Venerdì, Maggio 18, 2012
   
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Lo Scaffale di Paolo Zaghini - Sedicesimo appuntamento

Ogni settimana Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale di Coriano, stila una propria personale e totalmente soggettiva classifica libraria, sulla base dei propri gusti ed interessi e delle proprie letture.

Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com

 

NARRATIVA

 

NUOVA ENTRATA - Cormac McCarthy

LA STRADA

Einaudi

“La strada”, romanzo con il quale McCarthy ha vinto il Premio Pulitzer nel 2007, potrebbe essere quasi catalogato come un'opera di fantascienza, ben piantata nella solida tradizione del filone catastrofico-apocalittico, se non fosse anche il romanzo di McCarthy più intenso, visionario e definitivo, oltre che uno dei più belli e struggenti che il nuovo secolo ci abbia, per ora, offerto. Un romanzo enigmatico, misterioso, che da una parte spinge il lettore a cercare una chiave che ne risolva il segreto, dall'altra resta refrattario a ogni tentativo di decifrarlo. Impenetrabile, altero, struggente. Il film, per la regia di John Hillcoat, uscito nelle sale italiane a fine maggio, non tradisce lo spirito e la lettera del libro. L’attore Viggo Mortensen, il padre, offre una ottima interpretazione del personaggio di McCarthy: ma The Road “non è più il vecchio sogno di Kerouac, è semmai l’incubo della nostra stagione infelice” (Antonio Gnoli su La Repubblica del 26 maggio 2010).

Un padre e un figlio, senza nome, senza niente che non sia il legame indissolubile che li unisce. Non esiste più nient'altro: non esiste più il mondo, la storia, il tempo, la civiltà, non esistono più le città, le case, le famiglie, non esiste più neanche il cielo – perennemente oscurato, plumbeo "come l'inizio di un freddo glaucoma che offusca il mondo". Esiste solo la strada lungo cui spingono i loro scarsi averi – qualche coperta, il poco cibo in scatola rimasto – dentro il carrello arrugginito di un supermercato. Si spostano verso sud, verso il mare, dal cuore dell'America al Golfo del Messico, in cerca della speranza di un po' di calore, di luce. Ma ciò che gli si apre di fronte è un oceano vasto e freddo che ha "la desolazione di un qualche mare alieno che bagna le coste di un pianeta sconosciuto. Più a largo, sulle secche create dalla marea, una nave cisterna arenata". Nel nuovo romanzo di Cormac McCarthy, La strada, un non meglio specificato disastro planetario – probabilmente una guerra nucleare, o un meteorite scagliato dall'alto dei cieli – ha posto fine alla vita sulla terra: ogni forma di vita, animale o vegetale, è stata spazzata via, i pochi sopravvissuti non hanno più nulla di umano e attraversano quest'immensa terra desolata in cerca di cibo come morti che camminano. E poco importa se il "cibo" è un altro essere umano: il cannibalismo è solo uno dei tanti orrori che la fantasia scatenata di McCarthy ci offre, quasi non ci fosse un fondo all'abisso, ma solo nuove parole per declinare un infinito catalogo di sofferenze. La catastrofe ha rivelato lo scheletro – come se a un'esplosione sopravvivessero solo le ossa bianche e scarnificate – della società, se non della natura, secondo McCarthy: una brutale lotta per la sopraffazione reciproca, in cui gli esseri umani sono nettamente divisi tra carnefici e vittime, tra cannibali e prede. Sono passati dieci anni da quella catastrofe: padre e figlio sono riusciti a sopravvivere fino adesso, ma non resisteranno un altro inverno. Il romanzo è il racconto del dolente e disperato pellegrinaggio verso il mare, delle difficoltà e degli incontri che accadono loro lungo la via, solo ogni tanto intervallati dai ricordi e dai sogni dell'uomo (soprattutto sulla moglie – la madre del bimbo – che decide di uccidersi piuttosto che sopportare ulteriormente tale inferno).

