bizzarro, nell'unico modo per lui possibile: fingendo di parlare d'altro, per dire tutto di sé. Per farlo, Guccini organizza una geografia: Pavana col mulino degli avi, i nonni, le nonne e i bisnonni, il bosco, il fiume, la montagna. Modena, odiata e amata, piccola città bastardo posto. Bologna, l'eletta, in via Paolo Fabbri, una vecchia signora dai fianchi un po' molli col seno sul piano padano e il culo sui colli. E poi gli altri luoghi e i loro aneddoti: le osterie, il giornale per sbarcare il lunario (perché cantare non è mica un mestiere), e le balere, dalla via Emilia al West, con gli orchestrali, le giacche con i lustrini, il rock and roll. E ancora: l'amore per il cinema, con gli amici Luciano Ligabue e Leonardo Pieraccioni, per le chitarre, per i fumetti e per l'ottava rima. E infine: il concerto, il luogo dell'incontro col pubblico, secondo una liturgia ritualizzata che comincia con il c'era una volta di "Lunga e diritta correva la strada" di "Canzone per un'amica" per finire con l'epos trionfale di "Non so che viso avesse" della "Locomotiva".

 

Giuseppe Campos Venuti

CITTA’ SENZA CULTURA. INTERVISTA SULL’URBANISTICA

A cura di Federico Oliva

Laterza

Ho un ricordo di qualche anno fa di un bellissimo pomeriggio passato con Campos Venuti quando venne a Rimini a presentare il libro di Fabio Tomasetti “Ripensare Rimini. L'urbanistica riformista: il PEEP '64 e il PRG '65” (Il Ponte Vecchio, 2007). Il fascino di un grande intellettuale, di un urbanista che non ha mai pensato le città italiane come grandi bocconi da mangiare, come occasioni per fare soldi speculando sull’ambiente e distruggendo il territorio. Recentemente, ho letto sui giornali, che è stato chiamato a supervisionare le scelte del nuovo Piano Strategico del Comune di Rimini, ovvero lo strumento che dovrà pianificare la Rimini del futuro. Questa presenza credo, e mi auguro,  non conoscendo ancora le scelte che la Commissione incaricata ha preparato, contribuisca all’elaborazione  di un nuovo strumento urbanistico riminese all’altezza dei problemi e dei tempi per la nostra Città. Il libro intervista a Campos Venuti è firmato anche da Federico Oliva, presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, ascoltato recentemente in una conferenza a San Giovanni in Marignano di grande interesse a proposito della nuova pianificazione urbanistica nazionale.

II Bel Paese non gode di ottima salute. Se si volge lo sguardo al paesaggio nella sua interezza il brutto sembra prevalere sul bello e il disordine su un progetto riconoscibile. Cosa ha determinato tutto questo e in che modo è possibile affrontare e risolvere i problemi e le criticità, è l'obiettivo di questo libro-intervista. Con il suo straordinario bagaglio di esperienze di studioso e di amministratore pubblico, Campos Venuti ricostruisce quello che, in questi decenni, è stato fatto dalla politica, la cultura e la stessa urbanistica. E, soprattutto, quello che non è stato fatto. Su ogni tema trattato, l'intervista trae sempre una conclusione di prospettiva e propone una soluzione per le molte problematiche che si affacciano sullo scenario attuale: dal miglioramento della qualità e dell'efficienza delle città e del territorio, al radicale rinnovamento necessario del nostro sistema legislativo, dal modo di affrontare le problematiche della rendita fondiaria urbana alla conferma dell'utilità del piano regolatore.

 

SCAFFALE LOCALE

NUOVA ENTRATA - Mariachiara Pioppo

QUE PASA, BUBI? LA BREVE VITA DI DARIO CAMPANA

Panozzo

Mariachiara Pioppo, insegnante di letteratura inglese al Liceo Classico di Rimini, ci regala la storia di una vita “bruciata” su un campo di guerra spagnolo dalla parte sbagliata. “Un eroe di guerra?” si chiede l’Autrice. “Non per me”. E’ solo grazie all’incontro  con Maria Teresa Bernardini, la ragazza di Bubi (il soprannome di Dario), che la Pioppo inizia a ricostruire le vicende di un ragazzo che si intersecano con la Storia (quella con la S maiuscola). Quando destra e sinistra, fascismo e comunismo, iniziarono il percorso del confronto violento che insanguinò l’Europa del ‘900. “Dario Campana, morto a 31 anni [nel 1938] nella guerra di Spagna, noto come giornalista sportivo, rinomato per l’aspetto fisico mozzafiato, rispettato per la cordialità e l’affetto che mostrava agli amici, innamorato di una donna bella quanto lui, insoddisfatto della sua esistenza quotidiana e in disaccordo col padre. La sua vita è stata breve”, ma certamente molto intensa e piena di legami.

