Mercoledì, Febbraio 22, 2012
   
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Cinema, Paolo Pagliarani presenta CARNAGE

Per Alan Cowan, brillante avvocato con il cellulare perennemente attivo, l’unico dio a cui credere oggi è “il dio del massacro”. Così si chiama del resto la pièce teatrale della brillante Yasmina Reza (autrice anche del sarcastico “Art”), commediografa che riempie i teatri di tutto il mondo. Da “Il dio del massacro” Roman Polanski (con sceneggiatura della stessa Reza e sua) ha tratto il film “Carnage” (ovvero “carneficina”) che se non ha vinto a Venezia, poco ci mancava, visto l’entusiasmo che ha scatenato.

Alan Cowan (Christoph Waltz) è uno dei quattro personaggi che per settantanove minuti si massacrano psicologicamente in un appartamento di New York: gli altri tre sono la sua bella moglie Nancy (Kate Winslet) e la seconda coppia formata da Michael e Penelope Longstreet (John C.Reilly e Jodie Foster). Sono tutti lì per risolvere pacificamente la questione del litigio tra i rispettivi figli, con uno che ha fatto saltare due denti all’altro. Pacificamente? Nemmeno per sogno, hai voglia ad offrire torta e caffè, per il quartetto si prepara uno scontro di civiltà senza via di uscita (e infatti da quell’appartamento non si esce, nonostante qualche tentativo dei Cowan che però arrivano solo all’ascensore…).

 

“Carnage” è un sintomatico esempio di fragilità contemporanea, con nervi che saltano, piagnistei per i “cari” oggetti dell’nostro inquieto vivere (il cellulare per Alan, la borsetta per Nancy, i libri d’arte per Penelope…), vomito, incazzature, sicurezze che crollano, odio che aumenta, il tutto condito da sarcasmo, antipatia ed astio. E i “veleni” escono fuori a più non posso in quell’appartamento sul parco, parco dove tutto è iniziato e dove tutto finirà, con la scelta per Polanski (tra l’altro è il poveretto vicino di casa che si affaccia alla porta per capire il perché di tanta confusione…) di non essere troppo pessimistico e, a differenza del testo teatrale, di concedere una speranza. Ma solo per le nuove generazioni, gli adulti sono irrecuperabili….

 

Bravo, bravissimo Polanski a gestire un vivace film da “camera” (il suo esordio “Il coltello nell’acqua”, del resto, era tutto su una barca…), definendo in modo eccelso le inquadrature, giocando mirabilmente con lo spazio e con il tempo e utilizzando un quartetto di attori che lo serve come dio comanda. Il “dio della recitazione” non quello del massacro…

Paolo Pagliarani è giornalista e critico cinematografico. Un'altra prestigiosa firma del nostro sito in continua espansione. Buona lettura.

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