 

Carlos Ruis Zafon

IL PALAZZO DELLA MEZZANOTTE

Mondadori

Un dubbio ce l’ho: ed è che questa sia un’operazione commerciale “furba” per vendere vecchi titoli di un Autore che nel frattempo è diventato uno scrittore di bestseller internazionali. Nulla a che vedere dunque con “L’ombra del vento” e “Il gioco dell’angelo”. Un libro leggibile, ma non certamente all’altezza delle sue ultime opere. Sembra quasi giustificarsi, Carlos Ruiz Zafón, nella nota che accompagna il suo nuovo romanzo. Quasi si schermisse del fatto di aver dato alle stampe la sua produzione giovanile, originariamente destinata a un pubblico di ragazzi. Pubblicato per la prima volta in Spagna nel 1994, molti anni prima che lo scrittore ideasse la sua meravigliosa trilogia dedicata alla città di Barcellona (di cui si attende l’uscita del terzo episodio). Ma in questo libro sono già presenti tutti gli elementi tipici della sua produzione letteraria. La magia, il mistero, la suspense, il fascino dei personaggi, dipinti nella loro ingenuità e nel loro quotidiano eroismo, l’architettura di una città oscura e avvolgente, una trama che non lascia un attimo di respiro e la prosa semplice, accattivante e trascinante. Che i protagonisti di questa storia siano un gruppo di adolescenti non può che essere un valore aggiunto. Siraj, Isobel, Roshan, Seth, Ian, Michael e poi, naturalmente Ben, sono i sette componenti della Chowbar Society, la società segreta che si riunisce, tutte le notti a mezzanotte, all’interno di un vecchio casermone diroccato: Il palazzo della Mezzanotte. I membri della Chowbar Society, ospiti dell’istituto St. Patrick’s, orfani sperduti per le strade malsane e pericolose della Calcutta di inizio Novecento, hanno un’unica missione comune: affrontare insieme ogni pericolo. Per molti anni si sono riuniti tutte le notti per ascoltare le leggende della città nera, declamare versi, abbozzare ritratti e mettere in scena drammi.

 

Maj Sjowall – Per Wahloo

L’UOMO SUL TETTO

Sellerio

Sono ormai una decina i libri di questi autori svedesi editi dalla Sellerio dal 2005. Di tutti questi ho letto solo quest’ultimo, “L’uomo sul tetto”, e non credo che andrò a leggere gli altri. Fra l’altro è un libro del 1971, e gli anni passati si vedono tutti. Insomma una grande delusione, non all’altezza certo delle recenti traduzioni provenienti dai paesi scandinavi. Una delle caratteristiche del ciclo di Martin Beck, con cui gli scandinavi Maj Sjöwall e Per Wahlöö hanno iniziato il poliziesco procedurale, è che gli attori di questa commedia umana in chiave criminale invecchiano in tempo reale. Per esempio, in questo romanzo, la figlia del commissario, che abbiamo conosciuto bambina alcuni romanzi prima, adesso, è una giovane capace di dare influenti consigli al padre. E’ questo uno degli effetti con cui gli autori intendevano conferire più oggettività alla loro creazione, per uno scopo dichiarato: "Molte persone forse credono che i nostri libri siano dei cosiddetti gialli. Quello a cui in realtà stiamo lavorando è una seria indagine sociologica sulle relazioni dei poliziotti con i loro compagni di società. E lo facciamo insieme perché la materia è tanto vasta e perché non possiamo produrre uno studio corretto se non lo affrontiamo da diversi punti di vista. In questo caso quello dell'uomo e della donna". Eppure a leggere oggi questi "romanzi su un crimine" (così il sottotitolo ricorrente), un senso di pessimismo domina sulla sociologia, un profondo scetticismo sulle ragioni del cosiddetto "ordine pubblico".

