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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Quindicesimo appuntamento
Lunedì, Settembre 01, 2014
   
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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Quindicesimo appuntamento

Ogni settimana Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale di Coriano, stila una propria personale e totalmente soggettiva classifica libraria, sulla base dei propri gusti ed interessi e delle proprie letture.

Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com

NARRATIVA

 

NUOVA ENTRATA - Carlos Ruis Zafon

IL PALAZZO DELLA MEZZANOTTE

Mondadori

Un dubbio ce l’ho: ed è che questa sia un’operazione commerciale “furba” per vendere vecchi titoli di un Autore che nel frattempo è diventato uno scrittore di bestseller internazionali. Nulla a che vedere dunque con “L’ombra del vento” e “Il gioco dell’angelo”. Un libro leggibile, ma non certamente all’altezza delle sue ultime opere. Sembra quasi giustificarsi, Carlos Ruiz Zafón, nella nota che accompagna il suo nuovo romanzo. Quasi si schermisse del fatto di aver dato alle stampe la sua produzione giovanile, originariamente destinata a un pubblico di ragazzi. Pubblicato per la prima volta in Spagna nel 1994, molti anni prima che lo scrittore ideasse la sua meravigliosa trilogia dedicata alla città di Barcellona (di cui si attende l’uscita del terzo episodio). Ma in questo libro sono già presenti tutti gli elementi tipici della sua produzione letteraria. La magia, il mistero, la suspense, il fascino dei personaggi, dipinti nella loro ingenuità e nel loro quotidiano eroismo, l’architettura di una città oscura e avvolgente, una trama che non lascia un attimo di respiro e la prosa semplice, accattivante e trascinante. Che i protagonisti di questa storia siano un gruppo di adolescenti non può che essere un valore aggiunto. Siraj, Isobel, Roshan, Seth, Ian, Michael e poi, naturalmente Ben, sono i sette componenti della Chowbar Society, la società segreta che si riunisce, tutte le notti a mezzanotte, all’interno di un vecchio casermone diroccato: Il palazzo della Mezzanotte. I membri della Chowbar Society, ospiti dell’istituto St. Patrick’s, orfani sperduti per le strade malsane e pericolose della Calcutta di inizio Novecento, hanno un’unica missione comune: affrontare insieme ogni pericolo. Per molti anni si sono riuniti tutte le notti per ascoltare le leggende della città nera, declamare versi, abbozzare ritratti e mettere in scena drammi.

 

Maj Sjowall – Per Wahloo

L’UOMO SUL TETTO

Sellerio

Sono ormai una decina i libri di questi autori svedesi editi dalla Sellerio dal 2005. Di tutti questi ho letto solo quest’ultimo, “L’uomo sul tetto”, e non credo che andrò a leggere gli altri. Fra l’altro è un libro del 1971, e gli anni passati si vedono tutti. Insomma una grande delusione, non all’altezza certo delle recenti traduzioni provenienti dai paesi scandinavi. Una delle caratteristiche del ciclo di Martin Beck, con cui gli scandinavi Maj Sjöwall e Per Wahlöö hanno iniziato il poliziesco procedurale, è che gli attori di questa commedia umana in chiave criminale invecchiano in tempo reale. Per esempio, in questo romanzo, la figlia del commissario, che abbiamo conosciuto bambina alcuni romanzi prima, adesso, è una giovane capace di dare influenti consigli al padre. E’ questo uno degli effetti con cui gli autori intendevano conferire più oggettività alla loro creazione, per uno scopo dichiarato: "Molte persone forse credono che i nostri libri siano dei cosiddetti gialli. Quello a cui in realtà stiamo lavorando è una seria indagine sociologica sulle relazioni dei poliziotti con i loro compagni di società. E lo facciamo insieme perché la materia è tanto vasta e perché non possiamo produrre uno studio corretto se non lo affrontiamo da diversi punti di vista. In questo caso quello dell'uomo e della donna". Eppure a leggere oggi questi "romanzi su un crimine" (così il sottotitolo ricorrente), un senso di pessimismo domina sulla sociologia, un profondo scetticismo sulle ragioni del cosiddetto "ordine pubblico".

 

Michela Murgia

ACCABADORA

 

Einaudi

“Acabar”, in spagnolo, significa finire. E in sardo “accabadora” è colei che finisce. Agli occhi della comunità il suo non è il gesto di un’assassina, ma quello amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. E’ lei l’ultima madre.

