Secondo appuntamento con le recensioni di Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale “Giovanni Antonio Battarra” di Coriano. Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com.
NARRATIVA
Giancarlo De Cataldo
I TRADITORI
Einaudi
Giancarlo De Cataldo è nato a Taranto nel 1953. E’giudice di Corte d’Assise a Roma, città nella quale vive dal 1973. E’ arrivato al successo letterario con “Romanzo criminale” nel 2002, da cui è stato tratto un film ed una serie televisiva.
Ero molto incuriosito da questo nuovo volume di De Cataldo sugli anni del nostro Risorgimento. Ma alla fine si è rivelato una mezza delusione. Sono arrivato alla fine delle quasi 600 pagine con fatica. Forse l’Autore ha voluto mettere troppa carne al fuoco. Troppi i personaggi in scena. Il problema è che uomini e donne, italiani e stranieri, soldati e spie, nobili e miserabili, si trovano a interagire tutti tra loro, dando un'impressione di piattezza alla storia, sia quella romanzata, sia quella con la esse maiuscola. I microcapitoli (troppi) e i continui cambi di scena, a lungo andare, rappresentano un handicap nel quale si rischia di perdere il filo conduttore.
Da Palermo a Londra, da Roma a Torino, da Venezia alla Transilvania, nelle carceri inglesi e nei boschi della Calabria, tra pittori preraffaelliti e camorristi promossi poliziotti, tra mercanti di carne umana e lord irrequieti, giovani uomini e donne sognano, combattono e amano. E tradiscono. Ognuno va incontro al suo destino. A qualcuno tocca in sorte una nuova vita. Alcuni diventano faccendieri e delinquenti. Alcune donne guardano più avanti, più lontano. Gli ideali più puri si fanno gretta convenienza. Le organizzazioni criminali si innervano nella nazione che nasce. I mafiosi intraprendono. I tagliagole tagliano gole. E Mazzini tesse la sua tela di sangue e utopia. Eppure, tra battaglie e cospirazioni, tra vite leggere e amori complicati, si compone potente e netto il disegno di una stagione e di un ideale che è sempre possibile. E che di nuovo ci attrae, con l'innocenza di una forza giovane che non possiamo dissipare. L'epica eroica, torbida, idealista e ribalda dell'Italia che nasce: dal lato oscuro del Risorgimento, un racconto sul nostro presente.
Kate Chopin
IL RISVEGLIO
Marsilio
Kate O’Flaherry, di benestante famiglia d’origine irlandese, nacque a St. Louis nel 1850 e qui morì nel 1904. Nel 1870 sposò Oscar Chopin, un creolo della Luisiana da cui ebbe sei figli. Con questo romanzo “The Awakening” del 1899 (stampato con testo inglese a fronte da Marsilio nel 1993) , dapprima dimenticato e poi divenuto testo sacro del femminile, si retrodata l’inizio ideale della modernità: più di D. H. Lawrence la Chopin conduce qui una raffinata investigazione dell’eros. E’ la storia di una donna intrappolata in una società opprimente. Fuori stampa per diversi decenni, è ora largamente disponibile e acclamato dalla critica per qualità di scrittura e per l'importanza come una delle prime opere femministe. Corrispettivo americano di “Madame Bovary” (uscito in Francia nel 1857).
Durante una vacanza estiva a Grande Isle (Louisiana), Edna Pontellier, giovane madre di famiglia sposata a un facoltoso uomo d'affari di New Orleans, si accorge di aver vissuto un'esistenza lontana dalle sue aspirazioni più autentiche e s'innamora di un uomo più giovane di lei, Robert. Al rientro in città, rifiutando per sempre le convenzioni sociali e culturali che hanno soffocato la sua personalità e i suoi desideri, Edna intraprende un solitario cammino di rinascita interiore che culminerà in un risveglio dei sensi e dello spirito. Divisa tra marito, figli e amante, costretta a confrontarsi con modelli femminili diversi, in conflitto con i modelli comportamentali imposti dal contesto sociale, Edna affronta alla fine una solitudine che si conclude con un gesto tragico e definitivo.
“Per la prima volta in vita sua si eresse nuda all’aria aperta, in balia del sole, della brezza che la sferzava, e delle onde che la invitavano. Come sembrava strano e terribile, stare nuda sotto il cielo. Com’era bello! Si sentiva una creatura appena nata, che apriva gli occhi in un mondo familiare che non aveva mai visto. (…) Si avviò. L’acqua era gelida, ma lei andò avanti. (…) Il tocco del mare è sensuale, avvolgendo il corpo nel suo morbido intimo abbraccio”.