 


SAGGISTICA

 

NUOVA ENTRATA - Veronica Federico

SUDAFRICA

Il Mulino

Da una settimana è iniziato il Campionato del Mondo di Calcio 2010 negli stadi sudafricani. Il primo in Africa, testimonianza anche questa della crescita economica e politica di questo grande paese africano. Gli scaffali delle nostre libreria sono state invase in questi ultimi mesi da una marea di pubblicazioni dedicate al Sudafrica, ma sinceramente ben poche mi sono sembrate degne di un qualche valore storico e culturale per capire la rapida evoluzione di questo Paese, dall’apartheid ai Campionati del Mondo di Calcio. Quest’opera invece di Veronica Federico, uscita nella collana de Il Mulino “Si governano così”, riesce a darci una rapida sintesi dell’evoluzione politica-amministrativa del Paese, in modo tale che riusciamo a capire e a collocare anche le motivazioni di fondo dei perché di questo grande evento sportivo mondiale in Sudafrica.

II 27 aprile 1994 si tennero in Sudafrica le prime elezioni democratiche con suffragio esteso a tutte le razze, in cui venne eletto presidente il capo dell'Anc Nelson Mandela. Protagonista di uno dei più importanti processi di transizione democratica, da allora il Sudafrica non ha fatto che accrescere il proprio ruolo internazionale, partecipando a operazioni di mediazione e di peace-keeping sul continente africano, divenendo membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (ottobre 2006-fine 2008), e portavoce dei Paesi del Sud del mondo alle riunioni dei G8. Ma l'interesse per la realtà sudafricana riposa nella sua storia di paese colonizzato, nei decenni di lotta contro l'apartheid che tante coscienze occidentali ha mobilitato, nell'eccezionalità della transizione alla democrazia. Il volume illustra il quadro politico-costituzionale, il panorama socio-economico, i risultati ottenuti, le zone di ombra e le sfide di un paese multi-religioso, multi-linguistico, multi-nazionale.

 

Nouriel Roubini – Stephen Mihm

LA CRISI NON E’ FINITA

Feltrinelli

Picchia, altrochè se picchia, su tutti noi la crisi economica mondiale. Le risorse che ognuno di noi ha a disposizione sono inferiori a quelle di qualche anno fa. E le prospettive sono nere: Roubini parla degli Stati, delle grandi imprese, ma il singolo cittadino di un qualsiasi paese del mondo oggi è costretto a tirare la cinghia. Va benino se ha un posto di lavoro fisso, va male se non ha lavoro, se è precario, se è con contratto a termine. Va bene se sta in famiglia, va male se è solo. Ma va male anche se è giovane, se vive in aree in crisi. Insomma, come dice l’Autore, la crisi non è finita (alla faccia di Berlusconi e del suo ottimismo).

Nel settembre del 2006, dal podio del Fondo monetario internazionale, un professore di economia della New York University ammonì i presenti su un imminente, terribile crack dell'economia mondiale, innescato dalla crisi dei mutui immobiliari americani, dall'oscillazione dei prezzi del petrolio e dalla conseguente crisi di fiducia dei consumatori. All'epoca nessuno diede peso alle sue fosche analisi, ma oggi Nouriel Roubini è riconosciuto come uno degli economisti più autorevoli del mondo, dopo che tutte le sue previsioni si sono puntualmente avverate. In questo libro Roubini svela finalmente ai lettori in che modo è riuscito a prevedere prima di altri la crisi in arrivo, evidenzia gli errori da evitare nella fase attuale, indica i passi da compiere per uscirne in modo stabile. Centrale nella sua visione è la convinzione che i disastri economici non sono "cigni neri": eventi unici e imprevedibili, privi di cause specifiche. Al contrario, i cataclismi finanziari sono vecchi quanto il capitalismo stesso e si possono prevedere e riconoscere mettendo a confronto i dati ricavabili dalle diverse realtà geografiche e dalle diverse epoche storiche. Solo ricavando i giusti insegnamenti da queste esperienze, ammonisce Roubini, possiamo fronteggiare l'endemica instabilità dei sistemi finanziari, imparare a prevederne i punti di rottura,circoscrivere i pericoli di contagio globale, e soprattutto riuscire a immaginare un futuro più stabile per l'economia mondiale.

