Sabato, Febbraio 04, 2012
   
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Alla scoperta del genio di Leonardo a Sogliano al Rubicone

L’idea di un museo dedicato a Leonardo da Vinci nel paese di Sogliano al Rubicone, borgo quasi montano famoso nel mondo per l’inconfondibile formaggio di fossa, scaturisce casualmente dal colloquio tra l’architetto cesenate Pino Montalti e l’assessore alla Cultura soglianese Luciana Berretti. Durante alcuni lavori voluti a ristrutturazione della Rocca di Cesena, Montalti scopre il carteggio nel quale si commissionava all’imprevedibile genio fiorentino, il miglioramento delle strutture difensive ad iniziare dalle mura. Fortificazioni all’origine concepite contro i soli lanci da catapulta con pietre e dunque da rivedere in virtù dell’avvento della polvere da sparo. L’ordine ricevuto testimoniava la necessità del resistere ai potenti colpi di bombarda. Del resto, nel 1502 Cesare Borgia, detto il Valentino, aveva ormai assoggettato al suo volere politico-militare gran parte della Romagna e del Montefeltro. E non a caso, proprio al da Vinci aveva affidato l’incarico d’ingegnere ed architetto generale. Leonardo viaggiò per diversi giorni all’interno del Ducato, disegnando, annotando, scrivendo sui “temi” più disparati. Il museo “Leonardo e la Romagna” è dunque il resoconto “materiale” del viaggio – o dei viaggi – compiuti zigzagando tra Cesena, Pesaro, Urbino, Rimini, Faenza, Cesenatico, Imola. “Lo possiamo immaginare – raccontano dal museo – intento a controllare e prendere appunti utili a redigere i suoi progetti, mentre trascrive ciò che lo incuriosisce, impegnato nel rilevamento d’intere cinte murarie, particolari architettonici, quando schizza macchinari, carri, abbozza figure o disegna scorci del paesaggio”. Suddiviso in due sezioni principali – sezione scientifica e sezione etnografica – il museo raccoglie copie anastatiche di manoscritti e studi inerenti la fisica, la meccanica, l’idraulica, affiancando ricerche su riti e costumi della civiltà romagnola, con particolare riferimento ai temi dell’acqua, del suono e della natura in genere. In questa sezione sono stati collocati i modelli e le immagini delle “concavità” realizzate nel parco San Donato. Un “sistema atto all’amplificazione del suono” che affascinerà non poco Leonardo a tal punto da costringerlo a questa trascrizione: “… fanno i pastori, in quel di Romagna, nella radice dell’Appennino, certe gran concavità nel monte a uso di corno…”. Trascrizione grazie alla quale oggi noi conserviamo questa conoscenza, altrimenti destinata ad essere perduta.  Oggettistica e pannellatura esplicativa, mettono dunque l’accento – nelle sale del percorso museale – sulle molteplici, inaspettate curiosità leonardesche, fino a comprendere – c’è da non crederci - l’ingegnoso “modello per appendere l’uva”. Passando in rassegna le città toccate nel suo lungo peregrinare, Leonardo lascia traccia ovunque, senza preoccuparsi troppo della logica d’osservazione. Il 30 luglio del 1502 si trova ad Urbino ed esegue lo schizzo delle colombaie; il 1° agosto arrivato a Pesaro annota “la libreria” del Palazzo Ducale urbinate; l’8 agosto a Rimini rimane profondamente colpito, ed affascinato, dall’armonia udita dalle diverse cadute d’acqua della fontana della Pigna, in Piazza Cavour. Il 10 agosto è a Cesena e nella notte di San Lorenzo concepisce il progetto di un congegno meccanico ribattezzato “il meccanismo della fiera”, mentre  il 6 settembre sosta a Cesenatico per tracciare il profilo del porto canale “leonardesco”. Quindi tratteggia per ultima la cattedrale faentina… Sulla visita a Imola non vi sono date che indicano con precisione l’arrivo e la partenza. Però qui realizza i rilievi del tessuto urbano e, verificando la marcia dei soldati del Valentino, è possibile dedurre che Leonardo facesse parte dello stesso “esercito” nel periodo compreso tra il 10 settembre e il 10 dicembre 1502. “Le osservazioni che Leonardo svolse in Romagna aprono una finestra – aggiungono i curatori del museo – sulla storia del territorio, in grado di mostrare gli aspetti architettonici delle località, rievocare le tradizioni e gli usi popolari smarriti nel corso del tempo”.  Il museo è visitabile da giugno a settembre il sabato mattina dalle 9 alle 12.30 e da ottobre a maggio la domenica pomeriggio dalle 15 alle 18 (ingresso libero). Per visite al di fuori di questi orari è possibile prenotarsi, con almeno tre giorni d’anticipo dalla data richiesta, telefonando al numero 329.2097279 o inviando una mail a ass.lineachrista@libero.it
Articolo pubblicato in versione ridotta dal quotidiano L'Unità - Edizione Emilia Romagna nel numero di giovedì 19 agosto 2010

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