Ogni lunedì Paolo Zaghini, direttore della Biblioteca Comunale “Giovanni Antonio Battarra” di Coriano, stilerà una propria personale e totalmente soggettiva classifica libraria, sulla base dei propri gusti ed interessi e delle proprie letture.
Per chi volesse inviare suggerimenti o commenti: pzaghini@rimini.com
NARRATIVA
Salinger Jerome D.
Il giovane Holden
Einaudi
L’ho letto tardi, ma non è stata una lettura dimenticata velocemente. Sono poche pagine, ma ognuna di esse riesce a colpire le fantasie, ad attizzare ricordi, a stuzzicare i sogni del lettore. Il libro, pur a distanza di tanti anni dalla sua uscita, è amato o odiato: basta leggere ancor oggi in rete i tanti commenti appassionati, pro o contro, su un qualsiasi sito di discussione libraria. E la recente scomparsa dell’Autore, che per scelta aveva deciso già di scomparire decenni fa dalla ribalta pubblica, ha ancor più incuriosito una nuova fascia di lettori. E per l’ennesima volta il libro, in tutto il mondo, è ai primi posti delle graduatorie di vendita. Ma in realtà il volume è un “long seller” che da queste classifiche non è mai scomparso.
Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a "exemplum vitae", e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo.
NUOVA ENTRATA - Italo Calvino
Il sentiero dei nidi di ragno
Einaudi
Ho letto questo libro di Calvino solo recentemente, grazie agli amici del Premio ATER Riccione che hanno dedicato a Calvino, vincitore del primo premio riccionese nel 1947, una bella pubblicazione “Il Premio Nazionale "Riccione" 1947 e Italo Calvino” di Andrea Dini (Il Ponte Vecchio, 2007). La freschezza del testo, la pulizia formale del linguaggio, la capacità descrittiva anticipano, sin da questo romanzo d’esordio, il grande intellettuale Italo Calvino, così importante per la storia letteraria italiana del secondo Novecento.
La storia di Pin, bambino sbandato, passato, come per caso, dai giochi violenti dell'infanzia alla dura realtà della guerra partigiana.
Questo primo libro di Italo Calvino, scritto subito dopo la fine della guerra, è molto scorrevole, i dialoghi, scritti con un linguaggio quotidiano spesso scurrile, si alternano a descrizioni minuziose dell’animo dei personaggi principali (come quello di Lupo Rosso, o come il bellissimo ritratto di Kim nel IX capitolo, infatti questo capitolo si distacca dal tono degli altri perché attraverso Kim il narratore può esprimere i suoi giudizi) e dei luoghi dove si svolgono le azioni di guerra.
Il narratore del libro è onnisciente, ma nonostante il libro sia narrato in terza persona, Calvino comunque sceglie di raccontare e descrivere i fatti e le paure di una guerra visti dal “basso”, da chi non può nulla nei conflitti eppure è costretto a farvi parte: l’ottica è quella di un bambino. Dietro lo sguardo un po' spaesato di Pin c'è la vicenda biografica di Italo Calvino che, giovane universitario di estrazione borghese, lascia gli studi ed entra nella Resistenza, in clandestinità vive a contatto di operai, gente semplice, condividendo la vita partigiana ma facendo parte inesorabilmente di un altro mondo.
Patrick O’Brian
Blu oltre la prua
Longanesi
E’ finita: le magnifiche avventure del capitano di vascello Jack Aubrey e del chirurgo di bordo Stephen Maturin sono giunte al termine con questo ventesimo volume. Patrick O’Brian, irlandese, nato nel 1914 e morto nel 2000, quando diede vita nel 1968 a questa saga storica di ambiente marinaro di inizio 19. Secolo (a cavallo della caduta di Napoleone) era già uno scrittore celebre. Ma questi 20 romanzi gli hanno dato uno straordinario successo internazionale di pubblico e di critica.
