Sabato, Febbraio 04, 2012
   
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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Nono appuntamento

Ogni lunedì Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale “Giovanni Antonio Battarra” di Coriano, stilerà una propria personale e totalmente soggettiva classifica libraria, sulla base dei propri gusti ed interessi e delle proprie letture.

Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com

NARRATIVA

NUOVA ENTRATA - Nicolai Lilin

CADUTA LIBERA

Einaudi

Capita sempre più spesso di schedare libri in Biblioteca di autori stranieri, ma che scrivono in italiano e quindi, come prescrivono le regole catalografiche, di catalogarli sotto la voce “letteratura italiana”. Sono scrittori di origine albanese, romena, ucraina, di vari paesi dell’Africa, cinesi, russi. Lilin è uno di questi. Ed anche questo è un effetto dei movimenti migratori di questi ultimi decenni da cui il nostro Paese è interessato e attraversato (nel bene e nel male). Nicolai Lilin è nato nel 1980 a Bender, in Transnistria in Siberia. Nel 2003 si è trasferito in provincia di Cuneo e nel 2009 ha scritto il romanzo "Educazione siberiana" in italiano.  “Caduta libera” è la sua seconda opera letteraria, basata sulle sue esperienze di cecchino in Cecenia nei reparti speciali russi.

Nel settembre dell'anno 1999 la Federazione Russa annuncia ufficialmente l'inizio della seconda operazione antiterroristica nel territorio della Repubblica Federativa della Cecenia e nella zone confinanti con il Caucaso del Nord. Lilin racconta quello che hanno vissuto i giovani dell'esercito russo in quel periodo, durante il loro servizio militare obbligatorio; e quello che hanno vissuto i civili, mentre nella loro terra operavano due eserciti nemici. L'autore di "Educazione siberiana" narra in presa diretta la vera faccia della guerra, quella che non si vede nei film, nei documentari, e che si vede solo a tratti nei reportage giornalistici o nei racconti degli osservatori di pace e dei difensori dei diritti umani. Racconta tutto in modo tale da permettere a ogni lettore di vivere i momenti della guerra, di attraversarla a fianco dei soldati, di sentirne l'oscenità sulla propria pelle.

Tonino Guerra

LA VALLE DEL KAMASUTRA. SEGNI, SOGNI E ALTRO SCELTI DAL POETA

Bompiani

Il 16 marzo Tonino ha compiuto 90 anni. Sembra impossibile, perché il peso degli anni non grava sulla sua fantasia. Un affabulatore meraviglioso, che ti trascina nel suo mondo di fantasia. Con Sgarbi non posso essere d’accordo su nulla, ma essendo uomo intelligente in questo caso è riuscito nel suo messaggio, meglio di tanti altri, a sintetizzare il mondo di Tonino: “Come vive un poeta? In che cosa si distingue da chi non lo è? Nel sentire che le cose che ci circondano, i fiumi, le colline, l’aria, le case, hanno una vita, un’anima, le cose esistono come noi, respirano, ci parlano. Il poeta, in particolare Tonino Guerra, continua a vedere il mondo come Francesco nel Cantico delle Creature, mantiene la stessa verginità dello sguardo”. E la bellezza poetica della frase di Sergio Zavoli: “Siamo sopra gli ottanta, Tonino, e dondoliamo ancora. Che grazia, e che allegria, saperti lì”.

Tonino Guerra sente la vita da novant'anni. E nel sentirla l'ha immaginata oltre ogni umana comprensione. L'ha resa eterea, la vita, con quel diluvio di fantasia e parole che la pazienza, la dedizione e il metodo gli fanno profondere ogni giorno nell'arte. La sua arte è il suo sentire. Le storie, i versi e i segni non sono che le differenti forme che assumono i suoi sensi sensibili. Questo libro è il viaggio che in forma sistematica, Tonino Guerra compie all'interno di questa molteplicità, un'enciclopedia del fantastico entro cui rifugiarsi per ritrovare la nostra sensibilità, la nostra fantasia, la nostra vita. Dice Tonino: "Se uno siede in un posto dove sedeva un altro finisce per sentirsi in qualche modo quell'altro". Allo stesso modo leggendo questo libro, anche solo una pagina o per intero, tutto d'un fiato, potremo sperare di trasformarci in poeti, e se non tali, uomini dalle vite sensibili.

