Da oggi inizia a collaborare con quiriviera.com il giornalista e critico cinematografico riminese Paolo Pagliarani. Un'altra prestigiosa firma che si aggiunga al nutrito "corpo redazionale" del nostro sito in continua espansione. Buona lettura.
INCEPTION di Christopher Nolan
Benvenuti nei multipli livelli di “Inception” nuovo film scritto e diretto da Christopher Nolan che dopo un paio di ottimi “Batman” (ma non dimentichiamo che il regista britannico è autore di altri stimolanti film come “Memento”, “Insomnia” e “The Prestige”) si è addentrato nei complessi labirinti della mente e dell’inconscio, costruendo mondi nei sogni altrui per rubare segreti e addirittura installare idee e pensieri.
Un film solo apparentemente complicato, in realtà assai intrigante, basta non distrarsi e seguire con attenzione la discesa nei vari stadi del sogno della squadra dello specialista Cobb (LeonardoDiCaprio che solo pochi mesi fa aveva attraversato altri complessi “corridoi mentali” in “Shutter Island” di Martin Scorsese), assunto per modificare le strategie finanziarie di un giovane manager (Cillian Murphy). La posta in gioco economica è alta e il cliente-padrone di Cobb (Ken Watanabe) non vuole che nulla sia trascurato, promettendo a Cobb l’agognato ritorno a casa dai figli. Ma per Cobb le cose si complicano perché nelle sue missioni compare sempre la moglie (Marion Cotillard) vera e propria ossessione che riaffiora da un passato piuttosto oscuro e che è in grado di rimescolare i delicati piani di azione del gruppo di esperti “ladri”.
Scenari che si creano e vengono distrutti, imprevisti inattesi “rannicchiati” nei pensieri, proiezioni della mente, ricordi, rimpianti, suggestioni, tempi, luoghi ed azioni sognate e desiderate, ma mai realizzate: tutto questo rientra nella discesa nei sogni del “dream team” (oltre a DiCaprio, ci sono “l’architetto” Ellen Page, Joseph-Gordon Levitt, Tom Hardy, oltre alle presenze di Michael Caine, Tom Berenger e Pete Postlethwaite), con il rischio di finire intrappolati in un limbo senza ritorno.
Certo il fascino c’è e così pure lo spettacolo è garantito, pur con l’avvertenza di un vago senso di “meccanicità” nel plot narrativo che si nota a metà percorso e la pressante e tratti un po’ ingombrante presenza della colonna sonora di Hans Zimmer lungo le sequenze del film. Ma rimane salda l’attrattiva di un film che non può non sorprendere per la sua capacità di addentrarsi nelle profondità dell’inconscio, uno degli enigmi più affascinanti della “macchina umana”, giocando con le possibilità espressive e tecnologiche del cinema, in questo caso nuovamente “regno del sogno”. Non il capolavoro che qualcuno si aspettava, ma un film in grado di soddisfare parecchie esigenze a spettatori stufi di scemenze assortite e hanno bisogno di maggiori sollecitudini visive e narrative.

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