 

Umberto Eco

VERTIGINE DELLA LISTA

Bompiani

Un tutto esaurito al Teatro Titano di San Marino venerdì 28 maggio per la presentazione di questo libro da parte del suo Autore. Nonostante che questo sia un libro “difficile”, nato dall’esperienza vissuta per un mese a novembre 2009 al Museo Louvre di Parigi nell’organizzare eventi su questo tema. Per un’ora e mezza Eco ha incatenato il pubblico all’ascolto di infinite (e strambe) liste tratte da testi noti e meno noti. E lo ha affascinato quando ha raccontato come gli studiosi abbiano impiegato 80 anni per decidere a quale specie assegnare l’ornitorinco (oggi si è deciso che è un mammifero), uno degli animali più strani e complicati (per il puzzle di pezzi diversi che lo compongono) della Terra. Per chiudere con le oltre 100 pagine della lista delle cose contenute nella cucina di Leopold Bloom nell’Ulisse di Joyce. Ma oggi, ha chiuso la conferenza Eco, la vera ed unica lista in continua espansione è la “rete”, è internet.  Nell'Iliade appaiono due modi di rappresentazione. Il primo si ha quando Omero descrive lo scudo di Achille: è una forma compiuta e conchiusa in cui Vulcano ha rappresentato tutto quello che egli sapeva e che noi si sa su una città, il suo contado, le sue guerre i suoi riti pacifici. L'altro modo si manifesta quando il poeta non riesce a dire quanti e chi fossero tutti i guerrieri Achei: chiede aiuto alle muse, ma deve limitarsi al cosiddetto, e enorme, catalogo delle navi, che si conclude idealmente in un eccetera. Questo secondo modo di rappresentazione è la lista o elenco. Ci sono liste che hanno fini pratici e sono finite, come la lista di tutti i libri di una biblioteca; ma ve ne sono altre che vogliono suggerire grandezze innumerabili e che si arrestano incomplete ai confini dell'indefinito. Come mostra questo libro e l'antologia che esso raccoglie, la storia della letteratura di tutti i tempi è infinitamente ricca di liste, da Esiodo a Joyce, da Ezechiele a Gadda. Sono spesso elenchi stesi per il gusto stesso dell'enumerazione, per la cantabilità dell'elenco o, ancora, per il piacere vertiginoso di riunire tra loro elementi privi di rapporto specifico, come accade nelle cosiddette enumerazioni caotiche. Però con questo libro non si va solo alla scoperta di una forma letteraria di rado analizzata, ma si mostra anche come le arti figurative siano capaci di suggerire elenchi infiniti, anche quando la rappresentazione sembra severamente limitata dalla cornice del quadro.


Simon Sebag Montefiore

IL GIOVANE STALIN

Longanesi

Mentre in queste ore a Mosca sfilano le nuove armate russe sulla Piazza Rossa per celebrare i 65 anni della vittoria sulla Germania nazista, il Presidente Medvedev è costretto a ribadire che la vittoria fu del popolo russo e non di Stalin, che era un cattivissimo personaggio. Il tutto perché in Russia ci sono ancora tanti nostalgici della grande Unione Sovietica il cui capo indiscusso fu Stalin, e Putin non gradisce affatto questi imbarazzanti paragoni storici. Detto ciò i libri su Stalin continuano ad uscire copiosi in tutto il  mondo. Ultimo questo del giornalista e storico inglese Simon Sebag Montefiore, che per dieci anni ha ripercorso i luoghi della giovinezza del dittatore georgiano, interrogato i discendenti, consultato documenti e diari finora tenuti segreti di protagonisti e comprimari. L’Autore riesce a darci un quadro vivo, quasi pignolo direi, del percorso di formazione del giovane Stalin, dalla sua nascita nel 1878 sino al 1917, anno della rivoluzione vittoriosa guidata da Lenin. Una recensione del giornale inglese The Observer scrive: “Può la vita di un dittatore sanguinario, di un mostro, di un omicida di massa essere narrata in maniera così affascinante?”. Quali eventi fecero del giovane Josif, figlio di Beso il Matto, calzolaio, il potente e temuto Stalin, l'"uomo d'acciaio" che ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del Novecento e per un trentennio ha tenuto in pugno i destini di milioni di uomini? Nato alla periferia dell'Impero zarista, in una famiglia georgiana povera e tenuta insieme dalla determinazione della madre Keke, Stalin è uno studente dotato ma ribelle. Leader naturale, carismatico seduttore, sogna un futuro da cavaliere e cantore della propria terra, ma segue i consigli materni ed entra in seminario. La sua vera vocazione è però quella del rivoluzionario. Vi si applica con un talento privo di remore morali, rivelandosi capobanda e cospiratore fuori del comune, impegnato in un'attività frenetica di espropri, rapine, omicidi mirati e attentati compiuti per finanziare il nascente partito bolscevico. La svolta dell'ottobre 1917 lo vedrà al fianco di Lenin come uomo d'azione di spietata efficacia, che farà tacere ogni dissenso. Prevarrà poi su Trockij e gli altri avversari interni, portando ai vertici del potere i compagni di lotta degli anni giovanili.