Lorenza Ghinelli
IL DIVORATORE
Newton Compton
Lorenza Ghinelli è nata Cesena nel 1981. Ora vive e lavora a Roma come sceneggiatrice per la Taodue. Questo libro era già uscito nel 2008 per i tipi delle edizioni Il Foglio di Piombino, ma nessuno se ne era accorto. Ora la Newton Compton lo ha lanciato alla grande, lo ha presentato in pompa magna alla Fiera del Libro di Francoforte, ed ha annunciato la vendita dei diritti in numerosi paesi europei oltre che in Brasile e in Russia. E’ nelle graduatorie dei libri più venduti. Perché lo segnalo? Perché questa storia “noir”, sul genere King prima maniera, è ambientata a Rimini (città che l’Autrice conosce bene e dove conta numerosi amici), nel 5° Peep verso Via Covignano. Perché alcune scene avvengono sulla palata del nostro porto, dove c’è il Rockisland. Ha una trama un po' surreale per il mio gusto. Ma ciò che più mi ha colpito è stata la scrittura, lineare, sensibile, a volte difficile senza che il lettore se ne accorga. Gli adolescenti si delineano con dialoghi perfetti. E questo è davvero una cosa che riesce a pochi. Nella prima metà i personaggi sono incredibilmente vivi, ricchi di sfumature, anche se poi nel prosieguo perdono leggermente i contorni. Di questo romanzo è stata la scrittura ad avermi incantato. Asciutta e ricca allo stesso tempo. Capace di trascinarti da una pagina all'altra senza esitazioni.
Denny ha solo sette anni, una madre tossica, un padre folle e alcolizzato, dei compagni di scuola che lo maltrattano e lo considerano pazzo. Quando è solo, per vincere il terrore inventa filastrocche inquietanti. Ha un unico amico, che si fa chiamare Uomo dei Sogni: è un vecchio crudele, trasandato, con un bastone in mano. Se qualcuno fa del male a Denny, l'Uomo dei Sogni non perdona. Arriva e vendica. Pietro di anni ne ha quattordici. È un autistico geniale col dono del disegno. Unico testimone oculare delle aberranti sparizioni di alcuni ragazzini, Pietro fa la sola cosa che gli riesce in modo esemplare: disegna ciò che ha visto. E ciò che ha visto è agghiacciante. Nessuno gli crede, nessuno tranne la sua educatrice professionale. Alice: quei disegni le tolgono il sonno e la precipitano nell'incubo, le ricordano qualcosa che molti anni prima aveva cercato di rimuovere... Ma ora il passato ritorna e travolge. E deve essere fermato.
SAGGISTICA
Glauco Maggi – M. Teresa Cometto
OBAMA DIMEZZATO.
L’America verso il 2012
Boroli
A gennaio Obama, rivolgendosi agli americani nel discorso sullo Stato dell’Unione, ha invitato a credere nel potere della creatività. I posti lavoro nel futuro non verranno dai lavori del passato, destinati a ridimensionarsi e a traslocare altrove per sempre. Arriveranno dalla tecnologia e dalle energie rinnovabili, da idee nuove e progetti d’avanguardia. Vale la pena perdere altro tempo a inseguire la coda di un mondo che non tornerà più, anziché provare a immaginarne un altro? Obama ha detto cose che dovrebbe dire anche un leader italiano. Ma quello nostro attuale è impegnato nel bunga bunga…
Il potere di Washington ha regole rigide, ogni due anni cambia il Parlamento che fa le leggi, ogni quattro la Casa bianca che governa. Se la 'scatola" delle istituzioni è rigida, il contenuto di uomini e idee cambia, e grazie al tetto massimo dei due mandati presidenziali è sempre garantito lo spettacolo. Questo libro anticipa la trama fino al voto del 2012. C'è la storia dell'atterraggio brusco di Barack Obama, che ha vinto sulle riforme sanitaria e finanziaria, ma ha perso mezzo Congresso al voto di midterm. Che ha in bacheca il Nobel per la Pace, ma è sempre in Iraq e starà in Afghanistan fino al 2014. Sul fronte avverso ci sono il Tea Party e un Partito repubblicano rinato, che ha ritrovato la bussola conservatrice. Freme Sarah Palin, e cavalli di ritorno come gli ex candidati del 2008 Mitt Romney e Mike Huckabee superano il presidente nei primissimi sondaggi testa a testa. Obama ha di fronte un'America più 'rossa' (repubblicana) che 'blu' (democratica). Ma non è affatto spacciato. Ha il modello di Clinton, che subì la stessa batosta nel 1994 e poi vinse.
