Giovedì, Settembre 09, 2010
   
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Don Carlo Tonini, pioniere del turismo riccionese

L’avvento della ferrovia, nella seconda metà dell’Ottocento, ha rappresentato  un momento di fondamentale rilevanza nella storia di diverse località della Riviera di Romagna, tra cui Riccione, col favorire, nel volgere di alcuni decenni, la crescita economica e turistica della futura “Perla verde dell’Adriatico”.

Le cronache dell’epoca narrano che nel 1861  la strada ferrata congiunse Bologna e Ancona, e che la prima sosta al casello n.120  di Riccione, sul viale “Viola” (poi Ceccarini),  ebbe luogo il primo gennaio 1862, per divenire poi stabile tre anni dopo, nel 1865.

Tra i riccionesi che si batterono con maggior vigore e determinazione, perché questo rivoluzionario mezzo di locomozione facesse sosta anche a Riccione, permettendo l’arrivo di una crescente moltitudine di persone, c’era in primo luogo un prete, don Carlo Tonini (1805-post 1878).

Questo sacerdote, parroco della chiesa di San Martino, prima dal 1832 al 1837, e successivamente per trent’anni, dal 1848 al 1878, viene annoverato, a ragione, tra i principali artefici dell’avvio del movimento turistico, e del riscatto civile, sociale ed economico della  borgata di Riccione, allora frazione di Rimini, che perverrà all’autonomia comunale nell’ottobre del 1922, dopo reiterate battaglie e manifestazioni di protesta.

Secondo una  diffusa tradizione orale giunta sino ai nostri tempi, si tramanda il fatto singolare che il curato, negli anni di sperimentazione, prima che la fermata del treno divenisse certa e stabile, prendesse di frequente il treno per Rimini, tornando con quello successivo, soprattutto nei mesi invernali, al fine di render palese che il movimento dei viaggiatori non risultasse mai nullo.

Nella memoria storica, e nell’immaginario collettivo cittadino, il nome di questo sacerdote, di non comune cultura, ed appassionato organizzatore di iniziative benefiche in favore della comunità locale, induce ad uno stimolante viaggio a ritroso nel tempo: in primis, agli albori di quell’ “industria dell’ospitalità”, che è partita con l’accoglienza nelle modeste case dei riccionesi, di bambini scrofolosi, spesso non accettati in altre località balneari, provenienti per lo più dall’Emilia, dalla Lombardia e dal Veneto.

Infatti, è  bene  ricordare che gli inizi del  turismo riccionese si caratterizzarono in gran parte per le finalità terapeutiche, ed in larga misura vanno riconosciuti all’indefessa opera di promozione del sacerdote romagnolo, sul quale aveva certamente influito l’intensa propaganda medica, in favore delle cure marine, per i bimbi affetti da quella malattia di natura tubercolare, assai diffusa sino ai primi decenni del Novecento.

Considerevole è la documentazione che attesta una vera e propria campagna pubblicitaria in favore della spiaggia, e soprattutto delle qualità del mare, dell’aria, e dell’ambiente salubre.

Tra le sue  pubblicazioni, prioritariamente, si evidenzia “Cenni sul Paese di Riccione e suoi bagni marittimi”, Cesena, C. Bisazia, 1868, che, in maniera semplice ed  appassionata, pone in risalto le peculiarità del sorgente centro balneare.

Altri scritti dell’epoca dimostrano come don Tonini si rivolgesse alle “illustri e filantropiche città di Bologna, Ferrara, Forlì, Parma, Mantova, Piacenza…. e quante altre hanno gioventù da inviare ai bagni marittimi”. Ed ancora scrivesse: "come tanti fanciulli bolognesi erano tornati a casa dopo i bagni di Riccione in ottimo stato di salute…”.

Le due immagini, di grande suggestione, che corredano il presente articolo, sono tratte dalla rivista balneare “Riccione estivo”, numero unico, agosto 1894, resp. Carmelo Cantalamessa, conservato presso il Fondo Piancastelli della Biblioteca comunale “A.S affi” di Forlì:  l’una ritrae il sacerdote pensieroso con il breviario in mano, e l’altra il carro condotto da buoi, sul quale venivano trasportati i fanciulli  bisognosi di cure marine, dal vecchio Paese al mare.

Fermata del treno, ospitalità ai fanciulli scrofolosi, costruzione degli ospizi marini, e poi  dei primi villini: s’erano poste le basi per la nascita ed il decollo di una località balneare, destinata in pochi decenni  a raggiungere  una fama internazionale.

L’impegno solerte e la tenacia di questo curato nella difesa dei più deboli, la promozione appassionata di Riccione, ne fanno senza alcun dubbio, un personaggio meritevole di essere tramandato alle nuove generazioni.

Appare incomprensibile come, sino ad oggi, le diverse amministrazioni che si sono succedute al governo della città, non abbiano ritenuto di dedicargli una via, una piazza, o di celebrarlo in maniera conveniente.

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