Un articolo, apparso di recente stampa locale, mi ha indotto a riguardare, con rinnovato interesse, un libro che l’amico Massimo, prematuramente scomparso dieci anni fa, mi aveva donato, apponendovi una toccante dedica in memoria di suo padre Tullio De Prato, pilota collaudatore, e riconosciuto “asso” dell’Aeronautica militare italiana.
Ricordo ancora con affetto, il momento in cui il “vecchio” compagno di classe, divenuto amico del cuore all’inizio degli anni ’50, seduto sul medesimo banco della scuola elementare, mi regalò con un certo orgoglio, durante le feste natalizie del 1985, un volume fresco di stampa, dall’originale titolo: “Tullio De Prato - Un pilota contadino… dal motore rotativo al jet…”, pubblicato dall’editore modenese Mucchi.
Questo libro fu stampato quattro anni dopo la morte del padre, avvenuta nel dicembre 1981. Sfogliando le pagine, si evidenzia la rigorosa cura dei testi e del ricco supporto iconografico, da parte di Cesare Gori, un aviatore riminese che, grazie alla sua fervida passione per la ricerca storica sull’aeronautica, era entrato in familiarità con il generale.
Dopo la scomparsa del pilota-contadino, con il quale aveva conversato tante volte sui trascorsi aeronautici dell’ufficiale istriano, per desiderio soprattutto dei familiari, s’era assunto l’impegnativo compito di selezionare i più significativi fra i tanti scritti, documenti, memorie, foto, che ripercorrevano l’itinerario umano e professionale di quell’autentico asso dell’aviazione italiana.
Infatti, l’istriano Tullio De Prato (Pola 1908-Coriano 1981), divenuto riccionese d’adozione, per aver vissuto diversi anni nella nostra città, alla fine degli anni ’60, ormai in pensione con il grado di generale, s’era trasferito nella vicina Coriano. In questa località, dopo aver acquistato un terreno agricolo, aveva ristrutturato una casa colonica situata in una splendida posizione panoramica, per dedicarsi, come un novello Cincinnato, alla coltivazione dei campi, passione di certo riconducibile ad una tradizione di famiglia.
De Prato è stato uno dei tanti esuli che, al termine del secondo conflitto mondiale, furono costretti ad abbandonare, con tanta amarezza, la terra natale, ovvero l’Istria, che era stata assegnata alla ex Jugoslavia dal Trattato di pace di Parigi del 1947.
Innumerevoli volte mi sono recato, nel corso degli anni, a far visita all’amico Massimo, ed in diverse occasioni, mentre raccoglievamo i frutti che il podere copiosamente produceva, o invitato a pranzo, ho avuto modo di parlare con il generale, la cui apparente “severità”, propria del militare, era mitigata da un volto bonario, oltre che da una grande umanità e semplicità di vita.
Quel libro, se mira ad illustrare la vita di un pilota che ha dedicato la propria esistenza all’Aeronautica militare, ottenendo prestigiose onorificenze, assume una valenza che va ben oltre le vicende personali. Si può infatti seguire lo sviluppo tecnologico degli aeroplani, partendo dai piccoli e leggeri veivoli ad elica Hanriot, caccia della Grande guerra, sui quali il giovane De Prato aveva effettuato i primi voli da allievo pilota, al 1942 allorchè, al comando di un moderno jet, primo in Italia, sfiorò i mille chilometri all’ora, ed ancora ai momenti, talora drammatici, legati alla sua partecipazione diretta a combattimenti aerei nei cieli del Mediterraneo.
La sua grande esperienza e professionalità, verrà utilizzata anche nel secondo dopoguerra, dato che gli verrà affidato il collaudo di diversi aerei destinati all’Aeronautica militare. Una foto, tratta dalla pubblicazione, lo ritrae a colloquio con Benito Mussolini (alle cui spalle compare il figlio Romano), all’aeroporto di Miramare, in attesa di volare per Roma.
A questo proposito, non è fuori luogo ricordare che per tanti anni, al termine della seconda guerra mondiale, l’aeroporto di Miramare, dati i suoi scopi militari, è stato precluso ai voli civili, rappresentando un centro strategico nell’ambito della NATO, alleanza cui aderiva il nostro Paese. Occorre altresì sottolineare come, intorno agli anni ’60 del Novecento, periodo caratterizzato dalla cosiddetta “guerra fredda” tra i due blocchi, l’ambiente aeronautico riminese, che ben conosceva il suo prestigioso passato, e le conoscenze ed amicizie che De Prato aveva con le più alte cariche dell’Aeronautica, aveva incominciato ad esercitare delle pressioni su di lui, perché sostenesse presso le gerarchie militari a Roma la causa dell’aeroporto civile.
Numerose lettere ed altri documenti attestano il vivo interessamento del generale Tullio De Prato, affinché questa richiesta potesse avere un esito favorevole, pur nel rispetto delle esigenze militari, ancora a quei tempi prioritarie, data l’appartenenza dell’Italia al Patto atlantico ed al contesto internazionale. L’ufficiale polesano può pertanto essere annoverato, a ragione, tra i principali artefici dell’aeroporto civile di Miramare di Rimini, che rappresenta uno dei principali fattori della crescita e del decollo turistico della Riviera di Romagna.
Il libro descrive infine, con esaustiva documentazione, una vicenda che pose in risalto l’onestà e la dirittura morale del generale istriano. Ci si riferisce a quello che venne definito dalle cronache dell’epoca, come lo “scandalo dei danni di guerra”, che scoppiò intorno agli anni ’70.
Una fantomatica società, sostenendo di agire per conto di aziende produttrici di aerei, aveva rivendicato con documenti in gran parte falsi, compensi per pretesi danni di guerra, ampliando a dismisura l’entità di requisizioni da parte tedesca, nel periodo compreso tra l’armistizio e la liberazione. Il generale nonostante soffrisse di problemi cardiaci, senza alcuna esitazione si recò a testimoniare contro quel tentativo di truffa perpetrato nei confronti del Paese. Da autentico servitore dello Stato, non poteva ammettere che l’erario potesse essere frodato di ben quaranta miliardi delle vecchie lire, da astuti e ben introdotti furfanti.
Cesare Gori, il curatore del bel volume, che in quel tempo gli era stato vicino, ricorda che a De Prato, in quella penosa vicenda di italico malaffare, erano state rivolte reiterate minacce ed avvertimenti. Si giunse persino ad offrirgli un incontro con una stella del cinema dell’epoca, allo scopo di imbonirlo ed indurlo a testimoniare in maniera condiscendente. La deposizione del pilota-contadino contribuì largamente a scoprire la truffa, e ad evitare che un’ingente somma di denaro finisse indebitamente dalle casse dello Stato, nelle mani di un manipolo di disonesti.
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