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Nando Piccari - Un bel poker di SI e... qualcosa vinci di sicuro
Giovedì, Luglio 24, 2014
   
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Nando Piccari - Un bel poker di SI e... qualcosa vinci di sicuro


Anche se il referendum è lo strumento di democrazia in assoluto più “trasversale” e, dunque, per sua stessa natura il meno assoggettabile alle tradizionali letture ed etichettature in chiave politica, è però certo che sarebbe una grossa beffa per Berlusconi se, dopo aver fatto tanto per impedirlo, il referendum del 12 e 13 giugno registrasse il raggiungimento del quorum e – cosa a quel punto scontata – una maggioranza di Sì “abrogativi” per ciascuno dei quattro quesiti. A nulla gli sarebbe valso, a quel punto, aver buttato dalla finestra 400 milioni di euro (nostri!) per impedirne l'accorpamento con le “sfortunate” elezioni amministrative di qualche settimana fa; o l'essersi dannato l'anima per militarizzare la sua “quasi maggioranza” parlamentare e difesa di quella pisciatina di “decreto delle tre carte” sul nucleare, creato nel tentativo – illusorio quanto disperato – di gettare fumo negli occhi prima agli Italiani, poi alla Cassazione e infine alla Corte Costituzionale, facendo finta che esso anticipasse già da solo la risposta voluta dai promotori del relativo referendum, a quel punto spacciato dal governo come non più necessario.

Non deve dunque stupire se in questi giorni, dopo che la Rai è stata finalmente costretta a dare un po' di spazio ai referendum, capita di vedere “chi non ti aspetti” fra i testimonial dei due opposti schieramenti in ciascuna delle materie su cui saremo chiamati a votare domenica e lunedì prossimi. Due casi per tutti: il legaiolo Zaia che preannuncia il suo Sì contro il nucleare e a favore dell'acqua pubblica; la famiglia Lanzillotta-Bassanini che, invece, perora il no proprio su quest'ultimo argomento.

Ma per non correre il rischio di diventare anch'io serioso come “padreverde Bonelli” o suor Grazia Francescato, faccio come certi banditori da strapazzo: “Andate a votare, signori, perché ce n'è per tutti i gusti! Se siete anti-berlusconiani andateci, così gli fate dispetto; ma se anche non ce l'avete con lui, o peggio ancora siete suoi sostenitori, andateci comunque, visto che una volta tanto non vi ha detto come dovrete votare se non vorrete che lui vi consideri dei senza cervello, ma sta sbandierando ai quattro venti che vi regala l'ebrezza della libera scelta. Prima di tutto, dunque, andate a votare; poi, di già che ci siete, cercate di farlo al meglio, votando quattro Sì; non già sulla spinta del pregiudizio, ma semplicemente guidati da un buonsenso che si fondi sul ragionamento.

Votate Sì al referendum sul nucleare, per cancellare l'idea del Governo di installare nuove centrali;  non solo perché Chernobyl e Fukushima possono essere tutt'altro che irripetibili, ma anche perché non sarebbe “un buon affare”, in termini economici né di sicurezza, acquistare oggi all'estero una tecnologia che, chi ce la vende, avrà già rottamato quando, fra più di un decennio, saremmo pronti ad installarla anche in Italia. E anche perché non è vero che risparmieremmo, dal momento che al posto di gas e carbone dovremmo acquistare l'uranio, che non è proprio a buon mercato ed è anch'esso destinato a finire, al pari di altri odierni combustibili. Ma soprattutto perché dobbiamo preparare per le prossime generazioni un'Italia che vada ad energia “pulita” e rinnovabile, visto che il sole per il fotovoltaico, il vento per l'eolico e il sottosuolo per il geotermico non ci mancano e li abbiamo gratis.

Votare Sì ai due referendum sull'acqua è tutt'altro che ideologico, ma casomai è vero il contrario. In buona parte d'Italia  è da tempo che “il pubblico” si mostra capace di provvedere efficacemente al servizio idrico, spesso già in condizioni di partnership con privati mossi da “ragionevoli condizioni di mercato”, non certo da quel preminente strapotere che la legge sottoposta a referendum vorrebbe regalare loro. Se ancora oggi, invece, in altre parti del Paese questo servizio presenta pecche e carenze anche gravi, i possibili rimedi e interventi legislativi sono altri che non quello di regalarne la gestione a privati che, fra l'altro, ricaricherebbero sulla tariffa anche il costo dei remuneratissimi loro Consigli di Amministrazione (Tronchetti Provera docet; altroché certa stupida demagogia sui “costi della politica”!)

Per quanto riguarda, infine, il voto sull'ultima delle tante versioni di “legittimo impedimento” che Berlusconi ha tentato in questi anni di propinataci a suo esclusivo favore, non c'è bisogno di spendere molte parole per giustificare un Sì che nasce dal cuore, in una materia che invece...ci esce dalle orecchie.

QuiTG Economia

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