Marcello Zanni con 3 bottiglie di Sangiovese Verucchiese
- La cantina di Casa Zanni ha un “gioiello” in più: il Torellino Veruccese. Nome a parte, la Ue si è messa di traverso e l’utilizzo dei toponimi non è consentito, Marcello Zanni, con l’aiuto e il sostegno di Comune e Provincia, e grazie alla preziosa vicinanza professionale dell’agronomo Stefano Romani, ha finalmente coronato un sogno che si credeva ormai destinato all’albo dei ricordi. Con orgoglio e soddisfazione, l’antichissimo vitigno del Sangiovese Verucchiese è tornato a crescere lungo le pendici delle colline di quest’angolo di Valmarecchia. E dal 2012, anno della consacrazione ufficiale, il Torellino sarà nuovamente sulle tavole di quanti vorranno apprezzarlo. “La vinificazione sperimentale – 350 bottiglie numerate destinate agli amici quale omaggio di un’attività che non conosce soste – ha dato esiti positivi. Ad un anno dall’imbottigliamento, il Veruccese, alias del Verucchiese di imperdibile memoria contadina, è maturato in bottiglia raggiungendo traguardi piuttosto interessanti”. Vino di “pronta beva”, non è previsto nemmeno in futuro un affinamento in barrique, il Veruccese è la dimostrazione concreta di quanto il territorio attorno a Rimini possa regalare piccole rarità enologiche. “Le notizie del Verucchiese affondano le proprie radici nella mezzaluna fertile della Mesopotamia. A Verucchio è arrivato lungo la via dell’Ambra, consolidandosi all’ombra della civiltà villanoviana”. Messo a dimora tra i filari del Sangiovese tradizionale, il Verucchiese, con bacche a maturazione precoce, con l’andare dei secoli è stato via via “eradicato”, lasciando il posto alle uve raccolte nei tempi canonici della vendemmia. Quindi la sua “sparizione”, seppur lenta ma costante, è stata un po’ dettata dai precisi ritmi della vita di campagna. Il recupero dei cloni, miracolosamente conservati in qualche vigna locale, ha permesso di riprendere il discorso interrotto fino ad arrivare alla vinificazione sperimentale di cui si diceva. “Mio padre, oste di 91 anni con la passione per un buon bicchiere, negli anni non ha mai dimenticato di rammentare a me e alla mia famiglia come il Sangiovese Verucchiese fosse un vino con ben altre qualità rispetto alle produzioni di rito. Dai oggi e dai domani, ho fatto in modo che questo imput non cadesse nel vuoto e la ricerca ha portato alla riscoperta delle barbatelle del Verucchiese per il quale il 2012 sarà l’anno del riscatto e della rinascita”. Casa Zanni ha deciso di impiantarne 2000 metri lineari, così da mettere in vendita un vino riconosciuto e riconoscibile a tutto tondo e non più “nettare di prova”. “Inizialmente – spiega Marcello Zanni – il livello di acidità del ph sembrava scoraggiare, invece con la permanenza in bottiglia ora, a distanza di un anno dalla vendemmia 2010, il vino, senza alcun intervento esterno, ha trovato un suo equilibrio (anche nel colore rubino) con tannini dolcissimi, ben profumato ed una gradazione accertata sui 12,50”. La sfida è dunque vinta? Il progetto è credibile, l’impegno è massimo, toccherà ora agli assaggiatori di professione esprimere un giudizio tecnico. Poi sarà la volta del consumatore finale, molto più attento e competente di quanto si possa immaginare.
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