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Nando Piccari - Si fa presto a dire Anno Nuovo...
Domenica, Settembre 21, 2014
   
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Nando Piccari - Si fa presto a dire Anno Nuovo...

 

“Anno nuovo, vita nuova”: è un proverbio che non vale per il funambolico “oppositore a tutto” Gioenzo Renzi, al quale si addice forse di più quell'altro che fa: “al can vecchio non dir mai va' a cuccia”. Come hanno riportato i giornali, egli non ha neppure aspettato che il 2012 compisse la sua prima mezz'ora per omaggiare di una chiassosa polemica notturna il Sindaco Gnassi, che ha avuto la sfortuna di transitare, subito dopo mezzanotte, proprio davanti a casa dell'implacabile “interpelletor”, in Corso Giovanni XXIII (già Corso Umberto I; lo ricordo per far piacere al mio amico monarchico Giovanni Ruzzier). Motivo dell'estemporanea “interpellanza da marciapiede”, la gestione del Capodanno da parte della Giunta, che solo «i giornali al servizio di Sua Maestà», sostiene Renzi, hanno potuto osannare come ben riuscito; mentre invece “ho visto cose che voi umani...”, sembra sottintendere lui quando afferma che «c'era una moltitudine di gente che camminava a vuoto; tanti ragazzi erano allo sbando».

Se davvero tanta gente avesse salutato il nuovo anno camminando spaesata, con andatura da zombie, ne sarei quasi felice e mi sentirei un po' meno disadattato. Sì, perché se tutti fossero come me – lo dico con contrizione e senso di colpa – gli addetti al “divertimentificio” di fine anno farebbero la fame, dal momento che, fin da bambino, la depressione che mi assale al comparire della prima luminaria natalizia (di solito subito dopo la festa dei morti), raggiunge il suo culmine proprio la notte del 31 dicembre; e più è festosa l'atmosfera che ho intorno, più mi vengono pensieri tristi e funesti.

Ma il “capodanno in stile Gnassi” ha invece funzionato, con buona pace di Renzi e di quei “gufatori” della vigilia che nei giorni successivi hanno provato a mettercela tutta, se non per negare, almeno per sminuire l'evidenza. E se non tutti gli alberghi hanno fatto il pieno, ciò è dipeso dalle incertezze del momento, non certo dai soldi che quest'anno – finalmente! – non sono stati spesi per la diretta RAI. Ma è proprio sulla mancata serata televisiva che si sono avuti esempi di eclatante schizofrenia da parte di qualcuno che in passato l'aveva bollata come un inutile sperpero e quest'anno, invece, ha mostrato di rimpiangerla come “il valore aggiunto” che sarebbe stato fatto mancare al nostro turismo invernale. Il caso più preoccupante, in tal senso, è quello di “salvarimini”, il traballante web-montacarichi su cui, fino a qualche tempo fa, saliva ogni mattina l'arrancante Lugaresi per tentare di elevare un pochino il suo pensiero politico, chiamiamolo così. Ma egli ha da tempo ormai rinunciato a quella inutile fatica, cosicché oggi la sua “bettola online” s'é ridotta come certe maleodoranti “mescite” di una volta, rifugio quotidiano di avvinazzati e sputacchianti bestemmiatori. Ecco che allora si giustificano porcherie verbali quali gli insulti al Presidente della Repubblica pubblicati il 2 gennaio: «Il Discorso di Capodanno è stato all'altezza del compito affidato dalla Cu..» (sta per il garbato appellativo berlusconiano di “culona”); e ancora: «non c'era bisogno che Calderoli offendesse Albanese», con evidente riferimento a quel ripugnante «Napolitano sembra Cetto Laqualunque» coniato, il giorno prima, dalla suineggiante cialtroneria dell'ex ministro-barzelletta.

Contando sugli ultimi scampoli di bontà post-natalizia, lancio un appello accorato a tutti coloro che, a Rimini, siano nella condizione di poter elargire una qualsiasi carica politico-amministrativa: “Mettetevi una mano sul cuore e fatevi carico del dramma di un uomo che soffre di una straziante crisi di astinenza da potere, fino al punto di sentirsi, legittimamente, un signor nessuno; con l'aggravio del senso di colpa di aver dilapidato, con la sua presunzione e dabbenaggine, l'insperata “fortuna politica” che per anni, inspiegabilmente, si era ritrovato fra le mani,.

Dopo che perfino gli adorati leghisti hanno fatto finta di non vederlo al momento delle ultime candidature, al tapino Lugaresi” non è rimasto che riservare le sue  “marchette” residue ai “grullini a 5 stalle”, dei quali ospita amorevolmente l'abbondante e sgrammaticata mondezza comunicativa.

Fra tutti i proclami partoriti dai nostrani inservienti del partito di Grillo nel 2011, ce n'è uno che più lo leggo e più mi ricorda l'esilarante “supercazzola” di Tognazzi in “Amici miei”: quello in cui il Capogruppo al Consiglio Comunale di Rimini, Camporesi, si “invrucchia” pietosamente nel tentativo di giustificare perché si sia “avvalso della facoltà di non rispondere” all'obbligo morale che ogni Consigliere ha di rendere pubblica la propria dichiarazione dei redditi.

Qualcuno ipotizza che forse temesse di risultare più poverello perfino di un altro Consigliere del suo partito, che ha commosso tutti con i suoi 5 mila euro annui. Ma c'è anche chi sostiene che, essendo Camporesi detective a San Marino o qualcosa del genere, le cose che lo riguardano siano assolutamente super-segrete, perfino a lui medesimo. Sembra che di se stesso conosca a malapena il nome in codice: “Agente 000, con licenza di pesca”.

Piccari non è il "solito notista" politico - la frequentazione con il mondo dei partiti risale a qualche decennio fa - bensì la penna più brillante e "provocatoria", se in politica possiamo parlare ancora di sana provocazione - dell'intera provincia riminese. Per i lettori del nostro sito confezionerà ogni 15 giorni la sua specialissima lettura dei fatti, o non fatti, di questo non facile territorio. Inforcate gli occhiali e buona "visione".

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