UOMINI DI DIO di Xavier Beauvois
Monastero di Tibhirine in Algeria, il “teatro” della drammatica vicenda del rapimento ed uccisione di sette monaci trappisti da parte degli integralisti islamici. Un omicidio brutale su cui permangono ancora parecchie ombre e che il film di Xavier Beauvois “Uomini di Dio” in qualche modo ha “schiarito”. Si, perché il film, grande successo di pubblico in Francia (ma anche in Italia s sta comportando molto bene al botteghino ed è uno di quei film che appassiona sempre più il pubblico) e Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes, ha scatenato in patria un’ondata emotiva di tali proporzioni che ha portato alla riapertura del caso.
Ma “Uomini di Dio” non intende buttarsi sull’indagine, per altro assai difficoltosa, viste le nebulose teorie che circondano il fatto, avvenuto nel 1996. A Beauvois, regista finora snobbato dalla distribuzione italiana, interessa raccontare la storia di un gruppo di uomini (solo due monaci riuscirono a sopravvivere all’eccidio) convinti di poter sviluppare un possibile cammino di tolleranza nel segno della condivisione e del rispetto. La mente illuminata del priore (interpretato da Lambert Wilson ma si segnala tutto l’ottimo cast) che alterna la conoscenza della Bibbia a quella del Corano, la semplicità di cuore nel donare il proprio tempo agli ammalati che si recano al convento e agli abitanti del pacifico villaggio algerino dove è situato il monastero e la forza d’animo nel rimanere nel convento nonostante le minacce, i pericoli e le inevitabili paure e angosce che attanagliano i cuori dei religiosi, sono gli elementi che caratterizzano la storia, raccontata con estrema sobrietà e rigore, sottolineando la vigorosa scelta di questi “uomini di Dio”, spaventati certo dal martirio, ma consapevoli di dover a tutti i costi mantenere salda la propria fede e la propria posizione di fronte a chi vuole fermare per sempre un percorso di tolleranza.
Con momenti intensissimi (l’ultima cena dei monaci, tutta giocata sui primi piani, il finale avvolto nella nebbia, quasi un Calvario silenzioso, per citare due pagine nobili di un film da non perdere) “Uomini di Dio” racconta con rispetto ed ammirazione la storia di questi frati “di terra e di spirito”, profondamente legati a Dio e molto concreti nei loro dubbi e nelle loro consapevolezze, in un film che è anche una sfida per tutti i contrari ed i perplessi nei confronti della solidarietà e del confronto. Queste anime pie, tragicamente sacrificate sull’altare dell’intolleranza, hanno dimostrato che il dialogo tra culture diverse non è impossibile.
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