SCAFFALE LOCALE


NUOVA ENTRATA - Marino Moretti

IL TRONO DEI POVERI

Romanzo di San Marino

Ente Cassa di Faetano

Marino Moretti nacque a Cesenatico nel 1885, e qui morì nel 1979. Autore di una prolifica produzione letteraria, in versi e in prosa, la sua attività si svolse tra Firenze e Cesenatico. Nel 1923 iniziò la sua collaborazione alla terza pagina de Il Corriere della Sera, che manterrà per oltre trenta anni. Tra il 1926 e il 1927 uscì a puntate sul “Secolo XX” il romanzo “Il trono dei poveri. Romanzo di San Marino” (oggi riedito, per il trentennale della morte, dall’Ente Cassa di Faetano, in collaborazione con la Biblioteca di Stato di San Marino, in un prezioso cofanetto che contiene anche una raccolta di saggi “Per una storia dell’autore e del romanzo”). Protagonista del romanzo è Marino Fogliani, giovane albino appartenente ad una antica e agiata famiglia sammarinese. L’uscita del romanzo poi in volume, all’inizio del 1928 per i tipi della Treves, provocò reazioni feroci da parte dell’establishment sammarinese. Il segretario agli esteri Giuliano Gozi (la cui famiglia controllava il Partito Fascista sammarinese – il fratello Manlio ne era il Segretario - che dal 1926 governava in maniera autoritaria la piccola Repubblica) in un discorso pubblico del 31 marzo 1928 decretò la condanna del romanzo. Fra il maggio e il novembre 1928 su “Il Popolo Sammarinese”, organo di stampa del Partito Fascista, comparvero numerosi articoli contro Moretti e il suo romanzo. Lo scrittore di Cesenatico “venne accusato di aver gettato la Repubblica nel ridicolo, di essere stato ingiurioso e di aver rappresentato il carattere del sammarinese in maniera “infedele”; che San Marino venisse rappresentato da un antieroe era cosa inaccettabile: piuttosto che albino, Fogliani avrebbe dovuto essere montanaro”, cioè mascolino. “Neppure era accettabile che divenisse simbolo di un pacifismo ritenuto imbelle”. Si criticava inoltre Moretti per la sua adesione nel maggio 1925 al Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce e si lapidavano verbalmente i pochi sammarinesi, tra cui il leader socialista antifascista Pietro Franciosi, che invece avevano sottolineato i pregi dell’opera. La polemica cessò solo nel 1929, ma intanto Moretti era stato bandito dal territorio sammarinese e gli venne vietato l’ingresso in Repubblica.

Moretti tornò a San Marino solo il 9 novembre 1958 per ritirare il Premio la “Caveja d’oro”, riservato ai romagnoli illustri, promosso dalla Repubblica di San Marino e da Il Resto del Carlino. A trent’anni di distanza dalla furiosa polemica, quasi un doveroso riconoscimento a chi, “pur celebrandola, aveva ricevuto in cambio solo veleni e malignità” come scrive Laura Rossi, direttrice della Biblioteca Sammarinese.

