Venerdì, Maggio 18, 2012
   
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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Dodicesimo appuntamento

Ogni lunedì Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale “Giovanni Antonio Battarra” di Coriano, stilerà una propria personale e totalmente soggettiva classifica libraria, sulla base dei propri gusti ed interessi e delle proprie letture.

Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com

NARRATIVA

 

NUOVA ENTRATA - Andrea Camilleri

IL NIPOTE DEL NEGUS

Sellerio

Camilleri, dopo una vita in RAI, ottiene il successo letterario nel 1994 a 70 anni con il primo romanzo della saga del Commissario Montalbano. Da allora edita 3 o 4 libri all’anno per Sellerio e Mondadori (questa sì che è produttività!) e non smette nonostante sia arrivato a 85 anni (è nato a Porto Empedocle in provincia di Agrigento nel 1925). E per lo spirito, l’arguzia e la simpatia che domenica scorsa ha dimostrato intervenendo a Che tempo che fa di Fazio, penso che avrà ancora una lunga e produttiva attività di scrittore, nonostante gli infiniti pacchi di sigarette che continua a fumare. Questo libro è uno di quelli che Camilleri intercala alle avventure del Commissario Montalbano, ma sempre ambientato in Sicilia e con un protagonista improbabile, seppur possibile. Un rimescolare  di storia e di fantasia, ma che, come sempre, produce un’opera di piacevole lettura. A metà strada tra cronaca e farsa, Andrea Camilleri torna alle sue ricostruzioni storiche, forse quelle meglio riuscite dopo la serie dedicata al commissario Montalbano, e ambienta il suo ultimo romanzo nella Vigàta del 1929. L'Italia fascista è nel pieno della sua affermazione, il governo ha già assunto i pieni poteri con la costituzionalizzazione del Gran Consiglio del Fascismo e l'instaurazione della dittatura, sono appena stati firmati i Patti lateranensi mentre una nuova fase espansionistica interessa la politica estera. Anche l'Italia è alla ricerca di "un posto al sole" in Africa orientale, un interesse che culminerà, nel 1935, con la guerra in Etiopia e la cacciata del re abissino, il Negus Ailé Selassié.
Prima che si compia il progetto coloniale, Mussolini sta cercando di ottenere un dominio africano, bacino di mano d'opera a basso costo, con i mezzi diplomatici. Quale migliore occasione della presenza sul territorio italiano del Principe Grhane Sollassié Mbassa, nipote diretto del Negus? Il ragazzo, un aitante diciannovenne pieno di vita e di entusiasmo, dal 1929 al 1932 studia alla Regia Scuola Mineraria di Vigàta dove si diploma perito minerario. Sono mesi di sconquassi, quelli che vedono il giovane Principe scorrazzare per il paese siciliano. Nonostante tutti gli accorgimenti usati dalle autorità, preoccupate di mantenere cordiali i rapporti diplomatici tra l'Italia e l'Abissinia, il Principe Grhane non riesce a restare neanche un giorno lontano dai guai.

Carlo Flamigni

CIRCOSTANZE CASUALI

Sellerio

Medico ginecologo forlivese. Professore per tantissimi anni all'Università di Bologna. Si è interessato dei problemi relativi alla bioetica, divenendo anche membro del relativo Comitato Nazionale. È stato presidente della Società italiana di Fertilità e Sterilità.  Ma è anche autore di alcuni romanzi (ma dove trovano il tempo queste persone per fare tutte queste cose?), tra cui questo edito da Sellerio. Ambientato nella provincia romagnola (ma senza mai essere citata si riconosce Rimini) è un noir pieno di sesso. “Da queste parti” – scrive l’Autore – “di sesso si parla molto, anche e soprattutto perché si tratta di un’attività molto diffusa”. Un racconto cronachistico pieno di dicerie, malignità e vendette provinciali, giocato sul filo dei luoghi comuni che identificano i romagnoli nel mondo, che riesce però a mantenersi ad un livello di piacevole lettura, strappando anche qualche sorriso al lettore nonostante alcuni morti ammazzati (sennò che giallo sarebbe).

