Marilia Reffi, esperta in comunicazione istituzionale, designer, giornalista, propone agli amici di quiriviera.com una lettura diversa de La Notte Rosa appena trascorsa. A bocce ferme, si ragiona meglio. Chi vuole commentare, può farlo con messaggi a redazione@quiriviera.com.
Eppure c’è un’altra notte rosa. Che non è quella della ressa, degli spintonamenti, delle ubriacature, delle orecchie da conigliette lampeggianti, delle bottiglie vuote rantolanti in mezzo alle strade. Della volgarità e del divertimento grasso e sudaticcio. Ondate di cloni ingelatinati e di ragazze molto sminigonnate si riversano in luoghi prestabiliti avendo per obiettivo percorrere una notte all’insegna dell’insonnia. Peccato che al mattino dopo si notino i postumi e si raccolgano sconsolati resti. Ripeto. Eppure c’è un’altra notte rosa: quella che ha visto partire una carovana di curiosi sul trenino turistico per percorrere le orme del tanto amato Fellini. Tracciando sotto la guida di Patrizio Roversi “riminese per caso”, un percorso nella zona compresa tra il Borgo San Giuliano ed il Centro storico, tra aneddoti e proiezioni di stralci di vita e opere felliniane su muri antichi, pezzi di storia sovrapposti della Rimini di sempre. I mattoni di Castel Sismondo fungevano da schermo alle immagini oniriche de Il Circo, le mura del cortile della casa della famiglia Fellini mostravano un intervista a Federico, il monumento ai caduti era un palcoscenico improvvisato di lenzuola svolazzanti. E tutti, come un branco di studenti in gita, terminare sorridenti nel cortile delle biblioteca, avvolti dalla suggestiva penombra per ascoltare l’ensemble del conservatorio di Ferrara in un’esecuzione delle musiche di Nino Rota.
E poi..l’alba. Un alba che ha strappato dalle lenzuola parecchi come me, che per assistere ad un’alba col sottofondo della tromba di Bosso possono anche sfidare gli slalom tra i barcollanti reduci delle sera prima. E così davanti ad un cielo che si tingeva di rosso, in un sole che sorgeva nell’unica lama di sereno rimasta nel cielo ormai gonfio e grigio di nuvole ridondante le ultime pioggie, ci si lasciava condurre in quello spazio dove solo la buona musica sa nasconderti. Le note di Gualazzi, rag time e swing, miscelate al jazz con ironia e gli interventi di Bosso sapevano sospendere il tempo . Così tra ombrelli aperti, cappucci tirati sul capo, coperte che avvolgevano, un ampio gruppo di persone sono rimaste affascinate nella luce intonsa e rossa del primo giorno.
Figure sulla spiaggia come in un quadro di Vettriano, persi personaggi dalle andature morbide, incantati alla vista di un mare tumultuoso che pareva seguire il ritmo sincopato delle note. Si. C’è un’altra notte rosa.
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