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Pedrazzi e il bargellato, Di Grazia e la valigia
Giovedì, Luglio 10, 2014
   
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Pedrazzi e il bargellato, Di Grazia e la valigia

La storia, nelle sue diverse sfaccettature, è la vera protagonista dei volumi Il bargellato di Rimini di Arnaldo Pedrazzi (Panozzo editore) e La valigia per Trieste di Salvatore Di Grazia (Pazzini editore). Due opere completamente diverse che hanno come tratti comuni il trascorrere del tempo, che influisce in maniera inesorabile sulle vicende trattate, e la geografia dei luoghi, dato che entrambe le opere hanno a che fare, più o meno direttamente, con Rimini.

Il bargellato di Rimini di Arnaldo Pedrazzi racconta le ville gentilizie sul colle di Covignano. Infatti con il termine ormai desueto di “bargellato” si intende il territorio immediatamente vicino alla città.

Nei secoli passati Covignano era una zona ricca di boschi e di selvaggina e i nobili riminesi lì avevano costruito i loro casotti di caccia, che poi trasformarono in eleganti edifici per la villeggiatura. Pedrazzi segnala tredici di queste dimore, aggiungendo altri capitoli dedicati a Villa des Vergers (a San Lorenzo in Correggiano), Villa Mattioli (a Vergiano), vari significativi edifici religiosi, la fonte dell’acqua Galvanina, il mulino Cantelli e la Via Crucis delle Grazie. Di tutti questi luoghi l’autore racconta la storia, le vicende personali dei proprietari e i cambiamenti architettonici che si sono susseguiti nel tempo, non ultime le distruzioni causate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Tra i tanti pregi del volume di Pedrazzi, dentista riminese in pensione che ora dedica il suo tempo alla ricognizione degli edifici cittadini, c’è la presenza delle immagini, scattate dall’autore stesso che si è recato personalmente in ogni luogo censito a parlare con i proprietari e a documentare fotograficamente l’esterno e/o l’interno dei luoghi.

Da queste immagini si osserva come la struttura architettonica esteriore delle ville spesso sia piuttosto semplice (la Villa des Vergers, in stile palladiano, è una notevole eccezione), mentre nelle stanze interne sono presenti pregevoli scalinate e interessanti affreschi ottocenteschi, opportunamente restaurati dai proprietari.

La valigia per Trieste di Salvatore Di Grazia prende il via con le vicende vissute dal padre dell’autore, che nel 1943 dalla natia Catania arriva nel nord Italia, arruolato come sottocapo carpentiere e imbarcato sulla Corazzata Cavour.

Il volume di Di Grazia ripercorre le orme paterne, con dettagliati flash back sulla storia familiare, ma allargandosi anche all’intera realtà italiana e non solo.

Preciso e appassionato nella ricostruzione della vita dei genitori, degli zii e dei nonni, l’autore descrive la quotidianità di un’epoca che appare lontanissima, raccontando episodi che riguardano le giornate di festa, il lavoro, lo scorrere delle stagioni. Un passaggio lento e sereno degli anni travolto impetuosamente da guerra, morte, miseria.

Il volume si sofferma in particolare sulle vicende dell’Istria, patria dell’autore, nato nel 1945 a Capodistria, dove il padre si stabilisce dopo le tragiche vicende che lo vedono coinvolto durante il secondo conflitto mondiale e dove incontra la ragazza istriana che diventerà la madre dello scrittore. Ma la residenza in tale zona è limitata nel tempo e nel 1953 la famiglia Di Grazia arriva a Rimini. «La mia permanenza a Capodistria fu breve, durata pochi anni – scrive l’autore – ma di essa è rimasto il segno indelebile, come quello della mano di un bambino che per gioco ha impresso in una colata di cemento fresco. Vissi, pertanto, la partenza da Capodistria come la cacciata dal paradiso terrestre, dolorosa e inaspettata».

Oggi Salvatore Di Grazia è uno stimato avvocato matrimonialista che esercita la sua professione a Rimini. Già docente di Diritto canonico ed ecclesiastico presso l’Università di Bologna, è autore di pubblicazioni scientifiche nel campo del diritto di famiglia e dei rapporti tra Stato e Chiesa. Con La valigia per Trieste si avventura in una scrittura completamente diversa, proponendo una sorta di romanzo di famiglia, in cui le vicende dei propri congiunti divengono, per i lettori, occasione di scoperta di un tassello forse poco conosciuto della storia d’Italia.

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