Lunedì, Maggio 21, 2012
   
Carattere
Banner

Nando Piccari - Il cugino della Patria

Il Walter Moretti “doc” che in tanti a Rimini conoscono per essere stato esponente di primo piano del PCI e, fino a ieri, dirigente della cooperazione della pesca, non lo dice ma si capisce bene che è angosciato all'idea che qualcuno possa scambiarlo per il “Walter Moretti taroccato” che si è accucciato nella lista dei legaioli. Ho invece il sospetto – anche questo non lo dice, ma credo di non sbagliare – che lui nutra una particolare simpatia per l'altro Moretti, il Marco già Sindaco di Rimini che a Palazzo Garampi ha lasciato un ricordo e un rimpianto tali da fargli oggi sentire l'obbligo morale, prima ancora che il dovere politico, di ricandidarsi per far contenta la città. “Walter Moretti doc”, che segue con partecipata apprensione ogni passo del suo beniamino, mi ha scritto segnalando una singolare vicenda, di cui è stato testimone.

«Transitando stamattina da Piazza Cavour, ho colto sul volto dei Padri della Patria, posti in bella mostra sul balcone del Teatro Galli a celebrare il 150°, un'evidente traccia di contrarietà, ben oltre l'immagine di composta serietà che hanno sempre dato di sé. Ho poi notato come lo stranissimo fenomeno stesse destando uno stupore analogo al mio anche in un numero via via crescente di altre persone, fino a che, quasi in contemporanea, tutti ne abbiamo capito il motivo: Cavour, Mazzini, Vittorio Emanuele, Garibaldi e la sua Anita, guardando verso il lato della piazza alla loro destra, avevano anch'essi scorto la sagoma del candidato alto e ricciolino che, per eccesso di modestia, si affaccia da un balcone molto più piccolo e collocato più in basso del loro. L'espressione quasi risentita dei campioni dal nostro Risorgimento, si badi bene, non era dovuta a fastidio per quella coabitazione, bensì al disagio di chi si sente portatore di un privilegio immeritato: “Candidato sei e candidato resterai, o nostro buon Moretti; ma il tuo posto è qui, vicino a noi; sali su, non esser così umile”, pareva quasi lo stessero implorando».

Aver posizionato il manichino di se stesso un po' al di sotto dei Primogenitori dell'Italia unita ed essersi accontentato, per così dire, di una collocazione da “cugino della Patria”, è stato senza dubbio un sorprendente atto di modestia da parte di chi va ripetendo da settimane: «Sono la speranza per Rimini»; «sono la sola novità di questa campagna elettorale»; «gli altri candidati mi copiano il programma»: mediante coronarografia, c'è da immaginare, dal momento che «il programma bisogna averlo nel cuore, non sulla carta», non si stanca di ripetere. Per poi anticipare che all'eventuale ballottaggio, nel caso incomprensibile e puramente ipotetico che non tocchi a lui sfidare Gnassi, sosterrà l'estrema destra di Renzi (Vincere e vinceremo!) e la marmaglia leghista dell'on. Pini alias Piloni, il “coatto di Forlì” che ormai comanda a bacchetta anche in casa del PdL e con il quale Moretti condivide il sogno di ridurre il Palacongressi in macerie, non solo in senso metaforico. A chi gli chiede che nesso vi sia fra chiamarsi socialista e aspirare a fare il portatore d'acqua a neofascisti impenitenti e a conclamati nemici di Rimini, egli risponde con un abracadabra: «La mia storia personale è chiara, sono io l'unico candidato sindaco davvero riformista». Ricordarlo segretario di quel Partito Socialista riminese che sbraitava dalla mattina alla sera per avere sempre più posti nelle amministrazioni di sinistra, fa sorgere spontanea una riflessione su quanto sia talvolta labile il confine fra riformismo e trasformismo.

QuiTG Economia

Sondaggio

I bagni pubblici sono utili a Rimini?

Iscriviti alla nostra mailing list




Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner

 

 

CSS Valido!

bnr_trib

Direttore Resposabile Marco Valeriani

Credits-Webmaster

SiteMap