Fedor Michajlovic Dostoevskij

LE NOTTI BIANCHE

Einaudi

L’occasione da parte mia per riprendere in mano questa opera giovanile di Dostoevskij è stato l’incontro con l’Autore programmato dalla Biblioteca di Misano. L’Autore che doveva ripercorrere questo testo era Erri De Luca. Cosa dire? Erri De Luca non ha parlato di Dostoevskij. Ne ha approfittato invece per ricordare le sue “notti bianche”, dimostrando (semmai ce ne fosse bisogno) che Erri è stato un pessimo politico in passato così come è oggi un grande narratore, o meglio affabulatore. Naturalmente penso che Lui non sarebbe d’accordo (sul fatto che sia stato un pessimo politico), ma sarebbe un errore grave confondere la “bella storia” che Lui racconta degli anni ’70 e ’80 con la realtà vera di quegli anni drammatici e terribili che l’Italia allora visse. Ma Erri è sicuramente bravissimo: ed è una bellissima pagina di letteratura il pezzo che ha scritto per l’occasione su L’Avvenire del 21 marzo.

E’ un romanzo breve giovanile pubblicato per la prima volta nel 1848. L'opera prende il nome dal periodo dell'anno noto col nome di notti bianche, in cui nella Russia del nord e in particolare nella zona di San Pietroburgo, il sole tramonta dopo le 22.

Le notti bianche è un romanzo sentimentale in cui appaiono molti dei temi fondamentali dell'opera di Dostoevskij. Un impiegato, un "sognatore", narra le proprie vicende in prima persona a partire dall'incontro con una donna durante una delle sue passeggiate notturne. Nasten'ka (questo il nome della donna) vive quella che appare come la fine di un amore disperato. Apre il suo cuore con l'impiegato in un dialogo che dura quattro notti, durante le quali gradualmente appare il sogno di una vita insieme per i due che, incontratisi casualmente, sembrano "riconoscersi". Il sogno si spegne improvvisamente con il ritorno, nella vita della donna, del suo amante; e l'impiegato si ritrova nuovamente solo e "sognatore", isolato in una vita avulsa dalla realtà

 

SAGGISTICA

 

NUOVA ENTRATA - Roberto Saviano

LA PAROLA CONTRO LA CAMORRA

Einaudi

La voce di un giornalista/scrittore sempre più impegnato nella battaglia per un paese civile, libero da condizionamenti criminali e da “patacate” incredibilmente pericolose espresse dal Presidente del Consiglio, tipo che “Gomorra” e “La Piovra” rovinano l’immagine dell’Italia nel mondo. Il ruolo della parola: questo è il perno dei ragionamenti di Saviano. E nessuno potrà impedire che parole intelligenti, prima o poi, convincano la maggioranza degli italiani che Berlusconi (e ancor peggio i berluscones) sono la rovina del nostro Paese.

In questo cofanetto, che riunisce un libro e un DVD, lo scrittore e giornalista napoletano, autore di Gomorra, torna ad affrontare uno dei temi a lui più cari: il ruolo che la parola può avere nello sconfiggere le organizzazioni criminali. "Attraverso il racconto della cronaca quotidiana ho cercato di far emergere la realtà di una guerra sconosciuta a gran parte del Paese. Migliaia di morti negli ultimi dieci anni, tra cui decine di vittime innocenti: ecco la verità del Sud Italia. Una verità sempre più ignorata dai media nazionali. Questo libro e questo DVD raccontano storie sconosciute, a volte dimenticate o spesso colpevolmente rimosse. Storie che mappano la mia terra e ne tracciano una geografia diversa da quella ufficiale, e a parlare sono le testate locali: titoli e articoli scritti col sangue, che gridano vendetta".

Roberto Saviano ripercorre il filo che lega informazione, camorra e potere, e propone una "parola contro la camorra" come possibilità estesa a ogni singola persona.

Apre il Dvd una orazione civile intitolata "La parola contro la camorra". Un inedito di quasi un'ora, registrato per questa occasione il 30 ottobre 2009. A seguire il video tratto dalla puntata speciale di "Che tempo che fa" andata in onda il 25 marzo 2009. Roberto Saviano intitola "La parola contro la camorra" anche il libro che accompagna il DVD, e che si compone di tre sequenze: "Una luce costante", Così parla la mia terra" e "Il racconto delle immagini". Completano il volume scritti di Walter Siti, Aldo Grasso, Paolo Fabbri, Benedetta Tobagi.

