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Cinema, Paolo Pagliarani presenta IL GIOIELLINO
Lunedì, Ottobre 20, 2014
   
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Cinema, Paolo Pagliarani presenta IL GIOIELLINO

IL GIOELLINO

Molti risparmiatori beffati avranno un forte sussulto se mai andranno a vedere il film “Il gioiellino” di Andrea Molaioli. Perché si parla del crollo finanziario della società Leda (latte, merendine, succhi, biscotti…) che in italiano si legge, inequivocabilmente, “Parmalat”. Ebbene si, per l’opera seconda l’apprezzato regista de “La ragazza del lago” sceglie di raccontare un’ amara storia del nostro paese, modificando i nomi dei personaggi, ma non la sostanza. Che è fatta di disperati tentativi di rimettere in sesto un’azienda sempre più disastrata, di sotterfugi, di truffe, con prologo ed epilogo che ci mostrano “come è andata a finire” (più o meno).

A Molaioli interessa mettere in scena un mondo finanziario gretto, con vocazione alla falsità (di bilancio), con il leader dell’azienda Amanzio Rastelli (Remo Girone) ancorato con unghie e denti al suo 51% di quota e per nulla disposto a cambiamenti di rilievo, convinto del successo della sua impresa. Dietro a lui, come un’ombra fedele, il ragionier Botta (Toni Servillo), contabile con numeri al posto del cuore, che cede davanti alle grazie della nipote di Rastelli (Sarah Felberbaum), inserita in azienda dallo zio, dapprima trattata con sufficienza dal solitario ragioniere, poi protagonista della vita economica della Leda, con tanto di “liasion” sentimentale con Botta, che ha una mano sul cuore ed una sul bilancio, fino a che il secondo non prende nuovamente il sopravvento. Insomma, prima i conti. E fino all’ultimo, visto che nel momento del tracollo della Leda, mentre tutti fanno sparire i materiali compromettenti, lui lavora ad un “piano di risanamento aziendale”.

I retroscena della Parmalat Story sono dunque evidenziati in questo film, scritto da Molaioli, Ludovica Rampoldi e Gabriele Romagnoli che hanno ricavato il materiale da articoli ed inchieste, a cui si può imputare una certa rigidità di regia, ma comunque in grado di risultare interessante e anche avvincente, nel suo procedere in crescendo all’interno di dinamiche aziendali con retroscena drammatici (bravi gli interpreti e non male anche l’elaborazione e l’inserimento di alcuni personaggi secondari). Innocui cartoni di latte e pacchi di biscotti nascondevano un deplorevole mondo economico capace di ricorrere a tutto pur di tenere a galla l’azienda. Persino di “inventare” il denaro mancante…

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