"La vita si costruisce - è noto a tutti - come un intreccio di fatti casuali e di fatti volontari, che si succedono senza regola. Un evento casuale produce molto spesso atti volontari, ai quali conseguono nuovi eventi casuali, e via così, in un disordine fastidioso, del quale spesso neppure ci accorgiamo". Carlo Flamigni vorrebbe che questo suo secondo romanzo non venisse letto da giallo. Lo presenta come un racconto sul Caso; sul Caso - va aggiunto - fuori stagione nella riviera di Romagna, quando lo spleen spinge le persone ad amplificare nel pettegolezzo i casi di ciascuno e ciascuno sembra vivere per amplificare il pettegolezzo. Circostanze casuali segue un intreccio generale (che è in questo caso l'inchiesta poliziesca) nelle cui svolte sono intrappolati tanti personaggi. E ogni personaggio incarna una storia, varia e complessa che potrebbe fare trama a sé, solo che essa, per via del caso e della necessità delle azioni che ne scaturiscono, si intreccia con le altre storie, gonfiandosi in una specie di tumultuosa fiumana del destino. Annibale Ricci Ribaldi, settantenne notaio di ricca famiglia è un uomo vizioso e alquanto laido. Forse il solo davvero detestabile tra un groviglio di vipere che gli si stringe intorno, che brulica di vittime a loro volta carnefici di vittime minori. Sono la moglie e i figli, domestici e impiegati, clienti, fino semplici vicini tutti pieni di risentimenti soffocati e mediocri colpe inconfessate

Anders Roslund – Borge Hellstrom

TRE SECONDI

Einaudi

Un'altra perla del nuovo giallo scandinavo: un thriller vero, duro, incalzante (se un appunto gli si può fare è che forse ha in sé già un taglio filmico). L’ho già detto qualche settimana fa, parlando del libro della Lackberg “La principessa di ghiaccio” (Marsilio), siamo passati da una letteratura (quella scandinava) semiclandestina in Italia sino a pochi anni fa, a titoli da prime posizioni di vendita nelle classifiche. Dopo la trilogia di Stieg Larsson “Millennium” tutto è cambiato per questi autori. Gli si è aperto il mondo delle traduzioni in tutte le lingue del mondo, ma va detto che in molti casi il livello qualitativo è una piacevole sorpresa. Börger e Roslund ci fanno conoscere il lato oscuro di un paese come la Svezia, da sempre considerata la patria della legalità e della tolleranza, e che ci fa provare sulla nostra pelle uno straziante senso del pericolo, grazie ad un intreccio narrativo condotto superbamente.

Piet Hoffman, nome in codice Paula, è da anni un infiltrato per conto della polizia svedese. Ma Piet è anche un uomo qualunque, che ama sua moglie e accompagna a scuola i due bambini. Per stroncare il traffico di stupefacenti di una mafia dell'Est, è costretto a entrare da criminale in un carcere di massima sicurezza. Ma qualcosa va storto. A Piet, assolutamente solo, braccato a ogni passo, sembra non essere rimasta scelta. Se vuole proteggere la sua famiglia, deve diventare criminale in tutto e per tutto. Intorno a lui si muovono Ewert Grems, vecchio commissario cocciuto di Stoccolma, poliziotti che si addestrano in America, killer senza frontiera, gangster polacchi all'assalto dell'Occidente, politici spaventati che non esitano di fronte al crimine. Il lato più oscuro della società alza un muro impenetrabile, davanti a un uomo solo, alla sua paura.


SAGGISTICA

 