Lev Gudkov – Victor Zaslawski
LA RUSSIA DA GORBACIOV A PUTIN
Il Mulino
Questo libro è frutto di una rivisitazione di alcune lezioni dei due Autori per la Università LUISS di Roma fatte nel 2005. Gudkov (nato nel 1946) è uno dei massimi sociologi politici russi della società postsovietica. Zaslawski (1937-2009), storico e professore russo naturalizzato canadese nel 1975, per molti anni è vissuto a Roma. Specializzato nello studio dei rapporti fra Italia e Russia, è stato professore di sociologia politica all’Università LUISS di Roma. Era sposato con Elena Aga-Rossi, anche lei storica.
Il volume esamina, con uno sguardo a tutto tondo ma in modo sintetico, la complessa transizione postcomunista della Russia. In particolare, gli autori mettono a fuoco i principali fattori del rallentamento subito recentemente dal processo di riforme e, in particolare, la deriva autoritaria subita dal sistema politico negli anni di Putin. Gli autori da una parte analizzano la composizione di una nuova élite politica, dominata da rappresentanti dell'esercito e degli organi di sicurezza; dall'altra forniscono un bilancio del regime di Putin, mettendo in evidenza le sfide che il regime autoritario russo pone per la politica occidentale.
Da vent'anni la Russia è un paese in transizione. La fuoriuscita dal comunismo è stato un processo caotico e grandioso, che con costi sociali altissimi ha portato il paese verso un'economia di mercato e un regime formalmente democratico. Dopo la prima fase ha tuttavia fatto seguito una deriva autoritaria e un rallentamento delle riforme. Il potere in Russia è ora in mano a un'elite proveniente dall'esercito e dai servizi di sicurezza, estranea alle idee liberali, allo stato di diritto, all'occidentalizzazione del paese; l'autoritarismo morbido di Putin riallontana la Russia dall'Europa e ricostituisce come avversario storico gli Stati Uniti nell'illusione di un'autosufficienza che la crisi economica del 2008 ha duramente smentito. Conducendo una serrata analisi di vent'anni di evoluzione politica, sociale ed economica, il volume fa il punto sul ruolo che la Russia può giocare nello scenario internazionale, e in una Europa che ha crescente bisogno delle sue materie prime e del suo mercato per i prodotti occidentali.
Aldo Cazzullo
VIVA L’ITALIA!
Risorgimento e Resistenza: perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra storia
Mondadori
Aldo Cazzullo (nato nel 1966), giornalista prima alla “Stampa” ed oggi al “Corriere della Sera” ha scritto con questo libro il miglior pamphlet storico-politico di questi ultimi anni. Con passione, lucidità, arguzia racconta i due momenti storici salienti in cui l’Italia è stata costruita consapevolmente: il Risorgimento e la Resistenza. Ma l’appendice è dedicata a chi, negli ultimi vent’anni, invece sta lavorando per distruggerla: la Lega Nord e Bossi. Dedicato al 150° de l’Unità d’Italia, Cazzullo è riuscito più di molti storici, revisionisti o meno, a metterci il cuore e l’anima (oltre che l’intelligenza) in questo atto d’amore per il nostro Paese.
“Viva l’Italia!” oggi è un grido scherzoso. Ma per molti italiani del Risorgimento e della Resistenza furono le ultime parole. La Resistenza non è di moda. E considerata una "cosa di sinistra". Si dimentica il sangue dei sacerdoti come don Ferrante Bagiardi, che volle morire con i parrocchiani dicendo "vi accompagno io davanti al Signore", e dei militari come il colonnello Montezemolo, cui i nazifascisti cavarono i denti e le unghie, non i nomi dei compagni. Si dimentica che i partigiani non furono tutti sanguinari vendicatori ma anzi vennero braccati, torturati, impiccati ed esposti per terrorizzare i civili; e che i "vinti", i "ragazzi di Salò", per venti mesi ebbero il coltello dalla parte del manico, e lo usarono. Neppure il Risorgimento è di moda. Lo si considera una "cosa da liberali". Si dimentica che nel 1848 insorse l'Italia intera. Oggi è l'ora della Lega e dei neoborbonici. L'Italia la si vorrebbe divisa o ridotta a Belpaese: non una nazione, ma un posto in cui non si vive poi così male. Invece l'Italia è una cosa seria. E molto più antica di 150 anni; è nata nei versi di Dante e Petrarca, nella pittura di Piero della Francesca e di Tiziano. Ed è diventata una nazione grazie a eroi spesso dimenticati. Aldo Cazzullo ne racconta la storia. Respinge l'idea leghista e la retorica del Belpaese. Prefigura la nascita di un "partito della nazione". E avanza un'ipotesi: che in fondo gli italiani siano intimamente legati all'Italia più di quanto loro stessi pensino. E la Prefazione non poteva che scriverla, con grande intelligenza, un poeta e un musicista come Francesco De Gregori.
