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L'Unità d'Italia nella piccola Italia
Mercoledì, Settembre 03, 2014
   
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L'Unità d'Italia nella piccola Italia

E’ tra Morciano di Romagna, Misano Adriatico e Villa Verucchio che rintracciamo episodi e notizie antiche quanto l’Unità d’Italia, festeggiata da poco con le celebrazioni del 150° anniversario. Nel primo caso, in piena Valle del Conca, è un atto di proprietà di Maurizio Bigi a decretare, nel lontano 25 giugno 1841, l’autorizzazione alla pratica di farmacista dell’allora dottor Francesco Del Pino da parte dell’Arcivescovo di Bologna ed Arcicancelliere dell’Università degli Studi Carlo Opizzoni. Un documento piuttosto insolito e prezioso a dimostrazione di come la farmacia - un’istituzione nel vero senso della parola -, collocata proprio in faccia al Palazzo Comunale, anticipasse di ben 20 anni lo sventolìo dell’italico tricolore. Lo Stato Pontificio era ben saldo sulle proprie “gambe”. Tutta la Romagna, forse non proprio con i confini che conosciamo oggi, era terra di scorrerie da parte di briganti e malviventi d’ogni risma; mentre nessuno forse presagiva cosa sarebbe successo di lì a qualche lustro, poco attento all’annusare il “cambio di clima” politico. A pubblicare l’inedito manoscritto ha contribuito – mai tacere le fonti – il periodico popolare, così recita ancora la testata, L’Ape del Conca che nelle mani del proprietario e direttore responsabile Atos Berardi mantiene fede alla propria vocazione di amplificatore cittadino “ronzando almeno una volta ogni mese”. La seconda notizia, ma in questo caso l’Unità d’Italia era già cosa fatta, trova spazio, seppure con qualche interrogativo che noi vorremmo vedere cancellato quanto prima, sulle colonne del mensile misanese La Piazza. Con tono asciutto e pochi fronzoli come si conviene ad un buon articolista, il direttore responsabile Giovanni Cioria si fa portavoce di un evento che non ha trovato – la stampa quotidiana non ne ha fatto cenno alcuno – la giusta considerazione. Vale a dire la storia, giunta a noi sempre attraverso la conservazione di un documento, dell’intrepido Domenico Bronzetti, nato a Villa Verucchio nel 1848 e trasferitosi alle Casacce, protagonista della presa di Porta Pia nel 1870 (ovvero la fine del potere temporale della Chiesa, ndr). La sua partecipazione alla presa di Porta Pia si può desumere dalla pergamena con la quale lo stato italiano gli assegnò ben due medaglie per l’impegno profuso quale combattente nelle guerre di liberazione (Roma 1849-1870). A far tesoro della pergamena, delle medaglie e quindi del quadro che le racchiude è l’ottuagenario Domenico (Quarto) Bronzetti (si chiama come il nonno morto nel 1923, ndr) che di quel valoroso soldato purtroppo non conosce altro e non ha altro da porre all’attenzione degli studiosi del Risorgimento.

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