Paolo Macry

GLI ULTIMI GIORNI. STATI CHE CROLLANO NELL’EUROPA DEL NOVECENTO

Il Mulino

Le persone che festeggiano in questi giorni il secolo di vita (e ormai avviene abbastanza spesso) sono persone nate in un “altro mondo”, con confini geografici molto diversi da quelli che noi oggi conosciamo. La storia del Novecento europea è segnata dalla storia di Stati  che crollano: la Russia zarista, l’impero asburgico, la Francia repubblicana, la Germania hitleriana, l’Italia fascista, l’URSS comunista, la Jugoslavia federata e socialista. Macry insegna storia contemporanea all’Università di Napoli e ha provato a ricostruire le fasi finali di queste cadute, leggendo similitudini e diseguaglianze, delle diverse esperienze politiche ed istituzionali. E sembra dirci che la Storia (nonostante tutto) non si ripete mai in maniera eguale.

La storia del Novecento europeo è punteggiata di stati che crollano: dalla fine pressoché contemporanea dei Romanov, degli Asburgo e degli Hohenzollern, al termine della Grande Guerra, alla dissoluzione della Terza Repubblica francese nel giugno 1940, allo sfascio italiano del settembre 1943, fino alla dissoluzione dell'Urss e del suo impero europeo. Macry ricostruisce e discute questi "ultimi giorni". Nei palazzi del potere e sulle piazze cittadine è un affollato teatro di avvenimenti individuali e corali. Con l'evidenza vivace della cronaca, gli ultimi giorni mostrano il cumularsi, come in un circolo vizioso, di errori politici, inefficienze amministrative, delusioni e antagonismi collettivi, smarrimenti psicologici. Ma nulla sembra predestinato. A Pietroburgo come a Vienna, a Berlino come a Mosca, nel 1917-18 come nel 1989-91, il gioco è aperto fino all'ultima mossa. Le partite della storia non sono mai un destino già scritto.

Francesco Guccini

NON SO CHE VISO AVESSE. LA STORIA DELLA MIA VITA

Mondadori

Ho visto Guccini da Fazio a “Che tempo che fa” una domenica sera. Ma quanto è bravo Fazio nel non imporsi ai suoi ospiti e riuscire a farli parlare in libertà. Alla faccia dei Santoro, dei Vespa e di tutti gli altri presentatori protagonisti a dispetto dei loro ospiti, che a fatica riescono a mettere in fila un ragionamento fatto di due frasi attaccate. Fazio dimostra che (volendo) anche in TV è possibile argomentare una questione, discutere un problema. Senza necessariamente udire e vedere due o più persone che sbraitano, spesso non si sa su che cosa.

Montanaro di pianura, nato a Modena nel 1940, diffidente, avaro di sé, sobrio e bevitore, pigro e serissimo, ma chiacchierone instancabile, Francesco Guccini ha scelto, per la prima volta, di raccontare la sua vita. E ci è riuscito, in questo libro bello e bizzarro, nell'unico modo per lui possibile: fingendo di parlare d'altro, per dire tutto di sé. Per farlo, Guccini organizza una geografia: Pavana col mulino degli avi, i nonni, le nonne e i bisnonni, il bosco, il fiume, la montagna. Modena, odiata e amata, piccola città bastardo posto. Bologna, l'eletta, in via Paolo Fabbri, una vecchia signora dai fianchi un po' molli col seno sul piano padano e il culo sui colli. E poi gli altri luoghi e i loro aneddoti: le osterie, il giornale per sbarcare il lunario (perché cantare non è mica un mestiere), e le balere, dalla via Emilia al West, con gli orchestrali, le giacche con i lustrini, il rock and roll. E ancora: l'amore per il cinema, con gli amici Luciano Ligabue e Leonardo Pieraccioni, per le chitarre, per i fumetti e per l'ottava rima. E infine: il concerto, il luogo dell'incontro col pubblico, secondo una liturgia ritualizzata che comincia con il c'era una volta di "Lunga e diritta correva la strada" di "Canzone per un'amica" per finire con l'epos trionfale di "Non so che viso avesse" della "Locomotiva".

 

SCAFFALE LOCALE

NUOVA ENTRATA - Angelo Turchini

COMUNE DI RIMINI E FAMIGLIA MALATESTA.

Gli Archivi antichi, il Liber instrumentorum del Comune e dei Malatesta,

e scritture in Archivio Segreto Vaticano

Il Ponte Vecchio

Il volume di Angelo Turchini mette a disposizione degli studiosi tutto il materiale riguardante Rimini fra il XII e il XV secolo, nell’età dei comuni e delle signorie. Informazioni e materiali per addetti ai lavori, ma certamente di grandissimo interesse per la ricostruzione della storia riminese alla fine del Medioevo. Una occasione anche per incominciare a far conoscere e a valorizzare l’Archivio di Stato di Rimini, a 10 anni dalla sua costituzione avvenuta nel 1999.