Michela Murgia è nata nel 1972 a Cabras. E’ con “Accabadora” al suo terzo volume. Mi è sembrato un bel libro (detto da uno che non ama molto la narrativa italiana contemporanea), ma quest’opera ha diviso i lettori: ed ho l’impressione che questo sia avvenuto molto di più per il tema trattato (oggi quanto mai di attualità per le implicazioni etiche che comporta e che per le quali l’opinione pubblica, in Italia e nel mondo, si divide) che per motivazioni letterarie. Voglio lasciare questa volta la parola a 2 commenti, contrastanti, trovati in rete:

A favore

Maurizia
Una scrittura vera. Nonostante si respiri un'aria quasi magica. Vera la storia. Veri i personaggi. Vera la Sardegna che racconta. Chi la conosce non potrà che essere d'accordo. Uno dei libri più belli letti di recente.
Voto: 5 / 5

Contro

Luigi
Ahimè, ancora una volta la Sardegna condannata alle brutte figure, a un'immagine di tristezza, di arretratezza culturale e di macabra rassegnazione. Riusciremo mai a scrollarci di dosso questa pesantezza d'animo, questo pessimismo paralizzante, una visione piatta che assimila gli uomini alla natura circostante e che non vede differenze significative tra il destino del bue e del gatto e quello del suo padrone? L' "accabbadora": per carità! ci mancava solo questa per intristire ancor di più una terra già svigorita dal fatalismo e dal ripiegamento.
Voto: 1 / 5

Due le protagoniste di questo romanzo: Maria Listru e Bonaria Urrai. La prima vive in una famiglia indigente dove la mamma, vedova, ha altre figlie da accudire. L’altra, l’accabadora, vive sola, senza marito né figli e teme la sua solitudine. All’età di sei anni, quindi, Maria è ceduta a Tza Bonaria; un fenomeno socio-culturale, questo, molto frequente quando il diritto alla sopravvivenza mitiga i sentimenti di amore materno-filiale. La bambina diventa quindi fill’e anima dell’accabadora che oltre a fare la sarta ha un arcano ruolo, quello di alleviare le sofferenze di chi non può o non vuole più vivere. Una storia ambientata in Sardegna negli anni cinquanta, un libro inquietante che affronta tematiche complesse e attualissime in una scrittura scorrevole e poetica di grande effetto. Pagine dolorose che, con armonia e chiarezza, creano una forza vitale che accompagna il lettore fino alla fine.


SAGGISTICA

NUOVA ENTRATA - Nouriel Roubini – Stephen Mihm

LA CRISI NON E’ FINITA

Feltrinelli

Picchia, altrochè se picchia, su tutti noi la crisi economica mondiale. Le risorse che ognuno di noi ha a disposizione sono inferiori a quelle di qualche anno fa. E le prospettive sono nere: Roubini parla degli Stati, delle grandi imprese, ma il singolo cittadino di un qualsiasi paese del mondo oggi è costretto a tirare la cinghia. Va benino se ha un posto di lavoro fisso, va male se non ha lavoro, se è precario, se è con contratto a termine. Va bene se sta in famiglia, va male se è solo. Ma va male anche se è giovane, se vive in aree in crisi. Insomma, come dice l’Autore, la crisi non è finita (alla faccia di Berlusconi e del suo ottimismo).

Nel settembre del 2006, dal podio del Fondo monetario internazionale, un professore di economia della New York University ammonì i presenti su un imminente, terribile crack dell'economia mondiale, innescato dalla crisi dei mutui immobiliari americani, dall'oscillazione dei prezzi del petrolio e dalla conseguente crisi di fiducia dei consumatori. All'epoca nessuno diede peso alle sue fosche analisi, ma oggi Nouriel Roubini è riconosciuto come uno degli economisti più autorevoli del mondo, dopo che tutte le sue previsioni si sono puntualmente avverate. In questo libro Roubini svela finalmente ai lettori in che modo è riuscito a prevedere prima di altri la crisi in arrivo, evidenzia gli errori da evitare nella fase attuale, indica i passi da compiere per uscirne in modo stabile. Centrale nella sua visione è la convinzione che i disastri economici non sono "cigni neri": eventi unici e imprevedibili, privi di cause specifiche. Al contrario, i cataclismi finanziari sono vecchi quanto il capitalismo stesso e si possono prevedere e riconoscere mettendo a confronto i dati ricavabili dalle diverse realtà geografiche e dalle diverse epoche storiche. Solo ricavando i giusti insegnamenti da queste esperienze, ammonisce Roubini, possiamo fronteggiare l'endemica instabilità dei sistemi finanziari, imparare a prevederne i punti di rottura,circoscrivere i pericoli di contagio globale, e soprattutto riuscire a immaginare un futuro più stabile per l'economia mondiale.

