Lunedì, Maggio 21, 2012
   
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Nando Piccari - Obama sì e io no?

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi

Ad ogni nuova puntata di “Anche a destra piangono”, la telenovela dell'interminabile ricerca del candidato anti-Gnassi a Sindaco di Rimini, mi torna in mente un gettonatissimo “tormentone da jukebox” che per tutta l'estate del '65 fu la colonna sonora delle mie giornate stagional-lavorative al Bagno 5 di Marina Centro: «Se prima eravamo in due a ballare l'hully gully, adesso siamo in tre a ballare l'hully gully / Se prima eravamo in tre a ballare l'hully gully, adesso siamo in quattro a ballare l'hully gully....»; e via proseguendo.

Sì, perché mentre il famoso “sondaggio delle cento pistole” continua a saltellare da un tavolo all'altro delle segrete stanze romane, senza che nessuno si prenda la briga di farne conoscere l'esito, qui da noi tutti sono nel frattempo già partiti senza aspettare il quadruplice via ufficiale: da Roma, da Bologna, da Arcore e infine da Rimini.

Così, mentre ci si aspettava di vedere Lombardi affacciarsi finalmente alla finestra della “Casa della libertà” per annunciare il solenne “Habemus Formicam”, è stato Formica stesso a rompere gli indugi, annunciando che, vada come vada il sondaggio, lui si candida. L'ha fatto con un chilometrico comunicato carico dell'ottimismo di chi, riconoscendo onestamente di masticare poco o nulla di politica, ammette tuttavia di non essersi voluto sottrarre dal candidarsi per non deludere “i tanti che l'hanno incoraggiato”; e anche, par di capire fra le righe, perché stufo di sentire in giro per Rimini tutto quel gran domandarsi “Formica chi?”, senza poter rispondere con un perentorio “io, che diamine!”

Di Renzi, poi, non è il caso di parlare: mentre tutti i bimbi esordiscono con “mamma” o al massimo “pappa”, le sue prime parole furono “io candidato”, seguite da “mozione” e “dimissioni”; e la prima volta che scrisse in un tema di volersi candidare a sindaco, portava ancora i calzoni corti e aveva appena fatto il suo primo saluto romano.

Si preannuncia pure un certo affollamento di “candidature giardiniera”, nel senso che saranno espresse da “candidati di contorno”; a partire da “Io amo Rimini” (sottotitolo: “ma non ricordo bene dove sia”) di Magdi Allam, che a dispetto di quella sua aria da tenebroso predicatore di sventura, grazie all'intercessione de “La Voce” ha trovato un posticino nel suo cuore anche per noi.

È inoltre ormai certo che, conclusa una lunga tornata di primarie a base di fioretti e novene, ben presto conosceremo la candidatura uscita (anzi, discesa) dal famoso “tavolo curiale”, dove il mio amico Vichi, pur di non pagare la cena, pare sia addirittura riuscito a moltiplicare i pani e i pesci.

Un altro candidato sindaco di destra lo produrrà la pachidermica strategia del legaiolo On. Piloni da Forlì, con l'entusiastica adesione del neo-padano Lugaresi, che dopo aver prima blandito e poi maledetto quasi tutte le formazioni politiche riminesi, ora è all'ennesima sua “prova di lecchinaggio”. Pare però che la Lega abbia in serbo una sorpresa: dare asilo nella sua lista a qualche candidato di stomaco buono del PRI riminese. Sarebbe un modo di festeggiare con spirito mazziniano e risorgimentale il 150esimo dell'Unità d'Italia, quello a cui pare stia alacremente lavorando il grande stratega Mosconi, che da esponente di primo piano della “corrente bunga bunga” interna al PRI, proprio ieri abbiamo visto fra coloro che hanno accolto Berlusconi al Congresso Nazionale repubblicano cantando a squarciagola “meno male che Silvio c'è”.

Un caso a parte è la candidatura di Marco Moretti, causata da una sacrosanta perdita di pazienza dell'ex sindaco socialista. La trentina di sondaggi, pre-sondaggi, contro-sondaggi e simil-sondaggi svolti dal PdL, infatti, è stata per lui un continuo ed estenuante “entra ed esci” dalla rosa dei nomi proposti: un giorno il suo sponsor Bettamio ce lo infilava, il giorno dopo Berselli lo toglieva per metterci l'inconsapevole Maggioli.

Alla fine Moretti non ne ha potuto più, ha pronunciato il classico “allora arrangiatevi” e ha organizzato un bel raduno di vecchie glorie del craxismo riminese per annunciare “grazie tante, mi investo da solo”. Quale sia il vento riformatore che lo anima lo si è capito già all'inizio del suo discorso: «Qui non c'è un leggio, significa che non interessa; l'ultima volta che ero venuto sei anni fa c'era. Obama quando parla ce l'ha sempre.»

Non l'ha detto, ma si capiva che pensava: “e io cosa sono, più pataca di Obama?”

Piccari non è il "solito notista" politico - la frequentazione con il mondo dei partiti risale a qualche decennio fa - bensì la penna più brillante e "provocatoria", se in politica possiamo parlare ancora di sana provocazione, dell'intera provincia riminese.

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