Napoleone è stato sconfitto, ma per il capitano di vascello Jack Aubrey pace significa solo guai. Ora che mancano le occasioni di distinguersi in azioni di guerra sul mare non può più sperare di diventare ammiraglio, e molti dei suoi ufficiali rischiano di essere lasciati a terra con la paga dimezzata, per non parlare dei marinai semplici, senza lavoro e con famiglie a carico. Non gli resta che portare a termine l'ennesima missione idrografica: partire alla volta del Cile per scandagliare i fondali di Capo Horn e i suoi temibili stretti, con la Surprise, la fregata da ventotto cannoni, e il fedele amico Stephen Maturin, chirurgo di bordo. Ma quella che dovrebbe essere una banale spedizione si rivela molto più insidiosa del previsto.
SAGGISTICA
Patrizia Battilani
VACANZE DI POCHI VACANZE DI TUTTI.
L’evoluzione del turismo europeo
Il Mulino
Un’autrice che mi fa rabbia: docente universitaria, insegna alla facoltà del turismo a Rimini, ma non cita la nostra città mai nei suoi brevi curriculum (per intenderci quelli in ultima di copertina): Lei è sempre e solo docente dell’Università di Bologna. E questo rivela, molto più di tante altre cose, dell’atteggiamento di molti docenti all’Università di Rimini: siamo solo di passaggio. E questo mi indispettisce perché invece Rimini ha bisogno delle idee e dei contributi di questi docenti per la sua crescita economica e culturale. Dico questo perché poi la Battilani è stata fra l’altro una delle autrici dei saggi apparsi all’interno del volume “Sviluppo economico e trasformazioni sociali a Rimini nel secondo Novecento”, a cura di Vera Negri Zamagni (Capitani, 2002): probabilmente, ad oggi, uno dei libri più importanti per capire lo sviluppo economico e turistico di Rimini nel Secondo dopoguerra. L’altro appunto che Le faccio è la sua presentazione a quell’orribile volume di Adamo Raffaelli “Lo sviluppo economico a Coriano nel Novecento” (Il Ponte, 2004) che altro non era la sua ennesima tesi di laurea. Adamo è morto poche settimane fa, ma avendo avuto più occasioni di discuterne con lui, ribadendogli le mie valutazioni assai critiche su questo libro dedicato a Coriano, oggi mi sento molto tranquillo nel scrivere ciò. Ed essendo Lei la relatrice della tesi di laurea di Adamo mi viene da pensare che a volte i lavori di tesi non sono neanche guardati dagli insegnanti. Andiamo avanti!
Il libro, una riedizione aggiornata della prima stampa del 2001, è una originale sintesi della storia complessiva del turismo con particolare attenzione per la sua dimensione economica. Prendendo le mosse dall'epoca del prototurismo, il periodo che va dall'antica Roma alla rivoluzione industriale, l'autrice passa a considerare l'epoca del turismo moderno in cui, fra Seicento e Settecento, compaiono le prime località di villeggiatura. Illustra quindi la nascita, negli anni Venti del Novecento, del turismo di massa nei diversi continenti, descrivendo le trasformazioni in termini di imprese e di prodotti che ne derivano, per concludere con l'odierno turismo post-moderno del quale esamina caratteri e modelli organizzativi.
NUOVA ENTRATA - Fabio Foresti
Profilo linguistico dell’Emilia-Romagna
Laterza
Foresti insegna Sociolinguistica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Ha scritto un testo scientifico assai impegnativo nella lettura, ma di grande interesse culturale. Il volume è diviso in 4 capitoli: La regione e la sua storia, I dialetti emiliani e romagnoli, L’italiano nella regione, Testi e documenti. Il nostro tanto vantato dialetto romagnolo non trova particolare spazio nelle pagine di Foresti, anche se riconosce alla Romagna più attenzione di tante altre province emiliane a questa particolare tradizione linguistica, espressasi anche in forme alte culturali (importante la sottolineatura sull’opera di Giustiniano Villa). Grazie anche al lavoro appassionato di studiosi come Gianni Quondamatteo. La storia linguistica dell'Emilia Romagna è caratterizzata da una pluralità di codici linguistici a disposizione degli abitanti della regione, da quelli della fase antica ai volgari e al latino dell'età medievale, fino ai dialetti (unici idiomi materni delle popolazioni per lunghi secoli), al toscano e all'italiano dell'epoca moderna e contemporanea. Una dimensione plurilingue che ha accompagnato e dato forma alle attività lavorative, alla costruzione e al mantenimento delle relazioni sociali, ai sistemi simbolici di rappresentazione, all'apprendimento e alla trasmissione di saperi e norme, alle convinzioni religiose, alla produzione di testi destinati a intrattenere ed esprimere la sfera della creatività e dei sentimenti.