 

Umberto Eco

VERTIGINE DELLA LISTA

Bompiani

Un tutto esaurito al Teatro Titano di San Marino venerdì 28 maggio per la presentazione di questo libro da parte del suo Autore. Nonostante che questo sia un libro “difficile”, nato dall’esperienza vissuta per un mese a novembre 2009 al Museo Louvre di Parigi nell’organizzare eventi su questo tema. Per un’ora e mezza Eco ha incatenato il pubblico all’ascolto di infinite (e strambe) liste tratte da testi noti e meno noti. E lo ha affascinato quando ha raccontato come gli studiosi abbiano impiegato 80 anni per decidere a quale specie assegnare l’ornitorinco (oggi si è deciso che è un mammifero), uno degli animali più strani e complicati (per il puzzle di pezzi diversi che lo compongono) della Terra. Per chiudere con le oltre 100 pagine della lista delle cose contenute nella cucina di Leopold Bloom nell’Ulisse di Joyce. Ma oggi, ha chiuso la conferenza Eco, la vera ed unica lista in continua espansione è la “rete”, è internet.  Nell'Iliade appaiono due modi di rappresentazione. Il primo si ha quando Omero descrive lo scudo di Achille: è una forma compiuta e conchiusa in cui Vulcano ha rappresentato tutto quello che egli sapeva e che noi si sa su una città, il suo contado, le sue guerre i suoi riti pacifici. L'altro modo si manifesta quando il poeta non riesce a dire quanti e chi fossero tutti i guerrieri Achei: chiede aiuto alle muse, ma deve limitarsi al cosiddetto, e enorme, catalogo delle navi, che si conclude idealmente in un eccetera. Questo secondo modo di rappresentazione è la lista o elenco. Ci sono liste che hanno fini pratici e sono finite, come la lista di tutti i libri di una biblioteca; ma ve ne sono altre che vogliono suggerire grandezze innumerabili e che si arrestano incomplete ai confini dell'indefinito. Come mostra questo libro e l'antologia che esso raccoglie, la storia della letteratura di tutti i tempi è infinitamente ricca di liste, da Esiodo a Joyce, da Ezechiele a Gadda. Sono spesso elenchi stesi per il gusto stesso dell'enumerazione, per la cantabilità dell'elenco o, ancora, per il piacere vertiginoso di riunire tra loro elementi privi di rapporto specifico, come accade nelle cosiddette enumerazioni caotiche. Però con questo libro non si va solo alla scoperta di una forma letteraria di rado analizzata, ma si mostra anche come le arti figurative siano capaci di suggerire elenchi infiniti, anche quando la rappresentazione sembra severamente limitata dalla cornice del quadro.

aNobii

IL TARLO DELLA LETTURA

A cura di Barbara Sgarzi

Rizzoli

Fareste qualsiasi cosa per i libri? Ne sentite il bisogno così come dell'aria che respirate? Non perdete occasione per leggerli, rileggerli, accarezzarli, blandirli, citarli, consigliarli o, perchè no (quando ci vuole), stroncarli? Li sistemate con affetto, cura e dedizione sugli scaffali della libreria seguendo modalità e criteri che solo voi sapete decifrare? Se è così, siete affetti da una seria patologia: il tarlo della lettura. E questo libro è la cura che fa per voi.
Scritto dai lettori per i lettori (e per chi vorrebbe diventarlo), vi guida tra i titoli di una biblioteca ideale, scelti, raccontati e commentati dai recensori di aNobii, il più grande e famoso social network dedicato agli amanti del libro. Cinquecento godibilissime pagine alla scoperta dei classici della letteratura, bestseller, sorprendenti opere prime, scrittori affermati e autori esordienti, romanzi che ti fanno sognare ad occhi aperti e letture che invitano alla riflessione, riportandoti con i piedi per terra.

