Lunedì, Maggio 21, 2012
   
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Agim Sulaj, l'artista con la valigia

Il manifesto della Festa de' Borg di quest'anno (settembre 2010) è del pittore Agim Sulaj, di origine albanese, che vive a Rimini dal 1994. Incontriamo Sulaj allo storico Caffè Vecchi a pochi passi da casa sua e dallo studio dove crea magnifici quadri e vignette. Sì perché Agim non è solo un pittore molto conosciuto in Europa ma è altresì un eccellente vignettista e proprio grazie a questa sua passione di impegno civico e politico è riuscito a farsi conoscere, ancora studente all’Accademia di Belle Arti, fuori dai confini nazionali.

Sulaj, ci racconta la sua storia?

Sin da bambino volevo disegnare. Ho avuto un’infanzia serena, spensierata e soprattutto ho sempre potuto coltivare la passione per il disegno e la pittura. In Albania dipingevo e pubblicavo le mie vignette sulla rivista di satira "Hosteni”. Mi ispiravo alle persone intorno, cercando di rendere visibile lo scarto tra la propaganda del partito e la realtà triste che mi circondava. Era veramente difficile perché ogni vignetta, prima della pubblicazione, doveva essere approvata dal regime. Poco per volta divenni anche il disegnatore delle copertine della rivista. Dopo la caduta del muro di Berlino nell’89 anche in Albania le cose cominciarono a cambiare ma più lentamente e io, per la prima volta, cercai di guardare oltre i confini del mio Paese

Quando uscì dall’Albania?

L’occasione venne quando, con l’idea della valigia, la prima versione di quella del manifesto della Festa de’Borg’, vinsi il Premio speciale "Aydin Dogan International Cartoon Competition"  ad Ankara in Turchia. Per avere il permesso di andare a ritirare il premio dovetti fare una lunga trafila burocratica per ministeri ma alla fine ci riuscii. Presi l’autobus e dopo trentadue ore di viaggio arrivai ad Ankara e fui ospitato all’Hilton Hotel. Era un mondo estremamente diverso da quello che conoscevo. Dai finestrini del bus che mi portava in Turchia ho visto il mondo con altri occhi, paesaggi meravigliosi e per la prima volta ho assaporato la libertà. In quel Paese davano importanza all’arte e alle mie opere, fu meraviglioso. Da lì nacque in me il desiderio di viaggiare, divenni vorace di nuove conoscenze ed esperienze.

E il primo contatto con l’Italia?

Nel ’93 un amico fotografo di Misano, Flavio Marchetti, che avevo conosciuto durante un suo reportage in Albania, mi convinse a spedire alcune mie opere al Meeting di Rimini per una personale. Fu un successo!  E grazie alla notorietà acquisita vinsi una borsa di studio per sei mesi in Italia. Da quel momento non me ne sono più andato e tra qualche tempo avrò anche la cittadinanza italiana. Gli italiani mi hanno sempre rispettato e io li ho amati è per questo che oggi sono felice di ricevere la cittadinanza.

In questi anni ci sono stati grandi successi per lei?

Sì ho avuto molte soddisfazioni a cominciare dalla vittoria al  concorso "Eurohumor” a Cuneo con le mie vignette sull’immigrazione e a tanti altri premi internazionali come ad esempio il  premio Speciale all'EUROPEAN CARTOON COMPETITION in Belgio

La più grande soddisfazione?

Essere ospitato nella galleria Forni a Bologna e aver partecipato a mostre collettive con artisti del calibro di De Chirico e Giacometti.

Il ricordo della sua carriera più bello?

Aver donato a Carlo Azeglio Ciampi un mio quadro che oggi è appeso alle pareti della sua casa di Livorno.

Se dovesse, in poche parole, descrivere la sua arte?

Io cammino su due binari che non si incontrano mai ma che sono complementari. Con una gamba sono vignettista e con l’altra pittore. Per quanto riguarda le mie vignette i temi che sono nel mio cuore e cerco di esprimere con la leggerezza della satira sono sicuramente l’immigrazione, la fame, la droga e tutti i problemi sociali che opprimono il mondo contemporaneo. Poi c’è la pittura. Mi definisco un iperrealista, cerco cioè di dipingere la realtà quasi come fosse uno scatto fotografico. Cerco di immortalare l’adolescenza e la fanciullezza soprattutto scandagliando la mente e cercando di tirare fuori i ricordi di bambino. Molto spesso i miei figli sono anche i miei modelli.

E la figura femminile?

Non disegno mai la donna, per il profondo rispetto che ho per lei, nella mia mente però c’è un quadro che devo fare da tanti anni e che sarà probabilmente l’unica volta che dipingerò una donna.

Affascinante, ce lo anticipa?

In Albania abbiamo un eroe nazionale che era un sultano del 1800 chiamato ALIPASCHA che si dice avesse una moglie giovanissima chiamata VASILICHI. Immagino l’anziano e austero sultano che ammira con tenerezza la giovane moglie mentre dorme adagiata con un sottile abito e un aspetto divino. Questo è il quadro che prima o poi dipingerò.

Ha un sogno?

Avere per sempre il sole che entra dalla piccola finestra del mio studio e continuare a dipingere. Non mi manca nulla, viaggio molto e cerco di carpire sempre qualcosa dai luoghi che visito e lo trasmetto nelle mie opere. In fondo alla mia valigia ci sono ancora tante cose da scoprire.

Nell’immediato futuro cosa ha in programma?

Una mostra a Parigi all’inizio dell'anno e a fine 2011 un’altra personale a Francavilla in provincia di Chieti.

Buon lavoro Agim e per chi volesse saperne di più può visitare il sito www.agimsulaj.com.

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