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Una casa per il Signor G - Chi ci aiuta?
Mercoledì, Aprile 23, 2014
   
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Una casa per il Signor G - Chi ci aiuta?

Questa non è una buona notizia. Facciamo in modo che si trasformi in tale al più presto...

"Una casa per il Signor G".

L'esigenza di una casa spesso ha alle spalle situazioni di disagio, una situazione comune a tante persone. Vi raccontiamo la storia di un artista riminese che si è rivolto a noi per chiedere aiuto e lanciare un appello alla sua città perchè non lo lasci solo.

A Rimini, sulla Statale 16, in un tratto che non riveleremo, c'è una baracca.

Quando arriviamo, la cagnolina Pippi scodinzola festosa: un'allegria che stona con tutto quello che c'è intorno. Dopo la morte della moglie, tre anni fa, per il signor G. la strada è stata tutta in salita. Uno dietro l'altro, una serie di eventi hanno fatto in modo che il pittore riminese, che ci ha chiesto di non rivelare la sua identità, perdesse la voglia di rialzarsi. L'azienda lasciata ai figli e poi fallita, la vendita della casa e i soldi, tutti alle banche, a saldare i debiti. I soldi hanno rovinato anche il rapporto con i figli con i quali non ha più contatti da anni. Il signor G. ha fatto richiesta per una casa ai Servizi sociali del Comune: aspetta da due anni, dice. Intanto, da più di uno, dorme in macchina, mentre la baracca fatta di lamiere, gentile concessione di un anziano disabile di cui ogni tanto si occupa, è diventata il suo laboratorio. Ormai non riesce più a contenere i dipinti e le opere prodotte dal signor G. in questo anno difficile, con un inverno passato a guardare il mondo e la vita dai finestrini della sua macchina.

'La cena', 'Incontro', 'La maternità', 'Amore di nonno' sono alcune delle sue opere. 'Le note più qualificanti dell'arte di G. sono indubbiamente la genuinità, la semplicità, e soprattutto l'istinto sincero'. Così si legge nella recensione di una sua opera. Riconosciamo questi tratti nei dipinti sparsi in baracca: tra pennelli sporchi e acquerelli seccati sulle tavolozze di legno, stesi a terra, sul tavolo e appoggiati al muro ci sono cavalli che corrono all'aperto, scene di famiglie sedute insieme a tavola, nonni coi nipoti, anziani soli, c'è anche un bronzo di Federico Fellini, simbolo della sua Rimini. A fianco, il ritratto di un Cristo sofferente con la corona di spine.

Sul treppiede, invece, c'è un dipinto incompiuto: una Vergine dalle vesti rosa con un cielo tutto blu attorno. "È da un mese che sono dietro a questo dipinto, non riesco a finirlo. Non ho più la forza, sono stanco. Non ho più l'ispirazione". Dice fissando, con rabbia, il dipinto. Poi arriva Pippi, che con un balzo gli salta in grembo e lo fa sorridere. Gli occhiali da vista li ha comprati nuovi da poco il signor G., gli servono per  dipingere. Poi ci sono i denti, che a più di 70 anni hanno bisogno di manutenzione. E il dentista costa. La pensione non basta per arrivare a fine mese, anche l'albergo in cui è stato per qualche mese ora non se lo può più permettere.

Adesso il signor G. chiede una casa. Una casa in cui dipingere, una casa in cui sentirsi ancora se stesso, ancora un artista. La casa per la quale si lavora una vita, per la quale si mette su famiglia e si fanno progetti, la casa nella quale poter tornare quando si è stanchi. Quello che chiede è di non essere abbandonato anche dalla sua città."È vero, non ho più niente" - spiega - ma non è questo che pesa come un macigno. E' il sentirsi ferito nella dignità di uomo e d'artista". "Non mi sento più riminese" racconta con il groppo in gola. Eppure il signor G. a Rimini ci è nato.

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