La vita di Dario Campana sembra riassumersi nell'ultimo abbraccio in cui strinse a sé la fidanzata amatissima. Solo poche ore prime le sussurrava parole d'amore, ora invece le sta comunicando la decisione di arruolarsi come legionario e la partenza per la guerra di Spagna. Dalla guerra Dario non tornò, ucciso da una scarica di mitra a 31 anni. A 70 anni dalla morte si è voluto ricostruire la vicenda esistenziale collocandola nel contesto della vita di provincia del tempo.

 

 

Davide Bagnaresi

MITI E STEREOTIPI: L’IMMAGINE DI SAN MARINO NELLE GUIDE TURISTICHE DALL’OTTOCENTO A OGGI

Università degli Studi della Repubblica di San Marino - Centro Sammarinese di Studi Storici

La collana sammarinese di studi storici, edita dall’Università del Titano, arrivata con questo testo alla ventinovesima uscita, è una bellissima collana di testi di storia locale. Forse la punta più alta degli studi sammarinesi, peraltro ricchissimi di pubblicazioni di ogni genere e natura. Non conosco un altro Paese di 30.000 abitanti che abbia, nei decenni, un’editoria locale così ricca, variegata ed interessante. E la lettura che Davide Bagnaresi, giovane ricercatore storico riminese, dà dell’immagine della vicina Repubblica è quanto mai originale ed interessante. Scrive Bagnaresi: “San Marino viene percepita in maniera differente a seconda dei periodi storici. A ciascuno di questi corrisponde un differente immaginario il cui filo conduttore, anche a livello turistico, rimane quello inalterato di una piccola Repubblica da sempre perduta nel tempo”.

Dall’Ottocento ai giorni nostri, a tre differenti “stagioni” turistiche hanno corrisposto altrettante immagini del Titano, puntualmente documentate dalle guide locali. Dalla San Marino irraggiungibile ed erroneamente descritta di metà XIX secolo, passando per quella “carducciana” della prima metà del Novecento sino a quella odierna, in cui un’inedita rappresentazione medievale corrisponde alle esigenze di un turismo di massa, la ricerca di Bagnaresi si propone di ricostruire i numerosi elementi di rottura e le poche continuità che contraddistinguono l’evoluzione dell’immaginario della più antica Repubblica del mondo.

 

Sandrina Gasperoni (a cura)

IL PROFUMO DELLA CARTA

La Pieve Poligrafica Editore

Chiunque nel Riminese abbia lavorato negli ultimi decenni nella carta stampata, o abbia dovuto stampare materiale pubblicitario, manifesti, depliant, giornali non può non aver conosciuto Silvano Pedrosi, proprietario ed anima de La Pieve Poligrafica Editore di Villa Verucchio. Silvano è scomparso improvvisamente, in un attimo, la mattina del 24 luglio 2009 a 61 anni: il suo cuore cessò di battere.

Bene hanno fatto la moglie Giuseppina  e i figli Sabina, Filippo e Giuseppe, ricordarlo a pochi mesi dalla sua scomparsa con questo prezioso volume (curato da Sandrina Gasperoni) che altro nome non poteva avere perché per Silvano era tutta la sua vita “Il profumo della carta”. Assieme all’altra sua grande passione: la produzione dell’olio di oliva che si divertiva a regalare, in preziose bottiglie ed accurata confezione, ad amici e clienti per le feste natalizie.

Con Silvano ho avuto il piacere di lavorare dai primi anni Ottanta, registrando via via l’orgoglio imprenditoriale di una impresa in crescita con l’acquisto di macchine sempre più potenti e di qualità. La soddisfazione e il piacere di un lavoro fatto con amore e con capacità. Ciao Silvano!

 



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