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Riaffiora la Rimini più antica e misteriosa
Giovedì, Agosto 21, 2014
   
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Riaffiora la Rimini più antica e misteriosa

Mosaico delle Vittorie

Il Museo della Città inaugura 40 nuove sale dell’ala archeologica - Riaffiora la Rimini più antica e misteriosa

 

Rimini caput mundi. L’esagerazione giornalistica – esperti ed archeologi non sembrano affatto dispiaciuti dell’azzardo – fa da apripista a quello che tra poco più di un mese sarà l’evento culturale per eccellenza: l’inaugurazione delle nuove 40 sale espositive inserite nell’ala archeologica del Museo della Città. Sale volute per raccontare ed illustrare copiosamente – domus del Chirurgo a parte – la Rimini più remota, bella e misteriosa (dalla Preistoria al Tardoantico). Il progetto vedrà la luce in occasione dell’imminente Festival del Mondo Antico in programma dal 25 al 27 giugno.

“Se la Rimini imperiale ha costituito il primo nucleo della Sezione aperta nel 2003 – spiegano dalla segreteria del Museo - il percorso che va ad inaugurarsi prende le mosse da un milione di anni fa con le tracce della presenza dell'homo erectus sul colle di Covignano. Un esordio che accomuna l’area ai più importanti giacimenti italiani ad iniziare da Monte Poggiolo (Forlì-Cesena). Lungo un percorso che nel nostro territorio non presenta soluzione di continuità dal Paleolitico ad oggi, si disseminano preziose eredità dell’età del bronzo; oggetti in metallo appartenuti a commercianti-fonditori; corredi delle necropoli villanoviane alimentatesi sotto l'influenza della vicina Verucchio; prodotti delle genti (Etruschi, Greci, Celti) che tra VI e IV secolo a.C. hanno frequentato la valle e l’approdo dell’Ariminus, il fiume eponimo della colonia fondata nel 268 a.C. dai Romani nel progetto di occupazione della pianura padana”.

Nelle nuove sale ricavate dal piano interrato dell’ex Convento dei Gesuiti, prende allora corpo la città romana di Ariminum che svela in prima battuta il volto della colonia di età repubblicana, caratterizzata da forti mura, un “gomitolo” stradale che traccia isolati entro i quali s’innalzano abitazioni costruite con spazi domestici affiancati a stanze di servizio, cortili con vasche e portici utili ad ospitare la produzione artigianale. C’è poi la Rimini rifondata dall’imperatore Augusto.

Segni di questo periodo sono l’Arco, il ponte sul Marecchia, gli acquedotti ed i sistemi fognari. La città augustea è punteggiata di pavimenti musivi con disegni geometrici, marmi preziosi, arredi eleganti, pitture ad affresco, sculture, ceramiche “un patrimonio – aggiungono dal Museo – finora nascosto e poco conosciuto che una complessa ed ampia operazione di restauro riporta al primitivo splendore”. A proposito di mosaici, non vanno altresì tralasciati quelli di “fattura” tardoantica. Si tratta di ritrovamenti datati in larga parte tra gli anni ‘50 e ’60, quando la città contemporanea subisce l’ennesima trasformazione urbanistica (non ancora completata, ndr). Gli scavi eseguiti nei cantieri di Palazzo Gioia, Palazzo Palloni e del Mercato Coperto portarono infatti alla luce del sole “resti di domus erette fra V e VI secolo, periodo nel quale l’insediamento della corte imperiale nell’adriatica Ravenna dà nuovamente impulso alle attività dell’artigianato artistico e all’edilizia in genere”.

Ed è proprio un particolare del mosaico Delle Vittorie (II secolo d. C.), recuperato anch’esso dal cantiere di Palazzo Gioia, a fare da contesto grafico ai materiali promozionali del Festival, il cui slogan “Nuove ali per un cuore antico” cerca di dare senso compiuto all’iniziativa in quanto tale nonché all’intervento svolto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Al Ministero si devono i finanziamenti per il restauro dei reperti “in vetrina” e l’allestimento nell’ambito del Piano Nazionale dell’Archeologia, attraverso la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici unitamente alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna.

ARTICOLO PUBBLICATO DALL'EDIZIONE EMILIA ROMAGNA DEL QUOTIDIANO L'UNITA' IL GIORNO 18.05.2010

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