NUOVA ENTRATA - Riccardo Staglianò

GRAZIE. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti

Chiarelettere

Staglianò è un giornalista de La Repubblica. Da anni si occupa dei problemi dell’immigrazione (e della poca integrazione) nel nostro Paese.  Le righe di apertura del libro sono la sintesi migliore di ogni discorso sul tema: “Non è un bel periodo per essere immigrati in Italia. Sono i primi a pagare il prezzo della crisi, lasciati a casa da un giorno all’altro senza alcuna formalità. Ma anche quando lavorano guadagnano in media oltre un terzo in meno di noi. Poi sono ossessionati dal permesso di soggiorno […]. L’ideologia più ottusa intossica il discorso pubblico”. Staglianò racconta come interi pezzi dell’economia (e non solo) italiana vivano con il lavoro degli immigrati: badanti, pescatori, muratori, addetti alle pulizie, colf, ambulanti, agricoltori, infermieri, calciatori, prostitute, preti, operai addetti alle mansioni più dure. Parliamo di uomini, in carne e ossa, al di là del colore della pelle. E’ vergognoso l’uso della paura che alcune forze politiche fanno verso queste donne e uomini, quando la verità dei numeri è quella che ha detto (già tempo fa) l’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu: “Soltanto gli immigrati potranno salvarci. Il futuro benessere degli italiani dipenderà dalla capacità di attrarre trecentomila lavoratori stranieri all’anno”. E noi, invece di mettere in atto serie politiche di selezione ed integrazione di queste persone di cui abbiamo bisogno, abbiamo inventato il reato di clandestinità, una delle vergogne legislative italiane. "Provate a depennare questi nomi: Ibrahimovic, Kakà, Milito, Trezeguet, Pato, Mutu, Crespo, Zanetti, Lavezzi... Immaginate che dalla prossima partita nessuno di loro scenda in campo. Sarebbe un disastro. Oggi su 933 calciatori della serie A ben 322 sono stranieri. Un esempio da solo rivelatore. La realtà è che senza gli immigrati (compresi i clandestini) tutta l'Italia andrebbe a rotoli. Quasi il 10 per cento del Pil italiano arriva dagli immigrati, una famiglia su dieci dipende da una badante straniera. Anche la Chiesa, anche gli ospedali. In Trentino, nella Val di Non, le mele le raccolgono i senegalesi, in Veneto i nigerini conciano le pelli per la preparazione dei giubbotti destinati a Hollywood, a Vedelago, nel cuore del leghismo veneto, sono loro ad assicurare il 90 per cento di riciclaggio dei rifiuti. A Reggio Emilia i facchini sono per lo più indiani, in Campania i sikh allevano le bufale, in Sicilia, senza i pescatori tunisini, la flotta di Mazara del Vallo non prenderebbe il mare. E i camionisti? Nel Nordest i due terzi sono albanesi e romeni, nessun italiano è capace di fare i loro turni. E chi terrebbe i nostri vecchi e i nostri bambini? E gli uffici chi li pulirebbe? E il pacco da consegnare? Gli immigrati non vengono a rubarci il lavoro ma a fare i mestieri che noi rifiutiamo. Basta raccontare una giornata di lavoro in Italia per verificare che cosa realmente succede. Da nord a sud."

Simon Sebag Montefiore

IL GIOVANE STALIN

Longanesi

Mentre in queste ore a Mosca sfilano le nuove armate russe sulla Piazza Rossa per celebrare i 65 anni della vittoria sulla Germania nazista, il Presidente Medvedev è costretto a ribadire che la vittoria fu del popolo russo e non di Stalin, che era un cattivissimo personaggio. Il tutto perché in Russia ci sono ancora tanti nostalgici della grande Unione Sovietica il cui capo indiscusso fu Stalin, e Putin non gradisce affatto questi imbarazzanti paragoni storici. Detto ciò i libri su Stalin continuano ad uscire copiosi in tutto il  mondo. Ultimo questo del giornalista e storico inglese Simon Sebag Montefiore, che per dieci anni ha ripercorso i luoghi della giovinezza del dittatore georgiano, interrogato i discendenti, consultato documenti e diari finora tenuti segreti di protagonisti e comprimari. L’Autore riesce a darci un quadro vivo, quasi pignolo direi, del percorso di formazione del giovane Stalin, dalla sua nascita nel 1878 sino al 1917, anno della rivoluzione vittoriosa guidata da Lenin. Una recensione del giornale inglese The Observer scrive: “Può la vita di un dittatore sanguinario, di un mostro, di un omicida di massa essere narrata in maniera così affascinante?”. Quali eventi fecero del giovane Josif, figlio di Beso il Matto, calzolaio, il potente e temuto Stalin, l'"uomo d'acciaio" che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del Novecento e per un trentennio ha tenuto in pugno i destini di milioni di uomini? Nato alla periferia dell'Impero zarista, in una famiglia georgiana povera e tenuta insieme dalla determinazione della madre Keke, Stalin è uno studente dotato ma ribelle. Leader naturale, carismatico seduttore, sogna un futuro da cavaliere e cantore della propria terra, ma segue i consigli materni ed entra in seminario. La sua vera vocazione è però quella del rivoluzionario. Vi si applica con un talento privo di remore morali, rivelandosi capobanda e cospiratore fuori del comune, impegnato in un'attività frenetica di espropri, rapine, omicidi mirati e attentati compiuti per finanziare il nascente partito bolscevico. La svolta dell'ottobre 1917 lo vedrà al fianco di Lenin come uomo d'azione di spietata efficacia, che farà tacere ogni dissenso. Prevarrà poi su Trockij e gli altri avversari interni, portando ai vertici del potere i compagni di lotta degli anni giovanili.

