Val proprio la pena perdere qualche ora di tintarella per ammirare uno splendido affresco a pochi chilometri dalla spiaggia romagnola! Sto parlando della Madonna con il Bambino e angeli, più comunemente detta Madonna del Latte proveniente dal monastero delle Cappuccine, ora nel palazzo comunale di Mondaino. Questo affresco databile intorno al 1480-85 viene attribuito da Guido Ugolini a Bernardino Dolci, grazie alla decifrazione della firma dell’artista. L’affresco di Mondaino sembra il più raffinato e completo di tutti i dipinti dello stesso genere assegnati al Dolci e bottega: ricordiamo la Madonna che allatta il Bambino, nella chiesa di Montefiore Conca e la Madonna del Latte affrescata nella chiesa di S.Maria Nuova di Orciao di Pesaro.
Bernardino Dolci, capostipite di una famiglia di artisti, nacque a Casteldurante di Urbania in prov. di Pasaro-Urbino nella prima metà del sec. XV, “con buona approssimazione negli anni attorno al 1430”, perché “in fiore nel 1450” (Raffaelli) e morto fra il 1501 e il 1503.
Si possono cogliere immediatamente la serenità e la fastosità delle corti rinascimentali, in particolare alla corte urbinate di Federico da Montefeltro; edifici rinascimentali vengono proposti ai due lati ad incorniciare un paesaggio sicuramente locale. Protagonista dell’affresco è la Madonna che sta allattando con molta tenerezza il proprio bambino. Entrambi ci guardano, quasi a renderci partecipi della magia e del legame che si crea fra madre e figlio. Gesù, come si faceva già nei dipinti medioevali, è già grande. A destra e sinistra dolcissimi angeli musicanti che allietano questo momento; una linea armoniosa, ma decisa descrive con precisione questi volti. Sopra la Vergine un pittoresco festone, chiaro richiamo dell’arte classica e ancor più in alto un disco celeste ripreso dall’arte gotica con Padre Eterno benedicente fra due angeli.
Milena Franca
L’iconografia della Madonna del Latte che iniziò a diffondersi dal 431 d.C. e ripresa dall’iconografia bizantina, è il simbolo di una pittura portavoce della fede, attraverso una raffigurazione che trova immediato riscontro nella sfera emotiva popolare. E’ immagine universale di tenerezza, che facilita l’immedesimazione e avvicina l’elemento sacro a chi osserva il ritratto. La Madonna viene raffigurata come una comune mamma nell’atto quotidiano di allattare: emerge l’umanità di Maria e la avvicina a tutte le persone comuni.
Il seno esposto della Vergine sottolinea i tratti umani dell’Incarnazione divina del Bambino, che viene così rappresentato nel suo terreno bisogno di nutrirsi e di sentire il calore della propria mamma. Riguardo questo affresco sono state avanzate anche ipotesi piuttosto fantasiose, non appoggiate dal critico d’arte riminese Pier Giorgio Pasini che nel 1996 aveva citato quest’opera nel volume Arte in Valconca – dal Medioevo al Rinascimento per Banca Popolare Valconca.
Il Diavolo "compare" dietro la Madonna come scimmia
Questa lettura alternativa dell’opera (marzo 2009) vede alle spalle della Vergine la raffigurazione simbolica del Demonio, dipinta sotto forma di una scimmia o di un licantropo che fa la lingua. Forse troppo audace per il Rinascimento e per la serenità e bellezza che questo affresco trasmette a tutti i visitatori!
Milena Franca, laureata all’I.S.I.A. – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche – di Faenza, insegna dal 1999 nelle scuole superiori, i primi anni grafica pubblicitaria, poi Disegno e Storia dell’arte presse i Licei Scientifici. Da cinque anni è docente di ruolo presso il Liceo Scientifico di Riccione.
Da oggi è una nuova collaboratrice del sito www.quiriviera.com. Grazie a lei impareremo a conoscere alcune opere del nostro territorio che nella lettura "complessiva" forse sfuggono un po'.
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