Del resto abbiamo affidato a Sanremo ad un grande comico come Roberto Benigni l’oneroso compito di ricordarci che “Fratelli d’Italia”, il nostro inno nazionale, è stato scritto da un giovane ventenne di nome Goffredo Mameli poco prima di morire in una delle tante battaglie svoltesi per l’Unità d’Italia.
SCAFFALE LOCALE
Luigi Tonini
CRONACA RIMINESE (1843-1874)
Ghigi, 1979
Il 17 marzo 2011 è stato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: la data è quella in cui Cavour nel nuovo Parlamento Italiano proclamò Roma Capitale. Anche se per raggiungere questo obiettivo bisognò attendere però il 20 settembre 1870 quando i bersaglieri entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, ponendo fine al potere temporale del Papa.
Per Risorgimento italiano si comprende un lungo periodo di quarant’anni: dai moti carbonari del 1831 sino alla presa di Roma. Ma è in circa due anni, dalla primavera del 1859 alla primavera del 1861, che nacque, da un’Italia divisa in 7 Stati, il nuovo regno Sabaudo sotto la guida di Vittorio Emanuele II. Fu il coronamento di un progetto immaginato e costruito (seppur non certamente in sintonia) da Mazzini, Garibaldi, Cavour.
Rimini, con i suoi uomini risorgimentali, fu in quei decenni più volte protagonista. Le premesse del Risorgimento del resto vennero gettate dai due proclami di Gioacchino Murat nel marzo del 1815, tra la fine delle avventure napoleoniche e l’inizio della Restaurazione in Europa costruita dall’austriaco Metternich al Congresso di Vienna: “Dall’Alpi allo stretto di Scilla odesi un grido solo: l’indipendenza d’Italia”. La battaglia delle Celle fra patrioti e reparti austriaci il 25 marzo 1831 costituì l’episodio centrale di quel primo moto risorgimentale. Il sangue di patrioti riminesi venne sparso in tutti gli scontri di quei decenni: il riminese Giovanni Venerucci cadde con i fratelli Bandiera in Calabria nel 1844; nella guerra contro l’Austria del 1848 furono 500 i volontari riminesi con 7 caduti; 275 riminesi parteciparono all’epopea della Repubblica romana del 1849 con 5 caduti; 391 i volontari riminesi alla terza guerra di indipendenza nel 1866, 4 i caduti; invece 224 furono i volontari riminesi a Mentana e a Monterotondo con Garibaldi nel novembre 1867 e 6 i caduti.
Giuseppe Mazzini nel 1831 scrisse “Una notte di Rimini” (ristampato da Luisè nel 2005) e Massimo D’Azeglio nel 1846 “Degli ultimi casi di Romagna” sulla sommossa di Rimini del 23 settembre 1845 (appena ristampato da Libro aperto di Ravenna). Ma invece la moderna pubblicistica sulle vicende e sui protagonisti del Risorgimento a Rimini è poverissima. Esiste una bibliografia consistente fatta di saggi su riviste (spesso introvabili) di autori più volte intervenuti su questi temi (Giulio Cesare Mengozzi, Giovanni Maioli, Luigi Lotti, Flavio Lombardini), ma i titoli librari sono pochissimi. Abbiamo voluto indicare questo volume cronachistico (in realtà il suo diario) “Cronaca riminese 1843-1874” (Ghigi 1979) di Luigi Tonini (1807-1874), storico e bibliotecario della Gambalunga, “fermamente favorevole [all’Unità d’Italia] ma senza passionalità accecante, e semmai con l’angoscia – in lui cattolico fervente – del contrasto fra valori religiosi e istanze nazionali”, come scrive lo storico Luigi Lotti nel presentare il lavoro, come punto di partenza della conoscenza degli avvenimenti riminesi di quei decenni. Per la ricostruzione complessiva delle vicende riminesi occorre invece leggere i capitoli inerenti di Nevio Matteini in “Rimini negli ultimi due secoli” (Maggioli 1977), i saggi di Giulio Cesare Mengozzi “Figure e vicende del Risorgimento” nel primo volume della “Storia di Rimini dal 1800 ai nostri giorni” (Ghigi 1978) e Gian Ludovico Masetti Zannini “Il Risorgimento” nel primo volume della “Storia illustrata di Rimini” (AIEP 1990). Sulla battaglia delle Celle “Rimini 1831” (Ghigi 1981).