aNobii (così chiamato dal nome dell'Anobium punctatum, il "tarlo della carta") è un social network dedicato ai libri e ai lettori: si può tenere traccia dei libri letti e in lettura (il database ha superato ormai i 12 milioni di titoli), esplorare le librerie degli utenti, scambiarsi idee, creare liste dei desideri. E, soprattutto, si possono commentare i libri letti. Questo volume raccoglie il meglio del meglio di aNobii, secondo il rating stabilito dagli utenti stessi. Da Larsson a Pirandello, da Nabokov a Barbery, Palahniuk, Kundera, Faletti, Pennac, Calvino, Rowling, Saviano, Hesse, Eco, Brown, Benni, Hosseini, Ammaniti, Hemingway, Tolkien, Meyer, Coelho: classici senza tempo e bestseller sono qui raccolti in "playlist" e commentati con la competenza di lettori straordinariamente brillanti e la freschezza della totale gratuità. La stroncatura e l'entusiasmo si nutrono della passione autentica di chi i libri li divora.


Simon Sebag Montefiore

IL GIOVANE STALIN

Longanesi

Mentre in queste ore a Mosca sfilano le nuove armate russe sulla Piazza Rossa per celebrare i 65 anni della vittoria sulla Germania nazista, il Presidente Medvedev è costretto a ribadire che la vittoria fu del popolo russo e non di Stalin, che era un cattivissimo personaggio. Il tutto perché in Russia ci sono ancora tanti nostalgici della grande Unione Sovietica il cui capo indiscusso fu Stalin, e Putin non gradisce affatto questi imbarazzanti paragoni storici. Detto ciò i libri su Stalin continuano ad uscire copiosi in tutto il  mondo. Ultimo questo del giornalista e storico inglese Simon Sebag Montefiore, che per dieci anni ha ripercorso i luoghi della giovinezza del dittatore georgiano, interrogato i discendenti, consultato documenti e diari finora tenuti segreti di protagonisti e comprimari. L’Autore riesce a darci un quadro vivo, quasi pignolo direi, del percorso di formazione del giovane Stalin, dalla sua nascita nel 1878 sino al 1917, anno della rivoluzione vittoriosa guidata da Lenin. Una recensione del giornale inglese The Observer scrive: “Può la vita di un dittatore sanguinario, di un mostro, di un omicida di massa essere narrata in maniera così affascinante?”. Quali eventi fecero del giovane Josif, figlio di Beso il Matto, calzolaio, il potente e temuto Stalin, l'"uomo d'acciaio" che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del Novecento e per un trentennio ha tenuto in pugno i destini di milioni di uomini? Nato alla periferia dell'Impero zarista, in una famiglia georgiana povera e tenuta insieme dalla determinazione della madre Keke, Stalin è uno studente dotato ma ribelle. Leader naturale, carismatico seduttore, sogna un futuro da cavaliere e cantore della propria terra, ma segue i consigli materni ed entra in seminario. La sua vera vocazione è però quella del rivoluzionario. Vi si applica con un talento privo di remore morali, rivelandosi capobanda e cospiratore fuori del comune, impegnato in un'attività frenetica di espropri, rapine, omicidi mirati e attentati compiuti per finanziare il nascente partito bolscevico. La svolta dell'ottobre 1917 lo vedrà al fianco di Lenin come uomo d'azione di spietata efficacia, che farà tacere ogni dissenso. Prevarrà poi su Trockij e gli altri avversari interni, portando ai vertici del potere i compagni di lotta degli anni giovanili.


SCAFFALE LOCALE


NUOVA ENTRATA - Pietroneno Capitani

U SCHOGGHJU.

Uomini e pescatori. Da Lampedusa a Rimini. Appunti e immagini di una migrazione

Capitani

Sono 226 i residenti nel riminese di origine lampedusana. Una piccola comunità presente a Rimini e  a Bellaria dai primi anni Sessanta, “piuttosto invisibile quanto misteriosa” per il lavoro che svolgono e che Capitani racconta in questo suo nuovo libro. Dopo aver raccontato la migrazione dei mezzadri ascolani nella nostra Provincia nel libro “Bussavamo con i piedi”, ora Capitani ha raccolto e scritto le storie dei lampedusani. Questi arrivano a Rimini negli anni del boom turistico riminese. Di fronte ad una marineria locale incapace di fornire le quantità di pesce richiesto dal mercato, l’esperienza e le capacità imprenditoriali dei lampedusani contribuirono in maniera determinante all’evoluzione della pesca riminese. Oggi un quarto delle imbarcazioni che costituiscono la nostra marineria appartengono ad armatori lampedusani e sono un pezzo importante della Cooperativa Lavoratori del Mare.

