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Nando Piccari - Gli eredi dello "stile DC" che non t'aspetti
Venerdì, Novembre 28, 2014
   
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Nando Piccari - Gli eredi dello "stile DC" che non t'aspetti

Nella mia pur lunga frequentazione del Comune di Rimini non avevo mai avuto modo di prender parte, né di assistere, ad una seduta del Consiglio Comunale tenutasi nell'assurdo scantinato che attualmente funge da sala consiliare e che il Sindaco Andrea Gnassi ha meritoriamente già detto di voler abbandonare, per riportare il massimo consesso cittadino nella sua sede storica e naturale: la Sala dell'Arengo. Quell'asfissiante bassofondo rappresenta un lascito emblematico del “passaggio amministrativo” di Lugaresi prima maniera, che pochi ricordano essere stato assessore comunista ai Lavori Pubblici, prima di diventare l'ex socialista, il neo-leghista e il prossimo grillino che oggi qualcuno conosce.

A forza di adorare il cemento armato e considerare “cazzate” le politiche ambientali, fu mandato a casa una prima volta, per poi riemergere dal dimenticatoio anni dopo, grazie alla masochistica generosità DS di Melucci e Biagini; che insieme all'abiurato maestro di gioventù Cagnoni, sono oggi i bersagli preferiti dei vituperi di “sparlarimini”, il rancoroso montacarichi online con cui tenta di elevare al rango di pensieri le sue frustrazioni quotidiane.

Devo dire che nelle tre ore passate in quel “reparto lavanderia” che costituisce lo spazio riservato al pubblico che assiste al Consiglio, ho corroborato talune speranze e ricevuto qualche conferma.

È cresciuta la ragionevole speranza che il “voltare pagina” di Gnassi possa essere, se non un obiettivo facilmente a portata di mano (sarebbe sciocco crederlo), certamente una scommessa possibile da vincere. Non in ragione di virtuosismi, colpi di genio o liturgiche declamazioni del “programma” inteso alla Nostradamus; ma se affidata all'intelligente tenacia del saper ascoltare, del voler capire, del dover studiare, dell'esser capaci di proporre, dell'aver voglia di decidere. La bella fotografia della nuova Giunta autorizza una tale speranza; non tanto perché fatta di giovani – com'è cambiato il mondo! Ai miei tempi, a quarant'anni eri già sulla via del tramonto politico – ma perché è composta da personaggi “culturalmente nuovi”, scesi coraggiosamente in politica...senza paracadute. A questo bisogna che ora si aggiunga un'altra necessaria novità rispetto al recente passato: una maggioranza consiliare che – grazie a chi è rimasto, ai nuovi arrivati e soprattutto a qualcuno perso per strada – non assomigli per niente al “pollaio” dei cinque anni precedenti.

Venendo alle conferme, la prima è che a Rimini la “vecchia politica” non è scomparsa, ma anzi sta reclutando nuovi interpreti. Chi abbia una certa anzianità di militanza, per esempio, non può non ritrovare lo spirito preconcetto e disfattista della vecchia DC riminese dei Frisoni e dei Ferri in certe “polemiche a prescindere”, indirizzate al buio al nuovo sindaco da legaioli, grullini, un po' di PdL e, come da copione, prontamente amplificate dall'inconsolabile Voce, vedova Renzi.

Va però detto – questa è la seconda conferma – che non tutti i seguaci del “grillo qualunque” sono fatti con lo stampo, sul modello dell’aggressiva sguaiataggine del loro paranoico caporione. Così, mentre il beppegrullo nazionale urla i suoi deliri con l'ossessività del posseduto, l'esordio consiliare del suo leader riminese si è caratterizzato per un'oratoria dai toni pacati, quasi sussurrati.

Con l’andar del tempo, poi, si evidenzierà sempre di più come, in realtà, l'indistinto minestrone a cinque stelle contenga varie e perfino divergenti sottospecie. Risulterà chiaro che vi sono quelli che alla “politica pulita” credono davvero e quelli che invece, a caccia di una poltrona, avevano già provato a candidarsi molte altre volte, cambiando ogni volta partito; quelli che esaltano il loro certificato penale pulito non già come il doveroso abc per chi si candidi, ma come il massimo della certificazione doc, incuranti del fatto che in Italia lo possiedano anche tanti idioti, e quelli che invece se la darebbero a gambe se ci fosse da esibire pure la dichiarazione dei redditi; quelli che perseguono una vera politica dell’ambiente e quelli che spacciano come tale un’infinita serie di superstiziosi pregiudizi antiscientifici.

E magari, alla fine, molti di loro capiranno che se uno si dichiara “né di destra né di sinistra”, o non sa di essere di destra, o si vergogna ad ammetterlo; e che il “grillismo” non è che il lato B del berlusconismo: stessa modalità di politica-spettacolo, stessa visione oligarchica della democrazia, stessa concezione padronale del partito. Con una differenza: mentre Berlusconi investe soldi suoi nel Pdl, per Grillo la “missione politica” è fonte quanto meno di una lucrosa pubblicità professionale a costo zero. Una dimostrazione? Si era appena conclusa la recente campagna elettorale in cui aveva fatto qualche comparizione gratis, quand'ecco che a capitalizzare il successo ottenuto sono subito usciti i paginoni col programma dei prossimi comizi di Grillo. Questa volta, però, con biglietto d'ingresso a più di 30 euro: pagare per credere!

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