Negli ultimi trenta anni quasi nulla è stato pubblicato sulle vicende riminesi dell’Ottocento. La speranza è che nell’occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, oltre a incontri e celebrazioni varie (necessari ed utili), ci sia però anche una nuova ripresa degli studi storici che approfondisca le conoscenze su questo periodo cruciale della nostra storia.
Donatella Giulietti – Lidia Gualtiero
DENTRO LA STORIA CHE IL LUOGO RICORDA
Fragheto, 7 aprile 1944. Quaderno didattico per docenti e studenti
Fulmino Edizioni
Un anno e mezzo fa, il 15 agosto 2009, i 7 comuni dell’Alta Valmarecchia (Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, S. Agata Feltria e Talamello) entravano nella Regione Emilia-Romagna e in Provincia di Rimini. Tra i tanti effetti di questo arrivo, ce ne è uno che forse è sfuggito ai più nel Riminese: cambia complessivamente il quadro della geografia della memoria antifascista e della Resistenza così come fino ad oggi a Rimini l’abbiamo studiata e celebrata. Non potrà più essere solo il 16 agosto, giorno dell’uccisione dei Tre Martiri in Piazza Cavour a Rimini, la data del nostro ricordo di quelle lontane, e terribili, vicende italiane. A questo dovremo obbligatoriamente aggiungere il 7 aprile, la data della strage di civili a Fragheto in Comune di Casteldelci. Il tardo pomeriggio del 7 aprile 1944 soldati tedeschi e militi repubblichini, impegnati da giorni in duri scontri con forze partigiane nella zona, giunsero nella frazione, entrarono in molte case e uccisero trenta abitanti tra i quali 15 donne, 7 bambini, 6 vecchi e 2 giovani. “Nel 1944 Fragheto era abitato da 14 famiglie di contadini, per un totale di 70 persone, in buona parte imparentate tra loro e dedite ai lavori dei campi, all’allevamento di pecore e alla raccolta di legna”. Importante è stata la presenza il 7 aprile 2010, in occasione della prima volta della cerimonia dopo il passaggio di Casteldelci nella Provincia di Rimini, del suo Presidente Stefano Vitali, dell’ANPI riminese e dell’Istituto della Resistenza di Rimini assieme alle autorità marchigiane, da sempre attente a questa drammatica vicenda dell’Appennino marchigiano-romagnolo nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Dopo l’accurato libro di Marco Renzi del 2007 “La strage di Fragheto” (edito dalla Società di studi storici per il Montefeltro di San Leo), basato sul fascicolo processuale a carico dei collaborazionisti che vennero inquisiti fra il 1947 e il 1950 ritrovato presso l’Archivio di stato di Perugia; dopo la causa intentata dall’avv. Lorenzo Valenti, per conto del Comune di Casteldelci, presso il Tribunale Militare di La Spezia per la riapertura delle indagini sui responsabili tedeschi ufficiali della Wehrmacht di cui si auspica di avere presto notizie; ora questo quaderno didattico “Dentro la storia che il luogo ricorda” (Fulmino Edizioni), curato da Donatella Giulietti e Lidia Gualtiero, due insegnanti comandate presso gli Istituti Storici della Resistenza di Pesaro e Rimini, frutto dell’esperienza condotta negli ultimi anni di lavoro con gli studenti e gli insegnanti dell’Alta Valmarecchia. “Ricostruire con gli allievi un fatto storico accaduto nel loro territorio, farne cogliere la rilevanza, metterli a contatto con le fonti, portarli sui luoghi delle azioni, calarli in una situazione per loro lontana nel tempo e per modalità di vita, è un’operazione didattica complessa ma necessaria, non solo per comprendere meglio la storia della nazione e per conservare memoria del passato, ma per capire il presente e fornire strumenti che orientino nella lettura dell’oggi”. “Per far comprendere come lavora lo storico, bisogna proporre agli allievi un’esperienza di ricerca storica, semplificata e didatticamente guidata, come quella proposta da questo quaderno; un percorso attraverso le fonti, suggerito con discrezione, non spiegato e imposto, un gioco alla scoperta, per far loro scoprire la felicità e la soddisfazione intellettuale della ricostruzione storica”. Il quaderno è stato recentemente presentato dalle autrici agli insegnanti dell’Alta Valmarecchia a Novafeltria e sarà presentato il prossimo 1 aprile nel pomeriggio a Rimini dal prof. Paolo Pezzino, docente di Storia all’Università di Siena e curatore di numerosi volumi dedicati alle vicende dei massacri nazisti in Italia (da quello di Sant’Anna di Stazzema a Monte Sole).