Il libro è fatto dai racconti delle decine di persone incontrate da Capitani, partite dai primi anni Sessanta dall’isola di Lampedusa (che dista dalle coste tunisine 100 km, mentre da Porto Empedocle – in provincia di Agrigento – ne dista oltre 200 km), “o scògghju”, la “pietra”, con una superficie di poco superiore ai 20 kmq e con una popolazione di 5.500 abitanti. Ed ancor oggi che Lampedusa è diventata un importante centro turistico (e questo ha cambiato la situazione economica complessiva dell’isola) per i lampedusani il mare è rimasto la loro vita.

 

Centro Studi Malatestiani - Rimini

21: LA SIGNORIA DI GIACOMO MALATESTI (1566-1600)

A cura di Anna Falcioni. Presentazione di Paolo Prodi

Ghigi

“La storia delle Signorie dei Malatesti”, curata dal Centro Studi Malatestiani di Rimini, è arrivata con questo volume alla ventunesima uscita (ma i tomi editi sono 23). Secondo il piano dell’opera mancano ancora due volumi alla sua conclusione. Una opera monumentale, iniziata nel 1998, dedicata ai Malatesta o più correttamente Malatesti, signori di Verucchio, la famiglia che dominò la Romagna, in particolar modo Rimini e la sua provincia dal 1295 al 1528 e che, nel periodo di massima influenza, estese i propri domini fino ai castelli settentrionali di San Marino, la provincia di Pesaro e parte di quelle di Ancona, di Forlì e di Ravenna. Opera costruita con tenacia e costanza (e grandi sacrifici economici) dall’editore riminese Bruno Ghigi, e curata con grande competenza dalla prof.ssa Anna Falcioni, docente di “Antichità e istituzioni medievali” all’Università di Urbino.

Questo XXI volume è dedicato a Giacomo Malatesti (1566-1600) marchese di Roncofreddo e conte di Montiano. Scrive nella presentazione Paolo Prodi:  “storia esemplare della disgregazione del mondo cavalleresco e feudale italiano”, “vengono colte nelle ultime vicende di questo ramo della grande famiglia, nella seconda metà del Cinquecento e nei primi anni del Seicento, i segni della fine, non solo personale e familiare, ma di un intero sistema di potere e di clientele; si tratta di una storia di decadenza, dolorosa ma affascinante come un tramonto”. Giorgio Bolognesi ricostruisce le vicende politiche e militari di Giacomo, mentre Gian Paolo Giuseppe Scharf, attraverso l’esame di un centinaio di lettere inviate da Giacomo a due duchi d’Urbino, Guidobaldo e Francesco II della Rovere, fra il 1559 e il 1599 (e conservate nell’Archivio di Stato di Firenze), ci consegna spaccati di vita aristocratica e dei difficili rapporti con la Roma curiale dell’epoca.

 

Andrea Donati – Gian Lodovico Masetti Zannini

SANTA MARIA DI SCOLCA ABBAZIA OLIVETANA DI RIMINI. Fonti e documenti

Badia di Santa Maria del Monte di Cesena

La penna del Vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi, presenta con splendida sintesi il volume edito nella prestigiosa collana “Italia Benedettina. Studi e documenti di storia monastica”: gli Autori “hanno tratto ‘dal oscuro dell’antichità fra la mischia di moltissime carte’ la presenza dei Monaci Olivetani in Rimini, dalla loro venuta per invito di Carlo Malatesta nel 1421 alle soppressioni napoleoniche del 1797. La Congregazione Olivetana si era costituita un secolo prima attorno alla forma di vita del Beato Bernardo de’ Tolomei e dei compagni fondatori. La loro presenza in Rimini fu significativa non solo per la santità della esperienza monastica, ma anche per l’influenza nella vita culturale della città, ancorchè il monastero fosse collocato fuori città, sul colle di Covignano”. Dal 1805, per tutti i riminesi, l’antica abbazia divenne poi la Chiesa di San Fortunato e qui recentemente è stato trasferito il Seminario diocesano (con la sua preziosa biblioteca) ed il 25 ottobre 2008 è stato inaugurato il Museo di Scolca.

Il volume contiene anche la trascrizione dell’opera di Gaspare Rasi “Racconto istorico” del 1630 con il quale egli racconta la storia dell’Abbazia “desunta dai documenti d’archivio”. Una storia documentata lunga 2 secoli, dalla data di fondazione dell’Abbazia.


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