Rimini, dalle origini del libero Comune alla fine della Signoria malatestiana, ha svolto un ruolo di primo piano nell'area adriatica fra Romandiola e Marcha. La memoria delle sue istituzioni e la loro sedimentazione documentaria costituiscono l'interesse del volume. In questa luce si presenta per la prima volta il regesto completo dei cartulari del Comune e dei Malatesta, fondamentale non solo per la storia della città e del suo territorio; inoltre si recupera quanto conservato in Archivio Segreto Vaticano. Nella ricca appendice si offrono nuovi apporti su alcuni falsi, sull'eresia e l'Inquisizione a Rimini e un quadro della sigillografia comunale e malatestiana.

Mariachiara Pioppo

QUE PASA, BUBI? LA BREVE VITA DI DARIO CAMPANA

Panozzo

Mariachiara Pioppo, insegnante di letteratura inglese al Liceo Classico di Rimini, ci regala la storia di una vita “bruciata” su un campo di guerra spagnolo dalla parte sbagliata. “Un eroe di guerra?” si chiede l’Autrice. “Non per me”. E’ solo grazie all’incontro  con Maria Teresa Bernardini, la ragazza di Bubi (il soprannome di Dario), che la Pioppo inizia a ricostruire le vicende di un ragazzo che si intersecano con la Storia (quella con la S maiuscola). Quando destra e sinistra, fascismo e comunismo, iniziarono il percorso del confronto violento che insanguinò l’Europa del ‘900. “Dario Campana, morto a 31 anni [nel 1938] nella guerra di Spagna, noto come giornalista sportivo, rinomato per l’aspetto fisico mozzafiato, rispettato per la cordialità e l’affetto che mostrava agli amici, innamorato di una donna bella quanto lui, insoddisfatto della sua esistenza quotidiana e in disaccordo col padre. La sua vita è stata breve”, ma certamente molto intensa e piena di legami.

La vita di Dario Campana sembra riassumersi nell'ultimo abbraccio in cui strinse a sé la fidanzata amatissima. Solo poche ore prime le sussurrava parole d'amore, ora invece le sta comunicando la decisione di arruolarsi come legionario e la partenza per la guerra di Spagna. Dalla guerra Dario non tornò, ucciso da una scarica di mitra a 31 anni. A 70 anni dalla morte si è voluto ricostruire la vicenda esistenziale collocandola nel contesto della vita di provincia del tempo.

Davide Bagnaresi

MITI E STEREOTIPI: L’IMMAGINE DI SAN MARINO NELLE GUIDE TURISTICHE DALL’OTTOCENTO A OGGI

Università degli Studi della Repubblica di San Marino - Centro Sammarinese di Studi Storici

La collana sammarinese di studi storici, edita dall’Università del Titano, arrivata con questo testo alla ventinovesima uscita, è una bellissima collana di testi di storia locale. Forse la punta più alta degli studi sammarinesi, peraltro ricchissimi di pubblicazioni di ogni genere e natura. Non conosco un altro Paese di 30.000 abitanti che abbia, nei decenni, un’editoria locale così ricca, variegata ed interessante. E la lettura che Davide Bagnaresi, giovane ricercatore storico riminese, dà dell’immagine della vicina Repubblica è quanto mai originale ed interessante. Scrive Bagnaresi: “San Marino viene percepita in maniera differente a seconda dei periodi storici. A ciascuno di questi corrisponde un differente immaginario il cui filo conduttore, anche a livello turistico, rimane quello inalterato di una piccola Repubblica da sempre perduta nel tempo”.

Dall’Ottocento ai giorni nostri, a tre differenti “stagioni” turistiche hanno corrisposto altrettante immagini del Titano, puntualmente documentate dalle guide locali. Dalla San Marino irraggiungibile ed erroneamente descritta di metà XIX secolo, passando per quella “carducciana” della prima metà del Novecento sino a quella odierna, in cui un’inedita rappresentazione medievale corrisponde alle esigenze di un turismo di massa, la ricerca di Bagnaresi si propone di ricostruire i numerosi elementi di rottura e le poche continuità che contraddistinguono l’evoluzione dell’immaginario della più antica Repubblica del mondo.

 

 



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