Oreste Delucca-Carlo Pantaleo-Gino Taraborelli (a cura)
60 ANNI DI CISL A RIMINI
Tracce di un sindacato nuovo
CISL Rimini
L’uscita di questo libro sulla storia della CISL Riminese, già segnalato sulle pagine riminesi de Il Resto del Carlino da Andrea Oliva il 29 novembre 2010 in occasione della sua presentazione, mi consente di tracciare una piccola nota bibliografica sulla storiografia del movimento sindacale riminese. Una storiografia peraltro molto povera, nonostante che le vicende dei tre grandi sindacati (CGIL-CISL-UIL) abbiano coinvolto nel corso dei decenni decine di migliaia di militanti e lavoratori.
La CISL con questa nuova pubblicazione di Oreste Delucca “1950-2010 - 60 anni di CISL a Rimini” ha una traccia complessiva della propria storia. L’Autore ha proseguito, ampliandolo, il lavoro già uscito “1950-1990 – La CISL a Rimini” in occasione del quarantennio della organizzazione. Ma ben poco altro è stato edito sulla storia della CISL: un quaderno sulla “FIBA: il sindacato bancari della CISL a Rimini – 1972-1992”.
Non molto più ricca la pubblicistica della CGIL. Il lavoro di Roberto Tutone “Sindacato e lotte sociali nel Riminese” (Editrice Sindacale Italiana, 1981), oltre ad avere trent’anni il libro, si fermava nella ricostruzione degli avvenimenti agli anni Cinquanta. Poi il catalogo della mostra “La memoria del lavoro. Trent’anni di storia della Camera del lavoro di Rimini 1952-1982” curato da Stefano Pivato, il volume “CGIL sui muri. Catalogo dell’archivio dei manifesti della CGIL di Rimini” (2000) a cura di Davide Giulietti, ed infine “100 anni della Camera del Lavoro di Rimini. 1903-2003 cronologia di un coerente impegno per la pace e i diritti dei lavoratori” a cura di Maria Teresa Zangara (Ediesse 2003). A cui voglio aggiungere due pubblicazioni particolari: la prima, in memoria di Demetrio Emo, storico sindacalista dei ferrovieri riminesi e curatore del loro giornalino “La locomotiva” uscito dal 1954 al 1993, intitolata come il “suo” giornalino (edita nel 1999); la seconda, a cura di Gianna Niccolai, “Cento per cento storie. Storie di centenari per un secolo di CGIL (edita nel 2006), raccolta di testimonianze sulle vicende sindacali curata dallo SPI (Sindacato Pensionati Italiani). L’attività dell’Ufficio Studi e Ricerche negli anni ‘90, coordinato da Guglielmo Walter Martinese, produsse numerosi lavori per la conoscenza dell’economia riminese (oggi importanti anche per le ricerche storiche). Null’altro, nonostante la CGIL abbia ordinato un proprio ricco archivio, ma purtroppo di difficile accesso ai ricercatori.
Non conosco, e non ho trovato traccia nelle biblioteche del Riminese, di pubblicazioni sulla storia della UIL.
CGIL, CISL e UIL, assieme all’Istituto Storico della Resistenza, pubblicarono la ricerca di Paola Sobrero “La festa rubata. Il Primo Maggio nel Riminese tra Otto e Novecento” (Sapignoli, 1991).
Vorrei cogliere questa occasione per rivolgere un invito ai tre segretari generali Graziano Urbinati (CGIL), Massimo Fossati (CISL) e Giuseppina Morolli (UIL) perché promuovano un repertorio sulla storia della vita sindacale riminese degli ultimi sessant’anni: congressi, dirigenti, iscritti. Un utile strumento di lavoro per sollecitare nuove e più approfondite ricerche sulla storia sindacale della nostra Provincia.
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