Matteo Guarnaccia

RIBELLI CON STILE. Un secolo di mode radicali

Shake Edizioni

Dal 3 al 9 maggio a Coriano “Onde Corte”, giornate della cultura indipendente. Teatro e musica e libri. Alle 18.00 in Piazzetta Salvoni, alla Cantinetta della CORTE, il sottoscritto alle 18.00 presenta 3 libri dedicati all’universo giovanile e musicale: martedì 4 maggio “Consapevolezza. Gli Area, Demetrio Stratos e gli anni Settanta” di Luca Trambusti (Arcana editore); mercoledì 5 maggio “Ribelli con stile. Un secolo di mode radicali” di Matteo Guarnaccia (Shake edizioni); venerdì 7 maggio “Identicity. Conversazioni sulla cittadinanza” di Pierfrancesco Pacoda (Giunti). Presenti gli Autori.

Matteo Guarnaccia, artista milanese e storico del costume,  ci racconta i tanti “stili” della ribellione del Novecento, in un tour guidato tra chi voleva cambiare il mondo e chi solo il proprio guardaroba.

Le scene creative giovanili che si sono sviluppate "sotto", "contro", dentro o parallelamente, alla cultura mainstream, hanno svolto un ruolo insostituibile nel dar forma all'immaginario del Novecento, il secolo che ha registrato la più massiccia esplosione di minoranze estetiche, sessuali, etniche della storia. Una galassia di corpi contundenti che ha reso la società meno rigida sul piano formale, scombinando le carte dell'appartenenza e delle gerarchie. Uno slalom tra richiami all'ordine e voglia di disordine; edonismo e ascetismo; naturalità o massimo artificio; calma o frenesia; tradizione e novità; teatralità o sobrietà. Una serie di kit di sopravvivenza, con diversi copioni, colonne sonore, artifici scenografici, oggettistica, prodotti farmacologici, in una rincorsa sfrenata e senza fine tra fuga esistenziale e recupero del mercato.


SCAFFALE LOCALE

 

NUOVA ENTRATA - Tiziano Arlotti-Giuliano Ghirardelli-Mario Pasquinelli

FALCE, MARTELLO E LASAGNE. Il turismo romagnolo dal dopoguerra a oggi

Introduzione di Giovannino Montanari

Panozzo

Mah, alla fine della lettura sono decisamente perplesso. Conosco bene tutti gli autori del volume, e sinceramente mi aspettavo (tradito in questo dal titolo) qualcosa di diverso da quello che ho letto. Piacevolissime le pagine di Tiziano Arlotti da S. Ermete che ci ripropone ancora una volta le vicende del Bar Casale e dei suoi “birri”, ormai diventate un pezzo di storia della Riviera; simpatici i ricordi, propri e di altri, di Mario Pasquinelli fra Borgo e Barafonda, con qualche incursione a Marina Centro: Elio Tosi e la storia dell’Embassy sono una bella pagina di ricordi. Ma entrambi gli autori tradiscono il titolo: sono le vicende degli anni dal ’50 al ’70 quelle raccontate. Gli anni d’oro, i più belli della nostra Città, come dicono loro. Degli anni dopo, dell’oggi, c’è ben poco. E ho capito molto meno l’intervento di Giuliano Ghirardelli, tra il serio e il faceto, con qualche sassolino da togliersi con quei “soliti comunisti” che di turismo hanno sempre capito poco, nonostante che… Insomma, più che “il turismo romagnolo dal dopoguerra a oggi”, che lascia quasi intendere che sia un libro di storia economica e sociale del turismo riminese, è un lungo racconto sulle patacate e le avventure di birri e vitelloni, tra Fellini e Ceccaroni. Il nostro turismo è stato certamente anche questo, ma forse anche tanto altro che in questo libro certamente non c’è.

Dice il colophon, nella pagina finale del volume: “Una guida, anche divertente, alla nostra storia più importante: quella dell’industria dell’ospitalità in Romagna, dal dopoguerra ai nostri giorni.

Personaggi, episodi, operatori ed ospiti, di un’epopea unica nel suo genere.

Sotto il titolo “Falce, martello e lasagne” sono stati raccolti episodi divertenti e significativi della nostra storia, della vicenda del turismo romagnolo dal dopoguerra ad oggi, senza trascurare o tralasciare nulla: dalla politica all’emancipazione del costume sessuale, dallo sviluppo caotico alle mille peripezie umane, ai mille episodi incredibili… Una Romagna che irride se stessa, i suoi vizi, attraverso una serie di racconti decisamente espliciti”.