Roman Jakobson – Krystina Pomorska
Dialoghi. Gli ultimi suoni del Novecento
Castelvecchi
Ci sono figure della cultura del ‘900 che, con la loro grandezza, riescono a travalicare ogni confine geografico, linguistico, scientifico da noi conosciuto. Roman Jakobson (1896-1982) è una di queste figure fascinose ed incredibilmente stimolante per l’intelligenza di ogni uomo e donna di questo mondo. Filologo, linguista e critico letterario. Partecipò ancora studente alla formazione del circolo linguistico di Mosca (1915) e trasferitosi in Cecoslovacchia dopo la rivoluzione (1920), fu uno dei fondatori del circolo linguistico di Praga (1926), nel cui ambito fu coautore delle celebri Tesi per il 1. Congresso dei filologi slavi (1929). Dal 1941, stabilitosi negli Stati Uniti, insegnò nelle maggiori università americane. Autore di uno dei più bei libri dedicati a Majakovskij: “Una generazione che ha dissipato i suoi poeti : Il problema Majakovskij” (SE, 2004).
A trent'anni dalla pubblicazione italiana (per i tipi della Laterza nel 1980) e in una nuova traduzione integrale condotta sul testo originale, tornano in libreria i "Dialoghi" di Roman Jakobson. Sollecitato dalle domande di Krystyna Pomorska (polacca, docente al MIT di Boston), sua compagna di vita, Jakobson ripercorre in questa lunga intervista le tappe più importanti della sua biografia: gli incontri con i maggiori artisti e studiosi dello scorso secolo, l'esilio, e tutto il suo straordinario percorso intellettuale. Dai primi anni in Russia durante i quali, affascinato dal Futurismo, si lega profondamente a Majakovskij, all'esilio in Europa e negli Stati Uniti, occasione di incontri e di importanti collaborazioni con Trubeckoj, Saussure, Pasternak, Lévi-Strauss. I "Dialoghi" rappresentano uno spaccato della cultura del Novecento e un'introduzione avvincente allo studio del linguaggio, attraverso le varie arti e discipline toccate dal linguista nelle sue ricerche: poesia, cinema, pittura, fisica, strutturalismo, semiologia, psicoanalisi. Ma, soprattutto, ci restituiscono il senso della sua "ricerca intrepida, dell'assenza totale di conformismo scientifico".
SCAFFALE LOCALE
Baldini Raffaello
La Fondazione
Einaudi
Recentemente, in due occasioni, questo testo è stato ascoltato dal pubblico del riminese: la prima volta nel 2009 Pier Paolo Paolizzi l’ha letto, interpretandolo magnificamente, in estate a Torriana e poi in ottobre a Coriano. Ma la bravura di Paolizzi non è stata pari all’emozione che ci ha ridato la lettura di questo testo da parte dello stesso Baldini, effettuata pochi mesi prima della sua morte. Partecipando al Premio ATER Riccione nell’aprile 2004, a sorpresa, Baldini si presentava al Teatro del Mare di Riccione e leggeva questo testo che aveva appena finito di scrivere: fortuna volle che quella lettura venisse videoregistrata, seppur in forma un po’ artigianale ed improvvisata. Ma la proiezione del filmato che il Comune di Riccione ha fatto a novembre 2009 è stata assolutamente emozionante per il pubblico presente. Raffaello Baldini (1924-2005), santarcangiolese, è stato uno dei più grandi poeti italiani della seconda metà del ‘900 e ha usato spesso, e volentieri, il dialetto romagnolo per raccontare le sue storie. Un personaggio un po' matto, che colleziona i più assurdi oggetti del passato, è preso ossessivamente dall'idea di dar vita a una fondazione che tenga viva la memoria delle cose più sfuggenti: i pensieri; non quelli grandi dei poeti e dei filosofi, che tanto a questi ci pensano già i libri, ma quelli che vengono a tutti quanti in qualche momento della giornata, e sembrano tanto acuti, e poi spariscono nel flusso della vita. Scritto in dialetto romagnolo, ma con molte parti in italiano, "La Fondazione" è un libro sulle cose che svaniscono e sul desiderio di conservarle.
