L’Opernball di Vienna è forse l’ultimo baluardo della magnificenza aristocratica nella vecchia (cara) Europa. Trattasi di un rito di “iniziazione” e di “lancio sul mercato” conservante i caratteri più romantici e piacevolmente anacronistici rimasti in questo inizio millennio.
Trae le sue origini dai fastosi balli che si svolgevano nei palazzi nobiliari e che hanno avuto il loro massimo splendore durante il famoso Congresso di Vienna, passato alla Storia non solo come congresso che ha segnato i destini dell'Europa, ma anche come il Congresso danzante: si sa i Viennesi pur di piroettare in un valzer avrebbero inventato qualsiasi cosa. Solo nel 1935 si è tenuto però il primo vero, grandioso Ballo dell’Opera di Vienna nell’attuale sfarzosa sede; poi è arrivata la guerra che ha distrutto anche il Wiener Staatsoper. Così dopo anni di vuoto, nel 1956 grazie alla ricostruzione post bellica, si sono spalancate nuovamente le porte per le giovani debuttanti. Da allora re, capi di stato, politici, esponenti delle più blasonate famiglie europee e non, hanno spedito le loro rampolle in abito bianco a volteggiare con giovani virgulti in frac.
Luci scintillanti in ogni dove, lampadari in cristallo, velluti e broccati, cuscini di anthurium a ornare a migliaia i palchi e gli scaloni d’ingresso, l’orchestra dei Wiener Philharmoniker (proprio quelli del concerto di Capodanno, che ogni primo gennaio a colazione ci assordano con la marcia di Radetzky) per il “ballo dei balli”. Un’atmosfera fiabesca, un’eleganza assoluta. Ovviamente le ragazze sono selezionate accuratamente e altrettanto minuziosamente vengono istruite per la serata in cui apriranno le danze sulle note del “Danubio Blu”. Ma mentre le pulzelle sono sottoposte ad una rigida valutazione, gli ospiti dei palchi no. Basta che paghino. Cifre considerevoli sicuramente, ma che chiunque possegga portafogli rigonfi può affrontare. (Come una cena per tutta la famiglia da Alain Doucasse o tremila hamburger menu da Mc.Donald.) Grazie a questo, l’’imprenditore settantottenne Richard Lugner, che ama definirsi il Berlusconi austriaco (e questo la dice molto lunga!!), rinomato per i suoi scandali e disprezzato dalla “buona società”, ogni anno paga profumatamente una celebrità per fare presenza nel suo palco (mentre con la bava alla bocca guarda le giovanissime debuttanti).
Ha iniziato da Gina Lollobrigida e Sophia Loren nei primi ani ’90, per passare a Paris Hilton, Dita Von Teese o Pamela Anderson ,quindi tracollare definitivamente sulla “nostra “ (che orgoglio patrio!) Ruby Rubacuori, passata così dalla discoteca di Arcore direttamente al più famoso ed esclusivo ballo del mondo. Probabilmente, visto l’età di entrambi i due pigmalioni della signorina, possiamo affermare con certezza che la senescenza porta a una evidente collasso intellettivo con annesso crack del pudore, crollo della dignità, azzeramento del senso del ridicolo. Una libido devastante ed onirica ottenebra il cervello ormai fuori uso per la arteriosclerosi. Un degrado fisiologicamente inevitabile in alcuni soggetti vede esasperare l’ossessione sessuale in modo inversamente proporzionale al calo di prestanza fisica.
Ora,invece, provate a mettetevi nei panni di una delle orgogliose famiglie che da un anno prepara l’ingresso in società della propria giovane pupilla e che investe fior di risorse per fare sì che la ragazza abbia un indimenticabile debutto. Farcisce e infiocchetta la giovane come una candida colomba con tanto di coroncina luccicante in testa. Ordina abiti su misura ai più grandi stilisti; manda la ragazza a scuola di valzer e portamento, per poi ritrovarsela fotografata su tutti i rotocalchi gomito a gomito con una coetanea di cui gli unici pregi conosciuti sono non essere la nipote di Mubarak, praticare il mestiere più antico del mondo ed avere un pelo sullo stomaco da fare invidia a un lupo mannaro.
Così la marocchina neo maggiorenne, diventata famosa per essere stata prelevata dalla questura su ordine di un uomo molto ricco che ama tanto cantare, fare feste innocenti e aiutare povere ragazze bisognose, è apparsa in mondovisione inguainata in un (orrendo) abito di raso oro-arancio bordato da una specie di passamaneria luccicosa, frutto del “genio creativo” della stilista Niko Fechter (d’altra parte gli austriaci non hanno mai brillato nella moda. Nella psicanalisi si però. Da consigliare ai due vegliardi.) con bocca ed artigli rosso jungla, in pose da “piccole pornostar crescono”.
Per lei, al posto del principe azzurro, qualche cliente molto generoso e in odor di mummificazione.
Dovremo riscrivere i libri di favole. Perché a riscrivere i libri di storia ci sta pensando qualcun altro. Purtroppo.
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