 

Pietroneno Capitani

U SCHOGGHJU.

Uomini e pescatori. Da Lampedusa a Rimini. Appunti e immagini di una migrazione

Capitani

Sono 226 i residenti nel riminese di origine lampedusana. Una piccola comunità presente a Rimini e  a Bellaria dai primi anni Sessanta, “piuttosto invisibile quanto misteriosa” per il lavoro che svolgono e che Capitani racconta in questo suo nuovo libro. Dopo aver raccontato la migrazione dei mezzadri ascolani nella nostra Provincia nel libro “Bussavamo con i piedi”, ora Capitani ha raccolto e scritto le storie dei lampedusani. Questi arrivano a Rimini negli anni del boom turistico riminese. Di fronte ad una marineria locale incapace di fornire le quantità di pesce richiesto dal mercato, l’esperienza e le capacità imprenditoriali dei lampedusani contribuirono in maniera determinante all’evoluzione della pesca riminese. Oggi un quarto delle imbarcazioni che costituiscono la nostra marineria appartengono ad armatori lampedusani e sono un pezzo importante della Cooperativa Lavoratori del Mare.

Il libro è fatto dai racconti delle decine di persone incontrate da Capitani, partite dai primi anni Sessanta dall’isola di Lampedusa (che dista dalle coste tunisine 100 km, mentre da Porto Empedocle – in provincia di Agrigento – ne dista oltre 200 km), “o scògghju”, la “pietra”, con una superficie di poco superiore ai 20 kmq e con una popolazione di 5.500 abitanti. Ed ancor oggi che Lampedusa è diventata un importante centro turistico (e questo ha cambiato la situazione economica complessiva dell’isola) per i lampedusani il mare è rimasto la loro vita.

 

Centro Studi Malatestiani - Rimini

21: LA SIGNORIA DI GIACOMO MALATESTI (1566-1600)

A cura di Anna Falcioni. Presentazione di Paolo Prodi

Ghigi

“La storia delle Signorie dei Malatesti”, curata dal Centro Studi Malatestiani di Rimini, è arrivata con questo volume alla ventunesima uscita (ma i tomi editi sono 23). Secondo il piano dell’opera mancano ancora due volumi alla sua conclusione. Una opera monumentale, iniziata nel 1998, dedicata ai Malatesta o più correttamente Malatesti, signori di Verucchio, la famiglia che dominò la Romagna, in particolar modo Rimini e la sua provincia dal 1295 al 1528 e che, nel periodo di massima influenza, estese i propri domini fino ai castelli settentrionali di San Marino, la provincia di Pesaro e parte di quelle di Ancona, di Forlì e di Ravenna. Opera costruita con tenacia e costanza (e grandi sacrifici economici) dall’editore riminese Bruno Ghigi, e curata con grande competenza dalla prof.ssa Anna Falcioni, docente di “Antichità e istituzioni medievali” all’Università di Urbino.

Questo XXI volume è dedicato a Giacomo Malatesti (1566-1600) marchese di Roncofreddo e conte di Montiano. Scrive nella presentazione Paolo Prodi:  “storia esemplare della disgregazione del mondo cavalleresco e feudale italiano”, “vengono colte nelle ultime vicende di questo ramo della grande famiglia, nella seconda metà del Cinquecento e nei primi anni del Seicento, i segni della fine, non solo personale e familiare, ma di un intero sistema di potere e di clientele; si tratta di una storia di decadenza, dolorosa ma affascinante come un tramonto”. Giorgio Bolognesi ricostruisce le vicende politiche e militari di Giacomo, mentre Gian Paolo Giuseppe Scharf, attraverso l’esame di un centinaio di lettere inviate da Giacomo a due duchi d’Urbino, Guidobaldo e Francesco II della Rovere, fra il 1559 e il 1599 (e conservate nell’Archivio di Stato di Firenze), ci consegna spaccati di vita aristocratica e dei difficili rapporti con la Roma curiale dell’epoca.

 


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