Garneli
Raffaelli
Ho assistito come ad un miracolo letterario la nascita dei primi due volumi di poesie dialettali di Lidiana Fabbri. Timida, introversa, insicura, Lidiana ancor oggi deve essere rassicurata sulle sue indubbie capacità poetiche, espresse con una forza linguistica vera. Gli ormai numerosi articoli di apprezzamento a Lei dedicati (anche dai periodici ravennati La Ludla e La Piè, normalmente con la puzza sotto il naso per tutto ciò che è riminese) hanno decretato l’affermazione di questa nuova voce poetica dialettale del riminese. Dopo “S’un fil ad vent” del 2007, la nuova opera conferma la piacevolezza della lettura dei versi di Lidiana, questa volta incentrati sul peso dei sentimenti e sulla irrequietezza dello spirito (di cui Smènia può essere un buon campione: “A j ho un so’ chè / madòs / a n so cusèl cl’è / ho voja ad tòt / a nò voja d’gnint / a t fùra / e’ cièl un ha cùlor / i que daparmè / i mùr / a i sint tròp strèt…”). Il volume si avvale di una preziosa prefazione dello scrittore Piero Meldini.
NUOVA ENTRATA - Maria Lucia De Nicolò
Rimini Marinara
1 – Istituzioni, società, tradizione navale. Secoli XIII-XVIII
Banca di Credito Cooperativo di Gradara
E’ la storia del rapporto di Rimini con il suo porto e con il mare Adriatico dalla fine del Medioevo al 1700. Il volume ci racconta l’ascesa e il destino del settore mercantile riminese, con le sue fiere, la crisi di queste ultime, la pratica del contrabbando per eludere le tasse imposte da Venezia e dal governo di Roma, la nascita e la crescita del settore commerciale legato alla produzione e il mercato del pesce fresco. Apprezzato dagli antichi romani, il pesce non lo fu altrettanto nel Medio Evo. Ma dalla metà del ‘500, sulla base delle scelte compiute per i fedeli dal Concilio di Trento della Chiesa cattolica sui periodi di digiuni e di astinenza che escludevano da questa dieta “di magro” il pesce e sulla “scoperta” delle virtù benefiche alimentari contenute nei prodotti del mare dalla scienza, ci fu un aumento della richiesta. La fornitura delle nuove quantità richieste dal mercato furono possibili, da un lato, grazie a nuove tecniche di pesca (a partire dal ‘600 la pesca “a tartana” e poi dal ‘700 la pesca “a coppia”) e dall’altro attraverso la conservazione del pesce con l’uso delle ghiacciaie (ancora ben visibili quelle sul porto di Cesenatico) che consentivano l’arrivo del prodotto fresco ai mercati di Bologna, Firenze, Perugia.
Dice la De Nicolò, cattolichina, docente di Storia contemporanea all’Università di Bologna: “La vitalità economica, imprenditoriale e marittima, le fiere che richiamavano sul litorale romagnolo mercanti da ogni dove, la volontà degli amministratori di fare di Rimini un emporio di respiro non solo regionale, sono tutte sfaccettature della storia di una comunità che si mostra capace in vario modo, a seconda del momento e delle opportunità, di glissare gli ordini restrittivi imposti da Venezia, giovandosi anche dell’apporto cognitivo e professionale degli stessi sudditi della Serenessima, stagionali o residenti in città, per affinare le arti della navigazione e delle costruzioni navali, già rese prospere dalle necessità di un commercio di cabotaggio”. I sudditi della Serenessima sopra citati sono i Chioggiotti, che per secoli, a partire dal ‘400, trovarono a Rimini una seconda casa.
LO SCAFFALE DI PAOLO ZAGHINI - SECONDO APPUNTAMENTO (clicca qui per leggere)
LO SCAFFALE DI PAOLO ZAGHINI - TERZO APPUNTAMENTO (clicca qui per leggere)
Twitter
Del.icio.us
Badzu
Googlize this
Facebook

