Tonino Guerra

PROGETTI SOSPESI

A cura di Rita Giannini, Paolo Angelini, Fabrizio Bronzetti

Provincia di Rimini

Il 16 marzo Tonino ha compiuto 90 anni, ma il suo mondo poetico è intatto, la sua fantasia più che mai attiva e al lavoro. La Provincia di Rimini ha voluto festeggiare il compleanno di Tonino, suo “tutore della bellezza” (questo è l’incarico onorifico che l’Amministrazione Provinciale gli ha voluto assegnare alcuni anni fa), editando questo volumetto dedicato ai “Progetti sospesi”. “Un progetto sospeso” – secondo Tonino – “ non è un sogno non realizzato, né un’idea inutile, è un’orma che si fissa nella memoria”. “I progetti sospesi sono suggerimenti per abbellire un paese, una città, un paesaggio”. E questo libro è stato distribuito in migliaia di copie ai ragazzi di tutte le scuole medie superiori della Provincia di Rimini nei giorni della festa di compleanno di Tonino Guerra. Sono 40 progetti sospesi che Tonino ha voluto indicare ai ragazzi riminesi: “Camminare e avere nella memoria questi suggerimenti significa che sono progetti già realizzati. Comunque sono impronte che diventano un sogno collettivo, ora che tutti gli ideali sono caduti, e i giovani stanno percorrendo strade pericolose”. “La nostra mente non ha più candore / è piena di egoismo. / Così per denaro più che per ignoranza, / abbattiamo il nostro passato / e non sappiamo che stiamo / distruggendo il nostro futuro”. Giovane e meraviglioso Tonino, continua a farci sognare abbattendo il nostro pragmatico e triste buon senso!

Cesare Filippi

CATALOGO DELL’OPERA

La Pieve, 2004

Il pittore Cesare Filippi è morto lunedì 26 aprile, all’età di 86 anni. Era nato a Forlimpopoli il 25 maggio 1924. Partecipò con “giovanile entusiasmo alla Resistenza contro le forze nazi-fasciste” come ebbe a dichiarare. Diplomato in disegno nel 1947 al Liceo Artistico di Bologna. Sposato ad Eliana Bartoletti, sua inseparabile compagna di vita, dal 1952. Si trasferì a Rimini nel 1956 e qui per tantissimi anni insegnò nelle scuole medie. Nel 1981 si trasferì a Vecciano nel Comune di Coriano, un piccolo borgo lungo la Valle del Marano, e qui è stato sepolto nel piccolo Cimitero sovrastante il torrente Marano. Qui aveva realizzato il suo "atelier", luogo di lavoro ma anche di incontro per amici, colleghi, clienti.

Filippi, dalla sua prima mostra a Forlì nel 1953, ha poi partecipato a tantissime mostre nazionali ed internazionali, in Italia e all'estero. Le sue opere sono in tantissime collezioni, private e pubbliche. Hanno scritto di Lui i maggiori critici italiani e tantissimi uomini di cultura.

Nel 2004, in occasione del suo 80° compleanno, lo aiutai a realizzare una grande mostra antologica delle sue opere nella Sala delle Colonne a Rimini. Il catalogo di quella mostra è diventato oggi un prezioso documento sulla vita artistica di uno dei più importanti pittori riminesi del secondo Novecento. Numerose le testimonianze qui contenute. Fra le tante anche quella di Andrea Gnassi, allora Consigliere Regionale: “Cesare Filippi ci dà l’anima della città, con i suoi sguardi, i suoi ritratti, nelle marine, nei manifesti, nelle incisioni. Ci dà quell’anima che diventa ed è una radice. Di una terra, di un luogo, di Rimini”. E il pittore Filippi, come scrive nel suo intervento di presentazione Pier Giorgio Pasini è un “pittore istintivo, sensualmente immerso nella realtà che racconta, che descrive, che ama, che immagina, che subisce con una innocenza intelligente e attenta”. Una vita artistica feconda che “dal neorealismo trapassa con coerenza in un espressionismo vivace e approda ad un lirismo robusto che investe tutto il mondo visibile”. Oppure le considerazioni di Piero Meldini: “Per Cesare Filippi l’arte non è solo ricerca, riflessione, mestiere. E’ il suo linguaggio naturale. La lente con cui guarda il mondo. Migliaia e migliaia di disegni non destinati ad essere esposti costituiscono il suo diario privato”. E questa miniera di disegni, oggi che Cesare non c’è più, sono un tesoro racchiuso nel suo “atelier” che la famiglia dovrà ben gestire per conservare, ma anche per continuare a valorizzare, l’opera di questo significativo pittore riminese.

 

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