Lucia Renati, talentuosa giornalista riminese, è da tempo collaboratrice del sito quiriviera.com. Ha proposto all'attenzione dei nostri lettori storie a 360 gradi con risvolti a volte terribili, a volte più leggeri. Questa volta la "scopriamo" in veste di autrice di costume. Il "pezzo" è davvero godibile. Buona lettura.
Il vitellone romagnolo
L’esemplare peggiore è il vitellone romagnolo. Il vitellone romagnolo rimane tale dalla culla alla tomba. In aprile s’infila le ciabatte infradito e di lì a poco è già cotto dal sole, perché l’estate si avvicina e lui non può farsi cogliere impreparato. Anche se piove lui è lì, a farsi baciare dagli sparuti raggi di sole che in quel mese sono accompagnati da raffiche di vento che nemmeno Messner sul K2 potrebbe tollerare. Quando la pelle comincia a dorarsi, è anche il momento di interrompere qualsiasi relazione che si sia instaurata durante l’inverno, sia essa con il cane, il gatto, il vicino di casa, il postino, il macellaio, la segreteria telefonica, o la propria madre. Il vitellone romagnolo non conosce relazione quando l’estate si avvicina. A maggio è bandito anche il barbiere perché il capello lungo d’estate, fa tanto macho quando si emerge dalle acque dell’Adriatico, e alle donne ‘attizza’ un casino. Il costume, rigorosamente a slip, magari di qualche taglia in meno, cerca di contenere a fatica i doni della mamma, non tanto i genitali, quanto quella bella ‘panzarotta’ rubiconda messa su a suon di piadina e tagliatelle al ragù. Nel frattempo, invece, la girandola del bar non si è mai interrotta. Lì ci sono gli amici, le birre, le partite a carte o a freccette e soprattutto le partite di calcio. In inverno si parla dell’estate passata, d’estate ci si dà da fare per avere argomenti di cui parlare l’inverno successivo. Ecco giugno. Il nostro vitellone, già cotto come un pollo, si sente pronto per cominciare la ‘stagione’. Nella mente del romagnolo da battaglia c’è la donna straniera, preferibile alle italiane, più rompicoglioni, saccenti e pretenziose ma soprattutto troppo vicine geograficamente rispetto alle turiste, che invece si accontentano di relazioni brevi, ma lunghe quanto basta per spennare il pollo di turno, farsi accompagnare nei locali più alla moda per poi salutarsi con la promessa di una cartolina. Alla fine quello che rimane, se gli va bene, è un indirizzo mail o il numero di un cellulare in disuso. Il romagnolo ha due modalità: in letargo d’inverno, ininterrottamente arrapato d’estate. I neuroni corrispondenti non funzionano mai in sincrono.

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