Lunedì, Maggio 21, 2012
   
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Nando Piccari - Habemus papellum

I dati INAIL del 2011 ci dicono che in provincia di Rimini sono già quattro i morti sul lavoro, uno in più di tutto il 2010. Viene voglia di spernacchiare l'ideatore di uno spot che sta passando in TV e al cinema, dove dei “lavoratori” sorridenti e tanto fighetti da sembrare indossatori Armani ci spiegano che in Italia la sicurezza sul lavoro basta solo «pretenderla»; per cui, se manca, la colpa non è di certi imprenditori che se ne fregano ma dei loro dipendenti, che oltre a non essere fotogenici come quelli dello spot, sono così pecoroni da non esigerla.

Il record del fimato più cretino può insidiarglielo solo quello in cui un Berlusconi imbonitore si esibisce nell'impareggiabile “vadino siori, vadino a girare la loro bella Italia”, utile al turismo italiano quanto l'ornamentale ministra Brambilla, che ormai assomiglia a un'acciuga abbronzata.

Ma da un po' di tempo quello spot non si vede più, sembra su richiesta di Pizzolante. Sì, perché vi si magnificavano la montagna, i laghi e le città d'arte, dimenticando però di dire anche il mare e le spiagge sono mete turistiche; col rischio che ciò creasse imbarazzo a Formica o a Lombardi, che Pizzolante giurava essere i soli titolati alla corsa a Sindaco di Rimini, prima che l'on. Piloni da Forlì gli facesse ingoiare la candidatura di Renzi (A noi!).

Non è certo un bel momento per i turisti che vengono a Rimini. Berlusconi li snobba, quasi fossero i paria della vacanza; in un recente convegno della Compagnia delle Opere sono stati bollati alla stregua di una presenza residuale del bel tempo turistico che fu, quando «la  nostra industria turistica, costruita per la famiglia» non era stata ancora «messa in crisi dal '68 e dal divorzio»; mentre “La Voce” ne denuncia il «basso valore aggiunto», desunto da uno studio del prof. Gardini, che sta dando più d'una soddisfazione al quotidiano radical-ciellin-leghista.

Suo è infatti anche il sondaggio elettorale che ha spinto i “sallusti nostrani” a titolare sul presunto “vantaggino” di Renzi (Eia, eia, alalà!) su Gnassi, contraddicendo tutti gli altri sondaggi fin qui svolti, come testimonia la delusione (o la goduria, dipende con chi di loro parli) dei maggiorenti del PdL riminese.

È vero che pure il sondaggio Gardini-La Voce dà il PD oggi in largo vantaggio, ma alla fine tutto s'invertirà in base alla «Analisi previsiva del risultato dopo la “maturazione” degli indecisi»: sessantun righe di contorcimenti lessicali a metà strada fra quelli di Mons. Negri e del Mago Otelma.

Ma dove il quotidiano di Fregni si sta superando è nell'arduo compito di costruire per Renzi (Duce, tu sei la luce!) una frettolosa spendibilità da “sindaco di tutti”, onde far dimenticare la sua connaturata vocazione ad essere, da sempre, geloso cultore e custode di un estremismo minoritario.

L'impresa è affidata alla penna felice di Bruno Sacchini, il solo “mattonaro” di quel giornale che si faccia leggere dall'inizio alla fine; il quale, essendo anche un valente autore teatrale, sta dettando un papello a puntate articolato come una vera e propria sceneggiatura. Il primo atto è tutto un “io non ti ho mai sopportato, caro Renzi, ma sai che forse mi sbagliavo”? Il secondo è incentrato sul fatto che “è vero che Renzi non hai mai abiurato la sua adorazione per quel fasci-razzista di Evola; ma chi è senza peccato scagli la prima pietra".

E qui Sacchini – ciellino ante litteram e indimenticato segretario democristiano – introduce un vero e proprio colpo di teatro, inventandosi trascorsi giovanili di «elettore del PCI di Longo e Berlinguer» e di figlio del '68 oggi afflitto da strazianti sensi di colpa.

È un chiaro appello a che Rimini sia tanto indulgente da considerare come identiche “marachelle” degli anni verdi il suo presunto voto di improbabile sessantottino a un partito-cardine della legalità post bellica e la “palestra politica” in cui Renzi (Credere, obbedire, combattere!) è cresciuto a Trento – nella sua pur abbondante biografia non ve n'è trova traccia, su Internet sì – e rispetto alla quale non ha mai speso una parola di presa di distanza nei decenni successivi, continuando anzi a seguirne docilmente il fondatore, Pino Rauti, anche nel MSI.

Si tratta dell'ultra-fascista Ordine Nuovo, che come simbolo aveva  l'ascia bipenne del nazismo, come motto «balzare dalla trincea e gettarsi nella mischia per colpire, colpire, colpire» e nelle cui tesi stava scritto: «Siamo vicini tanto alla Repubblica Sociale Italiana che al III Reich».

Dopo di che, a maggior ragione, Buona Pasqua di pace e Buon 25 Aprile di speranza!

Piccari non è il "solito notista" politico - la frequentazione con il mondo dei partiti risale a qualche decennio fa - bensì la penna più brillante e "provocatoria", se in politica possiamo parlare ancora di sana provocazione, dell'intera provincia riminese.

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