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Nando Piccari - La statistica della mutua
Giovedì, Novembre 20, 2014
   
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Nando Piccari - La statistica della mutua

Siamo ormai all'invasione di indagini statistiche che hanno la pretesa di misurare la “qualità della vita” della quale disponiamo nei luoghi della nostra esistenza quotidiana. Si tratta, in realtà, di iniziative i cui “presupposti scientifici” sono in gran parte costituiti dalle preferenze e dai gusti, inevitabilmente soggettivi, di chi sceglie i parametri e “i pesi” in base ai quali compilare le graduatorie. Può così succedere che balzi in cima alla “hit parade del buon vivere” – per dirla con un francesismo –  il classico “trou du cul du monde”, dove non batte mai il sole, non c'è un teatro, la gente cena e va a letto in orari da ospedale e chi sorride è guardato come un provocatore. Tutto questo perché, secondo il libero convincimento di chi ha promosso la ricerca, a trasformare un lazzaretto urbano in un paradiso terrestre bastano il cospicuo ammontare dei versamenti bancari e l'alto numero di auto di grossa cilindrata.

Ci sono poi gli “indicatori ignoranti”, come quelli che hanno talvolta reso possibile che Rimini risultasse addirittura più malavitosa e insicura di Palermo, stante il maggior numero di denunce presentate dai cittadini: come dire che alla “Dea Statistica” poco importa che l'ordine pubblico sia garantito dalla mafia piuttosto che dallo Stato.

Ho spesso commentato con polemica irrisione questi eccessi di frivolezza statistica, per la verità in buona compagnia (ricordo per tutti l'ex Procuratore Franco Battaglino). Ma non pretendo di spacciarmi per un mostro di disinteressata obiettività e dunque ammetto che la cosa mi è stata facilitata dal fatto che il nostro territorio ne sia spesso uscito “con le ossa rotte”. Forse è per questo che l'ultimo sondaggio, di pochi giorni fa, per un momento mi ha fatto venire la tentazione di un'insolita “indulgenza”, in quanto accreditava la nostra provincia di risultati decisamente migliori del solito, arrivando a riconoscere che in fondo non ci si vive poi così male. Ma sono subito insorte due “controindicazioni psicologiche” a soffocare il mio incipiente buonismo. La prima è quel 56° posto a cui siamo relegati nella classifica che riguarda “la forma fisica”. Anche se non era nelle intenzioni degli organizzatori della ricerca farmelo pesare, è forte il fastidio di sapere che contribuisco anch'io a questo pessimo risultato, con i miei chili di troppo e l'immobilismo sedentario a cui mi lascio andare da ottobre a maggio. La seconda mi è invece data dal migliore dei nostri piazzamenti, vale a dire il gradino più alto del podio nella “graduatoria del tempo libero”. Qui, a giocarmi contro è un tratto del mio vissuto politico: nel 1990, divenuto assessore all'allora “nostra” Provincia di Forlì, non potei evitare che mi fosse affibbiata, fra le altre, anche la “delega al Tempo Libero”, una stravagante “appendice nominale” dell'Assessorato al Turismo che consisteva unicamente nel presiedere la commissione per il rilascio del “patentino” di tartufaio. L'avevo accuratamente cassata dalla carta intestata e da ogni altra modalità di comunicazione, per cui quasi nessuno si ricordò mai di citarla. Una delle pochissime eccezioni consistette in una pubblicazione che capitò proprio in mano a mia mamma, mentre trascorreva la sua annuale “quindicina” alle Terme di Castrocaro. La poveretta, che non ha mai ben capito cosa facessi esattamente nella vita, ci rimase molto male, perché convinta che quel chiamarmi “Assessore al Tempo Libero” fosse una presa in giro per il mio “vagabondismo”; e non riuscii a convincerla che si sbagliava.

Ma nel prossimo futuro è presumibile che perfino le indagini più dozzinali faticheranno a trovare “paccottiglia statistica” sufficiente a negare che a Rimini il livello di qualità della vita sia nel frattempo ulteriormente cresciuto. Questo, se andrà a buon fine la coraggiosa svolta nella politica urbanistica che il Sindaco Andrea Gnassi si propone di imprimere alla città capoluogo; e se il presidente Stefano Vitali continuerà a pilotare la Provincia verso il felice ritorno allo spirito originario del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale; quello che nel 1998  sottotitolava “basta consumare territorio e affettare la campagna con nuove lottizzazioni”; un  PTCP che però ebbe vita breve, perché di lì a poco fu “annacquato”, e non portò molta fortuna a chi l'aveva predisposto.

Confesso che l'inaspettato sostegno dei “cinque stelle” alla rivoluzione urbanistica annunciata da Gnassi mi ha dato un attimo di incredulo disorientamento, perché un “grillino ragionevole” è un ossimoro, una contraddizione in termini. Chi invece ha vissuto la cosa come l'ennesimo schiaffo ricevuto dalla politica è Massimo Lugaresi, tenutario di una “impastatrice on-line” che rimescola continuamente le sue tre ossessioni: “detesto il PD”; “nessuno capisce più di me”; “ qualcuno può darmi retta, per favore?”

Dopo aver smesso i panni prima del comunista, poi del pidiessino, quindi del diessino e infine del socialista, egli ha dato inizio a una lunga successione di infruttuose corse per accreditarsi, a suon di lodi sperticate, presso una qualunque delle rimanenti case politiche riminesi. Il penultimo tentativo rimastogli era nei confronti dei “grullini”; sembrava andar bene, quand'ecco il tradimento di quella loro apertura di credito all'odiato Gnassi. Ora non gli resta che buttarsi con Di Pietro (nella foto), l'unico finora risparmiato della sua “furia adulatrice”. In fondo, dopo le sciacallesche posizioni che il Pappagone dell'Italia dei Valori sta assumendo sul decreto Monti, il plauso di Lugaresi se lo merita tutto.

P.S. I più cordiali auguri ai lettori e un arrivederci al prossimo anno.

Piccari non è il "solito notista" politico - la frequentazione con il mondo dei partiti risale a qualche decennio fa - bensì la penna più brillante e "provocatoria", se in politica possiamo parlare ancora di sana provocazione - dell'intera provincia riminese. Per i lettori del nostro sito confezionerà ogni 15 giorni la sua specialissima lettura dei fatti, o non fatti, di questo non facile territorio. Inforcate gli occhiali e buona "visione".

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