San Marino e l’Unione europea, Fondazione San Marino 2020: “Dalla Segreteria per gli Esteri informazioni fuorvianti e poco veritiere”.
“Forse la Segreteria di Stato per gli Affari Esteri ha già deciso che l’unica strada percorribile per l’avvicinamento all’Europa è quello dello Spazio economico”. Così la Fondazione San Marino 2020 torna sul tema, che aveva già affrontato all’inizio della scorsa estate in un convegno, con un documento che mette a confronto pro e contro delle due adesioni possibili, quella allo Spazio economico e quella all’Unione europea.
Argomento, quello dell’Unione, sul quale dalle istituzioni c’è una sorta di ‘omertà’, o comunque informazioni poco chiare. Il tema dell’Europa invece, continuano dalla Fondazione, non appartiene alla Segreteria per gli Esteri ma a tutta la cittadinanza e sono necessari “consapevolezza e consenso”.
È Claudia Mularoni a spezzare una lancia in favore dell’omonima responsabile agli esteri del Titano, il Segretario Antonella Mularoni. “Se fino a qualche mese fa l’argomento Europa era possibile ma ancora non valutato, ora sono stati compiuti dei passi”. Ma quello che manca è chiarezza sulle possibili scelte, rimarca Claudia Mularoni, che passa a elencare gli elementi di confronto.
I costi prima di tutto. Conti alla mano, secondo i calcoli dalla Fondazione, l'adesione allo Spazio economico costerebbe al Titano tra i due e i tre milioni di euro all'anno. L'adesione all'Unione avrebbe invece costi decisamente più alti, facendo una stima per eccesso potrebbe aggirarsi intorno ai 10 milioni di euro all'anno. La differenza, sottolinea Mularoni, sta però nel fatto che con l'adesione all'Unione, il Titano avrebbe diritto ad accedere a fondi e stanziamenti che potrebbero raggiungere una cifra il doppio o addirittura il triplo più alta di quella versata. Lo Spazio economico europeo, invece, non dà diritto a stanziamenti di nessun genere.
Ci sono poi i costi che San Marino dovrebbe sostenere per l'adeguamento tecnico e normativo: in caso di adesione allo Spazio economico sarebbero totalmente a carico del Titano, nell'altro caso sarebbe invece l'Unione a farsene carico. A questo proposito Mularoni cita l'esempio dell'Albania, che si trova in fase di pre-adesione e ha ricevuto dall'UE 47 milioni di euro per l'adeguamento della gestione delle acque e altri 20 milioni per l'adeguamento del settore della giustizia e della polizia.
Seppure importanti, non sono però i conti che interessano alla Fondazione, che sottolinea il valore strategico e politico dell'ingresso nell'UE di San Marino che riconquisterebbe "una sovranità nella capacità di determinare e condizionare decisioni e processi". La richiesta di adesione sarebbe anche una soluzione, continua a spiegare Mularoni, all'urgenza che ha il Titano in questo momento di riqualificare e riposizionare la propria immagine a livello internazionale. "Con la domanda ufficiale - spiega - avrebbe tutta l’attenzione dell’Europa, e di conseguenza del mondo: dibattiti, seminari, conferenze sull’argomento fiorirebbero in più contesti, tutti parlerebbero di San Marino, finalmente come di uno stato sovrano".
Insomma, concludono dalla Fondazione, “se si dispone ancora di un po’ di senso di responsabilità verso questo Paese, pur nella legittimità di idee e posizioni diverse, è necessario che i concetti trasferiti corrispondano al vero e che non si proceda con un atteggiamento mirante a nascondere, o addirittura violentare, la verità”.
CLICCA QUI - IL TESTO INTEGRALE ELABORATO DALLA FONDAZIONE SAN MARINO 2020 E CONSEGNATO ALLA STAMPA

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